Anche in Grecia la sharia ha ormai i propri tribunali

shariaSi fa strada insinuandosi nelle enclave geografiche e giurisprudenziali, erodendo pian piano l’assetto normativo ed istituzionale europeo: è la sharia, già presente nel Vecchio Continente. Dove detta legge. Non solo in Inghilterra, com’è risaputo. Bensì anche in Grecia.

Tutto ha avuto inizio nella Tracia occidentale. Qui vivono circa 100 mila musulmani. Che ormai, per risolvere le loro controversie personali o familiari, non si rivolgono più al giudice, bensì al mufti. Appellandosi ad un cavillo ovvero alla legge del 5 gennaio 1914 relativa alle regole applicabili «ai territori ceduti ed alle loro organizzazioni giudiziarie». Da qui, pian piano, silenziosamente ma inesorabilmente, sgomitando un po’, la sharia è riuscita a farsi strada. E ad ingoiare anche territori e ambiti di competenza, che di per sé non dovrebbero esserle propri. A denunciarlo è stato il giornale on line Médias-Presse-Info. Che ha puntato con forza e con chiarezza l’indice contro quell’indifferenza giurisprudenziale, quel lassismo giuridico e quella superficialità amministrativa, che di fatto han reso possibile alla sharia estendere il suo potere ben oltre le loro competenze, anche verso chi cioè non sia né greco, né musulmano, né residente nella Tracia occidentale. Senza che alcuno abbia avuto alcunché da obiettare, anzi col benestare della Corte di Cassazione, che ritiene il mufti «giudice legittimo» non solo verso i cittadini greci musulmani, ma anche sull’intero territorio nazionale e addirittura oltre le frontiere. Incredibile! Le controversie relative al diritto familiare gli sono state, ad esempio, affidate anche quando uno dei congiunti non fosse greco, ma egizio, australiano, tedesco, moldavo o palestinese. In questi casi, lo Stato è stato assente, benché chiedesse ai livelli amministrativi di non trascrivere sui registri di stato civile i matrimoni tra stranieri e cittadini greci musulmani.

Non solo: ancor più inquietante è il fatto che i “tribunali” islamici di Xanthi e Didimoticho abbiano esteso la loro giurisdizione a quei casi, in cui uno dei congiunti non era neppure musulmano, bensì cristiano ortodosso. E nessuno ha trovato alcunché da ridire. Ancora: i livelli istituzionali hanno affidato ai “tribunali” islamici il compito d’autorizzare o meno il matrimonio tra minorenni di famiglie greche musulmane, chiudendo al contempo sino ad oggi più di un occhio sulle loro pratiche poligamiche, benché la legge ellenica tuteli la famiglia monogamica. Almeno sulla carta. Ma a che serve, quando poi non vi sia chi la faccia rispettare?

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