Amoris laetitia, verginità consacrata e castità

(Un sacerdote firmatario della Correctio) Ai numeri 159-161, l’esortazione apostolica Amoris laetitia (AL) si appoggia alla catechesi di Giovanni Paolo II del 14 aprile 1982 per affermare la complementarietà tra matrimonio e verginità per cui l’uno non è inferiore all’altra, sono «due diversi stati di vita», «complementari in modo tale che uno può essere più perfetto per qualche aspetto e l’altro può esserlo da un altro punto di vista» (AL 159).

Sono «due modalità diverse di amare» (AL 161). Sebbene sia un’esortazione su matrimonio e famiglia, sarebbe stato opportuno che AL citasse qualche testo in più circa la verginità per il Regno dei Cieli. In quella catechesi dell’82 Giovanni Paolo II mostra anche una certa preoccupazione anti-«manichea», o anti-gnostica, nel ribadire la dignità del corpo umano e la santità della vocazione e dell’amore coniugale.

C’è da ribadire però che sulla questione dei divorziati risposati AL non è in linea con Giovanni Paolo II il quale invece, in Familiaris consortio n. 84, insegna che i divorziati risposati possono ricevere l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia solo se rinunciano a vivere more uxorio.

Nulla di ciò in AL, per questo (ma non solo) si è arrivati ai Dubia e alla Correctio filialis. Alla luce di questi fatti si fa strada il sospetto che dietro quei brani di AL 159ss, si nasconda un qualche disprezzo protestantico per la verginità consacrata. Forse l’estensore di AL non conosce l’esortazione apostolica Vita consecrata (VC) del 25 marzo 1996 in cui Giovanni Paolo II scrive al n. 32 che «un’oggettiva eccellenza è da riconoscere alla vita consacrata, che rispecchia lo stesso modo di vivere di Cristo. Proprio per questo, in essa si ha una manifestazione particolarmente ricca dei beni evangelici e un’attuazione più compiuta del fine della Chiesa che è la santificazione dell’umanità. La vita consacrata annuncia e in certo modo anticipa il tempo futuro, quando, raggiunta la pienezza di quel Regno dei cieli che già ora è presente in germe e nel mistero, i figli della risurrezione non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli di Dio (cfr Mt 22, 30). In effetti, l’eccellenza della castità perfetta per il Regno, a buon diritto considerata la “porta” di tutta la vita consacrata, è oggetto del costante insegnamento della Chiesa».

Al n. 18 di VC leggiamo: «I consigli evangelici, con i quali Cristo invita alcuni a condividere la sua esperienza di vergine, povero e obbediente, richiedono e manifestano, in chi li accoglie, il desiderio esplicito di totale conformazione a Lui. Vivendo “in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità”, i consacrati confessano che Gesù è il Modello in cui ogni virtù raggiunge la perfezione. […] È questo il motivo per cui nella tradizione cristiana si è sempre parlato della obiettiva eccellenza della vita consacrata».

Al n. 105 di VC, ancora sulla vita consacrata: «È importante che Vescovi, presbiteri e diaconi, convinti dell’eccellenza evangelica di questo genere di vita, lavorino per scoprire e sostenere i germi di vocazione con la predicazione, il discernimento e un saggio accompagnamento spirituale».

Dunque complementarietà sì, sotto un certo aspetto, tra verginità e matrimonio, ma senza negare l’oggettiva eccellenza della prima sul secondo. Perché AL non ha precisato questa «oggettiva eccellenza» almeno in una nota a piè pagina? Non si dimentichi quanto asserisce il Concilio di Trento nel canone 10 sul Sacramento del Matrimonio contro luterani e calvinisti: «Se qualcuno dirà che lo stato coniugale è da preferirsi alla verginità o al celibato e che non è cosa migliore e più beata rimanere nella verginità e nel celibato, che unirsi in matrimonio [cf. Mt 19,11s; 1Cor 7,25s.38.40], sia anatema» (Denz, 1810).

Certamente oggigiorno ci sono laici coniugati e con prole più santi, più virtuosi, più cattolici di certi Pastori e consacrati. Ad esempio, non sono forse laici i più coraggiosi sostenitori della libertà di usare il Vetus Ordo Missae e della reazione cattolica agli errori dottrinali contenuti in AL e altrove? Questo ovviamente non autorizza a negare, tacere e far dimenticare l’oggettiva eccellenza della verginità e della vita consacrata vissute integralmente nella pienezza della carità soprannaturale.

Oltre ai brani di AL segnalati nella nostra Correctio filialis ce ne sono altri in materia di purezza che potrebbero suscitare a dir poco qualche perplessità, se non proprio scandalo, nei semplici: lo sdoganamento del concetto di «erotismo più sano» [AL 151]. – nell’ambito delle «prospettive pastorali», il suggerimento di stimolare i giovani sposi «a crearsi delle proprie abitudini», ad esempio «è buona cosa darsi sempre un bacio al mattino» [AL 226]. Noi sacerdoti dobbiamo dire agli sposi di darsi un bacio ogni mattino ? e perché solo uno, o solo al mattino? Ma non si scade così nel ridicolo o addirittura nel morboso? Gli sposi non sanno già queste cose?

Un accentuato «Sì all’educazione sessuale» [AL 280-287] citando al riguardo il Concilio Vaticano II [Gravissimus educationis, n. 1] e la Relatio finalis 2015 n. 56 nella quale si auspica «un nuovo e più adeguato linguaggio» per «introdurre i bambini e gli adolescenti al tema della sessualità» [AL 281].

Cosa? «introdurre i bambini … al tema della sessualità»? Forse era molto più sicuro e chiaro citare anche gli Orientamenti pratici del documento “Sessualità umana: verità e significato” del Pontificio Consiglio per la Famiglia (1995), ad esempio i nn. 112-114.118-120.123-127.139, dove sono enunciati chiaramente i caratteri di una corretta educazione all’affettività: «diritto-dovere primario» dei genitori («educatori primari») nel guidare i figli su tale tema mediante «dialogo personale» e «formazione individuale nell’ambito della famiglia», formare «alla castità» il bambino e il giovane, «rispetto per la sua innocenza e tranquillità», non presentare «materiale di natura erotica», non «offendere oggettivamente la modestia», ecc… Sorge qualche domanda: il tentativo di “battezzare” il concetto di erotismo, l’enfasi sul bacio mattutino, ecc., indicano forse l’influsso del ghostwriter di AL, l’argentino Mons. Victor Manuel Fernandez, noto per il suo libro del 1995 “Guariscimi con la tua bocca. L’arte di baciare”? [ http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351303.html?refresh_ce ].

Toccherà agli operatori pastorali insegnare o suggerire anche quell’arte? Un altro punto molto strano è il dire che AL è tutta tomista, solo perché ci sono citazioni tratte da testi di San Tommaso. Eppure uno dei sacerdoti firmatari ha dimostrato in modo convincente che il tomismo di AL è più nominale che reale. [http://blog.messainlatino.it/2017/10/quando-san-tommaso-disse-amoris.html#more ]. Si arriva persino a manipolare il Dottore Angelico, così chiamato per la purezza del suo cuore e la sublimità d’ingegno! Insomma nella Chiesa di oggi vediamo circolare i seguenti virus: mentalità fluida o relativista, accoglienza inconfessata e sottobanco delle istanze del modernismo, crescenti simpatie luterane.

Ad esempio il foglietto liturgico delle Edizioni San Paolo per la Messa domenicale del 01 ottobre 2017 proponeva un articolo sulla Riforma di Martin Lutero in cui anche noi cattolici siamo invitati alla «gratitudine per “i doni spirituali e teologici” della Riforma protestante»… Chi accoglie positivamente questi virus finirà facilmente col relativizzare dogmi di fede e morale, vizi e virtù, testi biblici, scritti di santi, pronunciamenti del Magistero “passato”, diritto canonico e rispetto per la giustizia…

Pastori infetti da tali virus sono ahimé capaci di perseguitare altri Pastori e gregge, ma non possono pretendere un’obbedienza vincolante e divina ai loro abusi ed errori. O Gesù, Buon Pastore, pietà di noi! Mandaci Pastori secondo il Tuo Cuore che ci guidino in scienza e intelligenza ! [cf. Ger 3,15] (Un sacerdote firmatario della Correctio)

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