Ambiguità dell’esoterismo “cristiano” (settima parte)

Print Friendly, PDF & Email

(P. Paolo M. Siano) Dopo aver esaminato il primo e il secondo libro della dr.ssa Camilla Camplani, passo ora al suo terzo libro: Il linguaggio dimenticato. Per aspera ad astra. Un racconto iniziatico (AIEP Editore, 2019). Sulla quarta pagina di copertina leggiamo «In collaborazione con Templari Cattolici d’Italia» con il loro stemma e indirizzo: «Chiesa di S. Fermo Maggiore, Via Dogana 2, Verona».

Questo romanzo parla di «iniziazione» (p. 9). Nella “Premessa” l’autrice afferma:
«Il particolare riflette l’universale, il sensibile manifesta il sovrasensibile, l’immanente rivela il trascendente, la materia adombra lo Spirito. Anticamente non c’era separazione tra cielo e terra, mondo interiore e mondo esteriore, il simbolo era lo strumento privilegiato tramite cui Dio poteva comunicare con l’uomo» (p. 9). Ma perdendo il senso della trascendenza, l’uomo ha perso la capacità di decifrare il simbolo «precludendosi il contatto intimo con la Natura, con la dimensione spirituale e quindi con Dio» (p. 10).

Mi sembra che tale fraseologia richiami più la cultura esoterica che quella teologica.
Camplani parla di : «Un linguaggio dimenticato, ma non perduto, lasciatoci in eredità dagli scritti dottrinali di lingua latina e greca, dai romanzi cavallereschi e di formazione, dalle opere dei Fedeli d’Amore, in primis Dante e la sua Commedia; ancora di più, trasmessoci dalla Tradizione attraverso gli insegnamenti di chi possiede l’esperienza, la capacità e l’autorità per farlo. La nostra riconoscenza va dunque come sempre a Mauro Giorgio Ferretti, Magister dei Templari Cattolici d’Italia, per averci tramandato la memoria e la conoscenza di ciò che è senza tempo, perché non esiste discepolo senza Maestro» (p. 10).

In effetti già in Lotta e Armonia dei Sessi (AIEP, 2013) Camplani esprime il suo «più sentito ringraziamento» a Mauro Giorgio Ferretti «Magister dei Cavalieri Templari Cattolici d’Italia» (p. 10). Pure nel libro Per la Tiara e per la Corona (AIEP, 2017), Camplani esprime la sua «riconoscenza» «sempre a Mauro Giorgio Ferretti, presidente dei Templari Cattolici d’Italia, per la trasmissione orale della Tradizione» (p. 10).
In Il linguaggio dimenticato Camplani rimanda ai propri libri sopracitati: a p. 58, nota 58, e a p.114 nota 8, a Per la Tiara e per la Corona; a p. 127 nota 48, a Lotta e Armonia dei Sessi.


Sostieni Corrispondenza romana

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Informazioni Carta di Credito
Questo è un pagamento sicuro SSL crittografato.

Totale Donazione: €100.00

Ora entriamo in Il linguaggio dimenticato, «racconto iniziatico», ESOTERICO, strutturato in 3 capitoli, ciascuno dei quali rimanda sia a una delle 3 fasi dell’OPERA ALCHEMICA e sia a una delle 3 cantiche della Divina Commedia di Dante. Ecco i titoli alchemici dei capitoli e tra parentesi la rispettiva cantica:

1°) «Nigredo, la caduta nella materialità» [Inferno];
2°) «Albedo, la purificazione» [Purgatorio];
3°) «Rubedo, la consacrazione» [Paradiso].

Nonostante l’autrice citi Sacra Scrittura, letteratura patristica e medievale, santi come Agostino e Tommaso d’Aquino, riferimenti alle virtù, all’Eucaristia, all’Amore, ecc., l’ASCESI descritta in questo racconto è INIZIATICA, ESOTERICA, in fondo ANTROPOCENTRICA.


Sostieni Corrispondenza romana

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Informazioni Carta di Credito
Questo è un pagamento sicuro SSL crittografato.

Totale Donazione: €100.00

Dogmi, Magistero, Sacramenti sembrano accidentali rispetto alla Conoscenza iniziatica data dal Maestro…

L’anonimo protagonista è «benestante», istruito, ma scontento; è un cattolico che dal tempo della Cresima è lontano dai Sacramenti, si mostra sprezzante verso cose di Chiesa e preti, dubita dell’esistenza di Dio, ma vuole trovare il senso della vita, perciò si dedica ancora alla ricerca di se stesso dopo aver tentato invano «filosofie orientali, new age, corsi di ricerca del Sé e di risveglio della coscienza, yoga…» (p. 16). Piuttosto allergico al «dogma» e desideroso di «scoprire qualche arcano segreto», il protagonista prende come traccia della sua ricerca interiore il libro dell’alchimista FULCANELLI, Il mistero delle cattedrali (p. 17).

Nel racconto il cammino interiore del protagonista segue contemporaneamente ALCHIMIA e Divina Commedia, lasciando così intendere che l’opera di Dante sia alchemico-ermetica.


Sostieni Corrispondenza romana

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Informazioni Carta di Credito
Questo è un pagamento sicuro SSL crittografato.

Totale Donazione: €100.00

Nella «Nigredo» alchemica, quale discesa agli inferi, il protagonista SPERIMENTA tutti i 7 VIZI CAPITALI (pp. 23-40). Poi invoca Dio e gli appare un misterioso Maestro (p. 41) che gli insegna a ripudiare l’«Ego» (p. 43) e a sviluppare l’«Io» che è «la nostra essenza, il nostro lato più autentico e puro» (p. 44). Ai vizi, seguono le 4 virtù cardinali (pp. 45-66).
Nel capitolo «Albedo» c’è l’ascesa alla Montagna con la «conquista» delle virtù teologali presentate nella insolita successione: Speranza-Carità-Fede (pp. 71-108).

Il protagonista apprende dal Maestro di aver compiuto una «discesa agli inferi» (p. 77) e che lo attende la «purificazione dalla materialità», il perfezionamento dell’anima (p. 78)… L’«iniziazione» mira al perfezionamento di se stessi (cf. p. 80).

Citando il filosofo panteista Eraclito, il Maestro insegna che: «Siamo tutti parte del Tutto: “tutte le cose sono Uno, e l’Uno è tutte le cose”» (p. 82). E ancora:
«L’idea di un’opposizione tra l’uomo e la natura, o tra l’uomo e gli animali, è un abbaglio della nostra mente. Se impariamo invece ad ascoltare il nostro Spirito ci accorgeremo che non esiste distinzione, non c’è distacco tra noi e ciò che ci circonda, tra la parte e il Tutto» (p.83).

«Il soffio che alimenta la nostra vita aleggia in tutta quanta la creazione, compresi gli animali e i vegetali; creature e creato sono parte di un’unica realtà […]» (p. 84), e cita Corpus Hermeticum XVI,3.

Il protagonista comprende che: «posto che tutti siamo parte del Tutto, Dio ci parla soprattutto attraverso la natura» (p. 99). Nel capitolo «Rubedo», il protagonista guidato dal Maestro accede al Paradiso e scopre la «Scienza», la «Sapienza», l’«Intelletto» (pp. 113-152)… Una Donna, personificazione della «Natura» indica la via a Maestro e Discepolo che arrivano così dinanzi a un Albero, l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male (pp. 116-119) dentro al quale trovano un rotolo su cui è scritto «uno dei pilastri fondamentali della conoscenza» (p. 120), ossia la prima frase della Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto: «ciò che è in basso è simile a ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere il miracolo dell’Unità» (p. 120). Vi si afferma l’unità di tutte le cose: «Uno è tutto e tutto è Uno» (p. 121).

Maestro e discepolo vedono il Re e la Regina («Sophia», «la Conoscenza») i quali «celebrano le nozze ogni giorno» e così «ricompongono l’Unità primigenia», «una sola ed unica realtà», «la coincidentia oppositorum» (cf. p. 127), e detto questo Camplani rimanda in nota (p. 127, nota 48) al suo Lotta e Armonia dei Sessi in cui, come abbiamo visto, afferma l’Androginia.

Il Maestro spiega al discepolo che le Nozze tra Re e Regina («che simboleggiano rispettivamente il principio maschile e quello femminile») si celebrano «ogni giorno» (pp. 128-129) perché è «un rito» e «il rito non è semplicemente preghiera o cerimonia, ma azione» (p. 129) e «l’azione rituale è reale ed efficace perché prevede sempre un sacrificio: a volte fisico, altre volte spirituale o simbolico» (pp. 129-130). Il sacrificio è «mezzo» e «scopo» del rito, esso modifica e congiunge realtà visibile e realtà invisibile… Rito, nozze, banchetto, Eucaristia, «tutto e tutti cooperano in questo modo all’equilibrio e alla stabilità del cosmo» (p. 129).

Mi sembra che un tale concetto di Rito sia più inerente alla magia che alla religione.
Ho scoperto che le parole di Camplani sul Rito si trovano in sostanza già nel testo di Mauro Giorgio Ferretti e Leonardo Tesi, Essere Templari, Oggi. Ordine dei Cavalieri Templari Cattolici d’Italia, 2a ediz., Fontanellato 2010, pp.57-58. In quel testo (pp.42-62, 70-76) troviamo elementi (es.: Tradizione, Melchisedek, Re del Mondo, Rito, Alchimia, Ermetismo, Cicli della Decadenza, Evola, Guénon, ecc.) che saranno presenti in modo esplicito o implicito nei tre libri di Camilla Camplani.

Torniamo al racconto Il linguaggio dimenticato. Il protagonista ha un’esperienza mistica: una voce interiore gli rivela la dottrina sulla Santissima Trinità. Ma Camplani sta citando brani trinitari di Pietro Abelardo (pp.140-141) che quantomeno sono più vicini all’eresia modalista di Sabellio che all’ortodossia cattolica [Su Abelardo e Sabellio, rimando a Sergio Paolo Bonanni, Parlare della Trinità. Lettura della Theologia Scholarium di Abelardo, Analecta Gregoriana, 1996, p. 174, nota 93].

In nota, dopo aver accennato alla Trinità, alle «tre espressioni personali Padre, Figlio e Spirito Santo», Camplani afferma: «Il numero tre è simbolo di perfezione perché indica il superamento della dualità (tesi e antitesi si conciliano e perfezionano nella sintesi)» (Il linguaggio dimenticato, o.c., p. 141, nota 85).

Con quella rivelazione trinitaria il protagonista dice di aver trovato finalmente «la Verità piena, totale, assoluta» (p. 141). Il Maestro ribadisce (e stavolta la dottrina gnostica e New Age è più esplicita): «In quanto creature siamo tutti parte del tutto, ovvero parte di Dio» (p. 142).

Il Maestro insegna anche quella che in nota, più chiaramente, Camplani presenta come la dottrina origeniana dell’«apocatastasi» secondo cui alla fine del mondo tutte le cose, anche i «nemici», saranno ricapitolate in Dio, «Tutto in tutti» (cf. p. 151, nota 117).  Sottolineo, per chi non lo sapesse, che secondo questa eresia (l’APOCATASTASI) di Origene anche dèmoni e dannati saranno riconciliati con Dio.

Nella Conclusione, il protagonista dice che è diventato «iniziato» grazie al «Maestro», ha sperimentato la «trasmutazione» con le 3 fasi alchemiche (cf. p. 158) e apprezza il libro di Fulcanelli Il mistero delle cattedrali. La «Scienza sacra» (p. 159) elogiata da Fulcanelli è l’Alchimia, non la Teologia Cattolica.

In coscienza, come sacerdote cattolico, raccomando di non seguire Eraclito, Ermete Trismegisto, l’Origene dell’apocatastasi, Abelardo, Fulcanelli, e nemmeno il Maestro di questo «racconto iniziatico» che unisce Fede ed Esoterismo, verità ed errore. 

Donazione Corrispondenza romana