Ambiguità dell’Esoterismo “cristiano” (sesta parte)

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(P. Paolo M. Siano, FI) Nel libro Lotta e Armonia dei Sessi (AIEP 2013) Camilla Camplani, sostiene la teoria Gnostica-Cabalistica-Ermetica dell’ANDROGINIA di Dio e dell’Uomo Primordiale (vedi qui). L’Autrice è una attiva collaboratrice dei Templari Cattolici d’Italia, un’associazione, presente in varie Diocesi italiane che, attraverso i volumi della Campani, veicola una cultura esoterica ispirata a René Guénon (1886-1951) e Julius Evola (1896-1974), due autori gnostici, che esercitano un forte fascino, su ambienti della Destra politica e culturale,(es., qui http://www.ilpensieroforte.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3115:exemplis-vitae-pio-filippani-ronconi&catid=89:dibattiti; qui http://www.ilpensieroforte.it/cultura/3002-fra-scaffali-e-libri ; qui https://www.ilpensieroforte.it/mondo/92-prima-pagina/2919-l-esoterismo-di-rene-guenon-2) persino alcuni cattolici. L’impronta gnostica, evoliana e guénoniana, di Camilla Camplani, risulta evidente anche nel suo secondo libro “Per la Tiara e la Corona” (AIEP, 2017). Sulla quarta di copertina c’è lo stemma di quei neotemplari e anche un brano del “Corpus Hermeticum, Asclepius” in cui si parla della fine e ricostituzione di tutte le cose poiché «il corso del tempo […] è ed era sempiterno e senza inizio».

Ma entriamo nel libro di Camplani. Secondo la «dottrina tradizionale» «il corso della storia è sempre involutivo, un inesorabile declino da un Principio ideale ad una concretizzazione sempre più scadente e imperfetta, in un’ottica di inevitabile regressione e decadenza» (p.9). L’Autrice rilegge la storia umana «in chiave tradizionale» (p.9). Chiediamo: quale «Tradizione»? Ecco, tra le «fonti indispensabili» del suo studio l’Autrice cita «Evola» (p.10).

La chiave di questo libro è «la dottrina delle quattro età» secondo cui la storia dell’umanità è «la storia di un’involuzione: una graduale e inesorabile materializzazione da una vita spirituale, celeste e quasi divina ad un’esistenza esclusivamente fisica e terrena» (p.15). Tale «degenerazione» è «connaturata alla natura stessa: essendo l’individuo costituito da due realtà, anima e corpo, il decadimento dalla sua condizione originaria altro non è che il progressivo imporsi della parte materiale su quella spirituale» (p.15). Le fasi di progressiva corruzione sono paragonate a quattro metalli: «La condizione originaria è rappresentata dall’età dell’oro, il più nobile e prezioso dei metalli, quindi la degenerazione si estrinseca prima nell’età dell’argento, poi nell’età del bronzo e infine nell’età del ferro» (p.15). «La dottrina delle quattro età è comune tanto alla Tradizione occidentale quanto a quella orientale: nei testi indù le quattro fasi corrispondenti a età dell’oro, argento, bronzo e ferro sono chiamate rispettivamente krita-yuga (o satya yuga), trêta yuga, dwâpara yuga e kali yuga» (p.15, nota1).

Camplani sostiene la necessaria «ciclicità» della storia secondo cui ogni epoca si sussegue con le sue 4 età (cf. pp.18-19); «l’età del ferro è la necessaria premessa perché rinasca una nuova età dell’oro. Come ogni morte implica una rinascita, così il limite della degenerazione prevede anche il suo superamento, in un incessante divenire di epoche» (p.19).


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Come non vedere già in questi brani la teoria induista, guénoniana ed evoliana, del Kali-Yuga? Nel capitolo «L’età dell’oro» Camplani esalta MELCHISEDEK: «un uomo fuori dall’ordinario», «uno che ispira il corso degli eventi da dietro le quinte, uno che agisce non visto, un Testimone» (p.23). Brani biblici a parte, il Melchisedek di Camplani è ESOTERICO. E a proposito di Melchisedek, nell’orbita di Evola (non citato) Camplani sostiene che il Re è il vero Sacerdote: «Nel binomio regalità-sacerdozio il posto più importante è occupato dalla regalità, in quanto le virtù regali, a differenza di quelle sacerdotali, vengono comunicate al re dalla divinità stessa. Di conseguenza il sacerdote per eccellenza è proprio il re, che in quanto sovrano con pieni poteri è l’intermediario tra uomini e Dio, nonché il portavoce della volontà divina presso il popolo» (pp. 24-25).

Nei seguenti brani di Camplani intravedo l’opera di Guénon “Il Re del Mondo”:
«Melchisedek è infatti la personificazione storica di quello che la Tradizione chiama il “Re del Mondo”, figura che simboleggia il sovrano universale, colui che regge entrambe le sfere regale e sacerdotale. In virtù di questa autorità egli detiene un potere di natura sovrannaturale, in quanto rappresenta l’elemento di congiunzione tra mondo materiale e quello spirituale. Il “Re del Mondo” nella sua accezione più rigorosa è una figura reale e documentata che corrisponde prima a Melchisedek, re e sacerdote, come poi anche a Gesù il Cristo. […] Nel suo significato figurato, il “Re del Mondo” è l’essenza più intima della Tradizione, che dalle origini del mondo si tramanda attraverso il tempo e lo spazio, di generazione in generazione, da maestro a discepolo. La Tradizione si configura dunque innanzitutto come la Conoscenza nella sua espressione più alta, intesa cioè come conoscenza di Dio; al contempo, essa coincide con l’Agente che preserva e trasmette questa Conoscenza attraverso i secoli» (p. 35).

Circa il Re del Mondo e i suoi simboli, Camplani rimanda ancora al suo “Lotta e armonia dei sessi” (cf. p.35 nota 31). Secondo Camplani «l’età dell’argento» consiste nel dominio del potere sacerdotale (Tiara) su quello regale (Corona) che perdendo la sua sacralità si limita a funzioni amministrative (cf. pp. 50-59). Nell’«età del bronzo» Camplani pone il titanismo luciferico e prometeico (cf. pp. 72-75) proprio come fa EVOLA (in o.c., p. 270).
«Il ciclo eroico» è il ciclo del «riscatto della sacralità»: l’imperatore romano (pagano!) è «la riproposizione della figura del re-sacerdote, di Melchisedek, del Re del Mondo» (Camplani, p. 86), è il «Summus Pontifex» che ricongiunge sfera temporale e spirituale «come nell’età dell’oro» (p. 86).


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Secondo Camplani «l’autorità sacerdotale di Gesù proviene direttamente da quella di Melchisedek» e «l’ordine di Melchisedek prevede il rito eucaristico di comunione, sacrificio reiterato da Gesù davanti ai suoi discepoli in occasione dell’ultima cena» (p. 89).

In realtà l’autorità sacerdotale di Gesù scaturisce dal Suo essere Mediatore Dio-Uomo, e il rito di Melchisedek non è il Sacramento dell’Eucaristia istituito da Gesù.
Secondo Camplani l’Ordine Templare fu l’unico tra i vari «movimenti religiosi» a riconciliare «carismi sempre ritenuti opposti»: laico e sacerdote, funzione regale e funzione sacerdotale (cf. p. 106). Pertanto la fine dei Templari «segna la fine di un’epoca: l’unità tra materia e Spirito è svanita, e con essa ogni tentativo di restaurazione di un’autorità sacrale legittimata dall’alto» (p. 107). Ma già per René Guénon (cf. Simboli della Scienza Sacra, Adelphi, 1978, p. 88) la fine dei Templari segna la rottura con il Centro del Mondo!

Nel capitolo «L’età del ferro» Camplani parla di Umanesimo, materialismo, individualismo, Protestantesimo, e della connotazione politica del Papato (cf. pp. 111-115). Al riguardo Camplani scrive: «La Chiesa non incarna più l’ordinamento spirituale sulla terra, ma più spesso riflette solo una volontà di potere materiale» (p. 116). Con il Rinascimento, lo Stato è autonomo e la Chiesa è desacralizzata: nell’età del ferro non c’è spazio per ideali trascendenti o metafisici (cf. pp. 118-120). Poi Camplani critica Illuminismo e Massoneria (pp. 123-133). Bene, ma vedo ancora l’ombra di EVOLA il quale, come GUÉNON, in una sorta di unione degli opposti, accusa la Massoneria moderna di DEGENERAZIONE ma promuove l’ESOTERISMO della MASSONERIA iniziatica, specie rosacrociana e neotemplare.


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Camplani non si limita a evidenziare i legami tra Massoneria e Qabbalah, ma si arrischia ad accusare l’«ebraismo internazionale» di essere creatore e dirigente occulto della Massoneria moderna e di tutte le Logge (cf. pp. 130-131;143-144); critica quindi Rivoluzione americana, francese, bolscevica, Risorgimento, Comunismo, Capitalismo, sistemi totalitari, «europeizzazione» anticristiana, fondamentalismo islamico, Nuovo Ordine Mondiale (cf. pp. 131-144), ma tace su Nazismo e Fascismo. Anche in questo vedo l’ombra di Evola, teorico di un Fascismo spiritualista neopagano e collaboratore culturale delle SS anche in funzione antimassonica e antiebraica (vedi qui).

Camplani prosegue nella lettura determinista e gnostica della storia umana:
«La degenerazione dell’umanità è insita nella sua stessa esistenza, come nel ciclo vitale di qualsiasi essere vivente» (p. 144). Inoltre: «Perché nasca una nuova società, è necessario che muoia quella vecchia. Affinché torni a risplendere l’età dell’oro, deve compiersi in tutta la sua ineluttabilità l’età del ferro, destinata a precipitare nell’abisso più profondo» (p. 145). Poi seguono brani del “Corpus Hermeticum–Asclepius”. L’autrice ribadisce quindi che solo dopo «l’età oscura» «potrà rinnovarsi un nuovo ciclo di ere; solamente allora potrà ricostruirsi e rigenerarsi l’umanità» (p. 145). Camplani cita Ap 21,1-6 (“Vidi poi un cielo nuovo e una nuova terra…”) ma alla luce della dottrina delle 4 età (cf. p. 145).

Infine Camplani indica alcune note del «trionfo dell’età oscura, il kali yuga»: materialismo, europeismo, ateismo, scristianizzazione, antropocentrismo, unioni gay, aborto, eutanasia, laicismo, controllo della mente e dell’opinione, imposizione del gender nelle scuole, condizionamento da parte dei media (cf. pp. 149-151).

Ma se in quest’ottica il Kali-Yuga è necessario a una nuova età dell’oro, allora il Male è necessario al Bene? Il Cavaliere deve bloccare o assecondare il Kali-Yuga? Si noti bene che Evola elogiava la “Via della Mano Sinistra” (la trasgressione, anche sessuale, come necessità)… 

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