Altro che disordini, anche Boko Haram la fa da padrone

Boko HaramL’allarme giunge da un Vescovo cattolico del Nord-Est della Nigeria. Si tratta di mons. Oliver Dashe, cui è affidata la Diocesi di Maiduguri, capitale dello Stato del Borno, purtroppo divenuta sin dall’inizio la roccaforte di Boko Haram. Il prelato denuncia con forza le devastazioni apportate dall’insurrezione islamica, che in un solo mese sarebbe riuscita a prendere il controllo di almeno 25 città nella regione, per la precisione 10 nello Stato dello Yobe e 5 nell’Adamawa. Si vive nel puro terrore. Quelli che inizialmente sembravano semplicemente ribelli in grado di provocare disordini, ma lontani dall’essere una reale minaccia per l’unità del Paese, ora si sono trasformati in un temibile pericolo: «Più in fretta i Nigeriani, al di là delle differenze, riusciranno a far fronte comune contro di esso, meglio sarà per tutti», ha dichiarato mons. Dashe. Che accusa il governo di «quasi-inazione», una sorta di ignavia e di debole indifferenza di fronte alla crescente insicurezza. Nel frattempo i giovani vengono ingaggiati a forza nelle fila della jihad e le donne vengono obbligate a sposarsi coi terroristi: «Il governo ci ha delusi e noi abbiamo perso qualsiasi fiducia in esso e nei vertici del Paese», ha concluso, amaro e senza mezzi termini, il prelato.

Ma non pare che sussista ancora un’autentica volontà politica di por rimedio a tutto questo: il governo semplicemente nega, nega tutto. Nega di aver perso il controllo di quei territori, definisce «senza senso» le esternazioni sul “califfato islamico” di Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram, si muove insomma come se tutto ciò non costituisse un problema. Eppure i vertici dell’esercito han dovuto ammettere che i cosiddetti “ribelli” rappresentano ormai un attentato alla sovranità nazionale, pur vantandosi del fatto che le truppe regolari abbiano ripreso il controllo di diverse postazioni.

E’ estremamente difficile valutare davvero se e quanto i terroristi islamici si siano impossessati di quelle zone, che in questo momento sono isolate, praticamente irraggiungibili, anche telefonicamente. Le uniche informazioni giungono dalle migliaia di residenti, fuggiti in fretta e furia dalle proprie case, per scampare alla crudele furia musulmana. Ed, ascoltandoli, quelle che si sentono non sono voci, ma inquietanti urla di dolore, di sofferenza, di angoscia.

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