Allarme Lgbt in Argentina: sì a donazioni di sangue a rischio

DonazioneNuovo trionfo delle lobby omosessuali, che ora vogliono metterci in conto tutto, anche il pericolo: è quanto si evince dalla risoluzione 1509/2015 emanata dal Ministero della Sanità argentino, che ha accolto in toto le richieste espresse dalla Falgbt, la Federazione di Lesbiche, Gay, Bisexual e Trans nazionale. Compresa quella di predisporre un nuovo formulario, con cui esonerare i potenziali donatori di sangue dall’obbligo di specificare se abbiano avuto o meno relazioni sessuali a rischio, di qualsiasi tipo, negli ultimi dodici mesi. Nessuno sarà più obbligato, né obbligabile a dichiararlo, con evidenti ripercussioni sulla sicurezza delle trasfusioni. L’allarmante denuncia giunge dall’agenzia InfoCatolica.

Una proposta analoga era già stata approvata dalla Camera dei Deputati nel novembre 2012, ma poi prevalse il buon senso e non se ne fece niente: decadde, in quanto il Senato la ritenne troppo pericolosa per la pubblica incolumità: «Meglio dar l’impressione di voler discriminare, è molto più importante continuare a salvare vite umane», disse Maria Elena Chieno, medico, già presidente della Commissione Sanità, esponente peraltro di un partito di sinistra e aderente all’Internazionale Socialista, il Frente para la Victoria. Il che non le impedì di precisare pubblicamente, da addetta ai lavori, come «una coppia omosessuale abbia dieci volte più probabilità di contrarre l’Aids rispetto ad una coppia eterosessuale» e come si debba tener conto, nella donazione di sangue, di un «periodo-finestra» entro il quale i test ematici non sono in grado di rilevare l’eventuale insorgere della malattia, pur essendo la persona già infetta. Da qui la necessità di chiedere espressamente se il candidato abbia o meno avuto relazioni sessuali a rischio.

Gli esperti han reagito alla sconcertante novità introdotta d’imperio dal Ministero della Sanità argentino, dichiarando che «non esiste un diritto a donare sangue, esiste il diritto a ricevere sangue sicuro. Noi tutti potenzialmente potremmo averne bisogno: il governo intende mettere a rischio la salute dell’intera popolazione solo per motivi ideologici?». Il Presidente dell’Associazione di Ematologia ed Emoterapia della Norpatagonia, Paul Rana, ha definito la decisione «un secchio di acqua gelata», bollando il provvedimento come «demagogico e frettoloso», tra l’altro assunto senza aver prima consultato alcuno, «tutto è stato deciso unilateralmente», ha precisato.

Una vicenda, che lascia letteralmente allibiti. Il Ministero della Salute si assume così una grave responsabilità, con questa risoluzione, non solo verso i propri cittadini, bensì verso l’intera umanità: d’ora in poi il sangue proveniente dall’Argentina sarà da considerarsi potenzialmente a rischio. Auspicando, per il bene di tutti, che l’ideologia non divenga virale – è il caso di dirlo – e spinga altri Paesi ad assumere il medesimo provvedimento (fonte: Osservatorio Gender).

Donazione Corrispondenza romana