Allarme jihad e spionaggio in Svezia: accuse a Isis e Russia

Polizia svedeseSono una sessantina gli immigrati richiedenti asilo ad oggi attivamente ricercati dalle forze dell’ordine svedesi: a rivelarlo è stata la televisione pubblica. Costoro sono considerati veri e propri jihadisti infiltratisi come profughi e si ritiene che costituiscano un’autentica minaccia per il Paese.

Lary Nyrioos, ai vertici nazionali della lotta al terrorismo, ha lanciato l’allarme e messo in guardia la popolazione, prevedendo imminenti «attentati terroristici su larga scala».

Ed, attualmente, questo non sarebbe neppure l’unico pericolo da cui guardarsi: dalla Svezia, infatti, sarebbero ad oggi partiti per la Siria e l’Iraq 300 connazionali. Lo ha dichiarato nel corso di una conferenza-stampa, svoltasi a Stoccolma, Anders Thornberg, il direttore del Sapo, i servizi segreti, peraltro specializzati in antiterrorismo.  Di questi 300 svedesi, 44 si sa che hanno perso la vita sul fronte. Altri 135, invece, secondo quanto dichiarato dalla Polizia, sarebbero rientrati a casa in treno, dopo un periodo trascorso assieme ai miliziani dell’Isis, che li hanno addestrati ed accolti nelle proprie fila.

I «foreign fighters», da sempre, sono considerati dagli inquirenti come la tipologia di combattenti più a rischio e da cui maggiormente guardarsi. Del resto, è stato anche notato come nell’ultimo periodo la propaganda jihadista abbia registrato un’impennata in Svezia, raggiungendo livelli senza precedenti, ed ora punti direttamente a radicalizzare soprattutto le fasce giovani.

Ma c’è anche un’altra minaccia, da cui i servizi segreti svedesi ritengono di doversi guardare: secondo quanto scritto nel rapporto annuale del Sapo (nella foto), subito ripreso dal quotidiano Dagens Nyether, la Russia starebbe conducendo nel Paese un’incredibile azione a sostegno dei movimenti più estremi, pilotando l’informazione e lanciando, al contempo, per altro verso vere e proprie campagne di disinformazione, diffondendo spesso «messaggi confusi e distorti». Il Sapo non ha peli sulla lingua e non esita a parlare di una vera e propria guerra psicologica in atto scatenata da Mosca, che attualmente rappresenterebbe la più seria minaccia di spionaggio. Si parla di decine di diplomatici russi ritenuti, in realtà, veri e propri agenti, aventi l’obiettivo di manovrare, ostacolare ed influenzare le scelte democratiche in Svezia: non a caso nel mirino vi sarebbero, in modo particolare,  esponenti politici.

Rivelazioni, che è probabile lascino il segno ed aprano una nuova stagione nei rapporti tra Stoccolma e forse l’intero Occidente con la Federazione russa (fonte: Corrispondenza Romana).

Donazione Corrispondenza romana