Algeria: Gourdel vittima del salafismo “nichilista”

GourdelDunque, i terroristi islamici sono stati tragicamente di parola: scaduto l’ultimatum di 24 ore, senza frapporre indugi hanno decapitato Hervé Gourdel. La conferma è giunta da un video, diffuso in Rete dagli stessi assassini. Il 55enne d’Oltralpe, guida d’alta montagna, era giunto in Algeria per turismo, ma qui ha incontrato la morte. La Francia non ha ceduto al ricatto, non ha fermato i propri raid aerei contro il sedicente “Stato islamico”, né avrebbe potuto. Ed ha pagato il prezzo di sangue. Vano anche il tentativo estremo attuato dal governo algerino di liberare l’ostaggio, schierando 1.500 militari dell’esercito, per rastrellare palmo a palmo le zone sospette e rintracciarlo prima dell’esecuzione. Tutto inutile. Non accadeva dal 2008 di registrare vittime del terrorismo francesi.

Ma questa non sarebbe una morte come tutte le altre. Segnerebbe anzi un’ulteriore trasformazione nelle fila del terrorismo islamico. Secondo quanto dichiarato al settimanale francese L’Express da H’mida Ayachi, giornalista algerino, gli jihadisti del gruppo Jund al-Khalifa (che significa “I soldati del califfato”) «sono salafiti nichilisti: contrariamente a quel che dicono, sono totalmente privi di un progetto politico ed estremamente poveri sul piano ideologico. Essi si oppongono a tutte le altre correnti dell’islamismo politico e, se sono alleati all’Isis, è soprattutto perché esso rappresenta in questo momento il movimento più potente e con maggiore visibilità». Tutto qua. Non v’è una strategia, un piano, una prospettiva. La loro “specialità” consiste esclusivamente nell’agitare «un’escalation di violenza e di orrore»: ciò che desiderano è acquisire la leadership del terrore. Già lo fecero capire lo scorso aprile, quando ammazzarono 11 militari. E Gourdel è stato un ulteriore tassello di questa macabra giostra: quanto accaduto «era purtroppo prevedibile», poiché loro «non avevano alcuna intenzione di negoziare». Lo prova anche la loro richiesta assurda: era scontato in partenza che in nessun modo avrebbe potuto essere soddisfatta dalla Francia. Eliminando il loro ostaggio i terroristi islamici contavano semplicemente di ottenere risonanza mediatica, ciò che ovviamente è accaduto su larga scala, e di acquisire nel sangue una credibilità ed un’autorevolezza nei confronti della galassia jihadista. Peraltro è plausibile che vi riescano: probabilmente li raggiungeranno presto le migliaia di jihadisti di Libia, Tunisia e Marocco provenienti dalla Siria. Con un obiettivo specifico, proclamato a chiare lettere sui forum islamici: portare gli scontri armati nel Sahel e nel Magreb.

Il leader di Jund al-Khalifa, Abdelmalek Gouri alias Khaled Abu Solimano, ha soltanto 37 anni ed, alle spalle, una condanna a 5 anni di carcere, inflitta nel 1997, per aver fatto parte di una cellula del Gia-Gruppo islamico armato, che seminò il terrore per sette anni in Algeria. Nel 1999 Gouri venne però rilasciato e subito l’anno dopo si diede alla macchia, facendo perdere le proprie tracce. Nel 2007 fece parte del GSPC-Gruppo salafita per la predicazione ed il combattimento, divenuto poi al-Qaeda nel Magreb islamico. Nel 2012 è stato condannato alla pena di morte, dopo non essersi presentato in tribunale per chiarire il suo coinvolgimento nell’attentato compiuto presso il commissariato di Thenia, a Nord del Paese. Dal 13 settembre scorso, lui ed i suoi uomini si sono uniti all’Isis.

Che cosa sta accadendo, dunque, in questa regione del mondo? Lo aveva già spiegato il periodico algerino L’Expression nell’edizione uscita il 5 maggio dello scorso anno: «In Algeria dilaga il fenomeno del salafismo, che, econdo statistiche non confermate dal ministero per gli Affari religiosi, controlla quasi l’80% delle moschee del Paese. Ripetute volte gli imam si sono rifiutati di alzarsi in piedi al suono dell’inno nazionale, ritenendo questo gesto una ‘bidaâ’ ovvero un’innovazione» eccessiva.

Quest’oggi, riunione del Consiglio di Difesa francese per analizzare l’offensiva contro il terrorismo e «rafforzare» la protezione per i propri connazionali nelle “zone calde” del pianeta. Ma, con queste premesse, non è certo facile…

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