Al-Azhar, il Vaticano e Benetton

(di Valentina Colombo) Provocazione è la parola usata da parte della Benetton per descrivere una campagna pubblicitaria in cui personaggi di rilevanza mondiale, soprattutto sul piano politico, si ritrovano a baciarsi sulla bocca in segno di “non odio”. Angela Merkel bacia Nicolas Sarkozy, Barak Obama bacia Hu Jintao. E già qui ci sarebbe da commentare, come minimo, sul buon gusto.

Ma la provocazione delle provocazioni si ha con il manifesto che ritrae Papa Benedetto XVI e l’imam dell’università islamica di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib. Mancanza di valori ed eticità, in generale, mancanza di rispetto e arroganza, in particolare. Nell’ultimo caso si tratta altresì di accrescere un attrito che da tempo caratterizza i rapporti tra la Santa Sede e il rappresentante della principale università islamica.

Non più tardi dello scorso gennaio l’imam di al-Azhar ha criticato le dichiarazioni del Papa sulla strage di copti ad Alessandria circa la necessità di difendere i cristiani, definendole “intervento inaccettabile negli affari dell’Egitto”. “Perché il Papa non ha chiesto la protezione dei musulmani quando venivano massacrati in Iraq?”, si è chiesto al-Tayyib criticando quella che ha definito “una visione sbilanciata su musulmani e cristiani che rischiano di essere uccisi in tutto il mondo”.

Non voglio entrare del merito del caso specifico né della validità o meno del dialogo interreligioso. Mi domando semplicemente se in un periodo in cui la suscettibilità tra le due religioni è, a dir poco, molto alta e molto ci sarebbe da fare per favorire un vero dialogo e una vera conoscenza reciproca, sia necessario “provocare”.

Non è certo “provocando” che si abbatteranno le barriere dell’odio che conduce alla persecuzione dei cristiani, non è certo “provocando” che si faranno dei passi in avanti sulla via dell’ammissione che problemi con le minoranze nel mondo islamico esistono davvero, non è certo “provocando” che si riaprirà il dialogo tra le due religioni.

La “provocazione” di Benetton ha fatto sì che sia la Santa Sede sia al-Azhar abbiano, separatamente e giustamente, chiesto il ritiro del manifesto e stiano, sempre separatamente, pensando di ricorrere alla giustizia. Non sarebbe stato meglio “provocare” mostrando le immagini dei copti che negli ultimi anni sono stati uccisi in Egitto, i corpi dilaniati dei cristiani dopo un attentato in una chiesa a Baghdad, il cadavere del governatore pakistano ucciso perché voleva aiutare Asia Bibi?

Così facendo si sarebbero probabilmente smosse le coscienze di tante persone che non sanno che cosa sta accadendo nel mondo islamico, soprattutto ora dopo che la cosiddetta primavera araba sta consegnando, in modo “democratico”, il potere in mano agli estremisti islamici che considerano i cristiani, gli ebrei, per non parlare di altre religioni non riconosciute dall’islam. Se la provocazione voleva essere costruttiva doveva denunciare, doveva lanciare un grido, ma forse sarebbe stata troppo “politicamente” e “islamicamente” scorretta.

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