AFRICA: per l’Università di Harvard il Papa ha ragione sui condom

Edward C. Green è un antropologo della medicina dell’ultrailluminista Università di Harvard. I programmi di social marketing da lui elaborati per 35 anni in 34 Paesi, tra cui 17 dell’Africa sub-sahariana, avevano e hanno per oggetto la prevenzione all’Aids. Il professore di Harvard si è dedicato anche alla valorizzazione delle medicine e dei sistemi sanitari tradizionali, ai bambini vittime di conflitti, alla salute delle minoranze etniche negli Usa, alla salute in rapporto ai problemi ambientali e alla conservazione della biodiversità (“Il Foglio”, 22 luglio 2009).

In merito alle affermazioni di Benedetto XVI sull’Aids e sull’uso del profilattico, che scatenarono molte polemiche in occasione del suo viaggio in Africa, l’antropologo della medicina americano dichiara che «il Papa ha perfettamente ragione».

Secondo il professor Green, infatti, non esiste nessuna prova che i condom riducano l’incidenza delle infezioni da Hiv a livello della popolazione generale.
Le probabilità di contagio dell’Aids potrebbero diminuire se si trattasse di un individuo isolato, ma in questo caso si fa riferimento a programmi e interventi il cui esito riguarda interi Paesi e quindi tutta la popolazione.

Green afferma che i condom falliscono perché le persone non li usano correttamente, perché nel momento in cui si è convinti di conoscere bene l’altra persona non vengono più utilizzati e perché generano un senso di falsa sicurezza che induce a comportamenti più rischiosi. I condom, inoltre, «distraggono risorse da interventi che avrebbero funzionato di più, come la promozione della fedeltà di coppia». Secondo l’antropologo l’astinenza e la fedeltà reciproca evitano completamente il rischio dell’infezione, mentre il condom comporta un rischio che non viene annullato, ma semplicemente ridotto.

Il suo uso corretto, infatti, è protettivo solo all’80-85 per cento. Per Green il mondo sembra non capire che in Africa non si può avere un’assoluta libertà sessuale e un’efficace prevenzione nello stesso tempo e che i comportamenti sessuali degli africani devono cambiare se si vuole che i tassi di infezione da Hiv diminuiscano. Proprio la convinzione che i condom funzionino molto meglio di quanto non avviene nella realtà è una delle ragioni che ha suscitato dure reazioni da parte dei governi e delle istituzioni internazionali alle parole del Papa. Chiaramente anche il fattore economico ha il suo peso: la maggior parte dei fondi Usa per la prevenzione all’Aids avviene attraverso organizzazioni che si occupano di salute riproduttiva e family planning. Il nostro pensiero è influenzato inoltre dall’ideologia della liberazione sessuale. Infatti, fino a poco tempo fa, le organizzazioni di origine religiosa erano in gran parte escluse dai programmi per la prevenzione.

Il programma Abc (Abstinence, Be faithful, Condom) dell’Uganda, avviato tra il 1986 e i primi anni Novanta, è, secondo Green, il modello che tutti dovrebbero seguire; nella prima metà degli anni Novanta ha perso alcuni suoi caratteri distintivi e recentemente la sieroprevalenza ha ripreso ad aumentare.

Il problema sta nel fatto che tutti i programmi sono pesantemente centrati sui condom e non si sottolinea invece quanto siano più fondamentali altri tipi di comportamento.
In Africa il cambiamento del comportamento sessuale, infatti, è più attuabile rispetto all’insegnamento dell’uso corretto del profilattico, che poche persone metterebbero in pratica. Le organizzazioni religiose hanno contribuito a tale cambiamento di comportamento nonostante i programmi nazionali contro l’Aids non ne tengano conto.
Secondo alcuni studi l’utilizzo scorretto del condom, che si verifica nella maggior parte dei casi, è peggio del mancato uso ed un’indagine condotta in Uganda mostra che l’intensa promozione del profilattico porta a un aumento dei comportamenti a rischio e dunque ad una diffusione maggiore dell’Aids.

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