Adozioni per coppie gay. L’apertura della Corte di Strasburgo

Strasburgo donne gayÈ una sentenza che presenta una situazione molto particolare. In Austria è infatti possibile ottenere l’adozione dei figli del proprio compagno. Ma solo se si è eterosessuali.
Nella coppia in questione, formata da due donne, una delle due aveva già avuto un figlio da una precedente relazione. E dal 2005 stava cercando di ottenere l’accordo di adozione proprio per questo figlio.
La Corte di Strasburgo ha dovuto in qualche modo affrontare un paradosso: o riconoscere l’adozione ad una coppia gay (cosa non consentita in Austria) o togliere la potestà di madre naturale. Ha scelto la prima ipotesi, privilegiando gli interessi del minore.
Il messaggio ha comunque, sia nelle intenzioni sia nelle conseguenze, una valenza universale: le coppie omosessuali devono avere lo stesso diritto all’adozione delle coppie etero.
Pur trattandosi di un caso specifico, liminale, l’eccezione dell’eccezione, i principi delle sentenze della Corte dei Diritti dell’Uomo hanno ricadute su tutti i 46 paesi dell’UE.

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19 febbraio 2013
Corte Strasburgo apre a adozioni per coppie gay

La decisione della corte dei diritti umani: se uno dei due ha figli, il partner deve poterli adottare, come avviene nelle coppie etero

Nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, cosi come avviene per le coppie eterosessuali non sposate. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una coppia di donne austriache e dal figlio di una di loro.
La sentenza, definitiva perché emessa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, riguarda l’Austria, ma i principi valgono per tutti gli altri 46 Stati membri del Consiglio d’Europa.

LA SENTENZA – Nella sentenza la Corte afferma che l’Austria ha violato i diritti dei ricorrenti perché li ha discriminati sulla base dell’orientamento sessuale dei partner, visto che in Austria l’adozione dei figli dei compagni è possibile per le coppie eterosessuali non sposate. Il caso in questione è nato da un paradosso: la concessione dell’adozione alla partner avrebbe fatto perdere i diritti alla madre naturale, sua compagna. I giudici di Strasburgo hanno affermato che il governo austriaco non è riuscito a dimostrare che la differenza di trattamento tra coppie gay ed eterosessuali è necessaria per proteggere la famiglia o gli interessi dei minori. Tuttavia la Corte ha nel contempo sottolineato che gli Stati non sono tenuti a riconoscere il diritto all’adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate.

IL CASO – Il caso su cui la Corte ha stabilito la violazione dell’articolo 14 e 8 della convenzione europea dei diritti umani, che sanciscono la non discriminazione e il diritto al rispetto della vita familiare, riguarda due donne che vivono da anni in una relazione stabile e il figlio che una di esse ha avuto da un uomo con cui non era sposata. Nel 2005 le donne hanno concluso un accordo di adozione per creare un legame legale tra il minore e la compagna della madre. Ma quando si sono rivolte al tribunale per far riconoscere l’accordo, questo ha opposto un rifiuto. In base l’articolo 182.2 del codice civile austriaco la persona che adotta «rimpiazza» il genitore naturale dello stesso sesso, interrompendo quindi il legame con quel genitore. Nel caso in questione, quindi, l’adozione non avrebbe creato un nuovo legame o rimpiazzato quello con il padre, ma avrebbe reciso quello con la madre naturale del bambino.

IN GERMANIA – Anche in Germania una sentenza è intervenuta a rafforzare i diritti delle coppie omosessuali nelle adozioni: la Corte costituzionale tedesca intervenuta sul caso di una coppia nella quale uno dei due partner aveva adottato un bambino, e l’altro voleva poter a sua volta diventarne genitore adottivo, ha disposto che «l’adozione successiva» sia resa possibile a partire dal giugno 2014. La legge tedesca attualmente non prevede questa possibilità, circostanza contestata dai giudici, che vedono in questa limitazione una lesione delle pari opportunità. L’Alta Corte di Karlsruhe era chiamata a decidere sul ricorso di una donna medico di Muenster, che chiedeva di adottare una bambina bulgara già adottata nel 2004 dalla sua partner.

Redazione online

Fonte: Corriere.it

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