ABORTO: una polemica inutile sul caso della bambina brasiliana

Una polemica inutile è quella che si è aperta all’interno della Chiesa a proposito di quanto è avvenuto in Brasile, dove una bimba di nove anni, Carmen, è stata violentata ripetutamente dal suo patrigno e, dopo essere rimasta incinta di due gemellini, è stata costretta ad abortire.


Nei giorni successivi, i giornali di tutto il mondo hanno riportato con scandalo la notizia secondo cui l’arcivescovo di Olinda e Recife, don Josè Cardoso Sobrinho, ha scomunicato tutti i responsabili, compresa l’equipe medica che ha operato l’aborto. Intervenendo nella polemica, mons. Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, pur ricordando che la collaborazione all’aborto costituisce una colpa grave che, secondo il Codice di diritto canonico, porta automaticamente al di fuori della comunità cristiana (scomunica “latae sententiae”), ha tuttavia deplorato il fatto che il vescovo si fosse affrettato a dichiarare la scomunica, dando l’impressione di un insegnamento cattolico «inflessibile, incomprensibile e privo di misericordia».

In realtà, il caso non è stato creato dal vescovo di Recife, che si è limitato a ricordare la dottrina della Chiesa in materia, senza scomunicare nessuno, dal momento che la scomunica in questi casi è automatica. Il “caso” è stato artificialmente alimentato dal potere mediatico, come già era accaduto per Eluana Englaro. La obiettività del vescovo di Recife e la sua fedeltà al Magistero della Chiesa, in piena coerenza con l’enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, è provata dall’intervista alla “Folha de S. Paulo” che probabilmente mons. Fisichella non conosceva, prima di scrivere l’articolo sull’ “Osservatore Romano”, e che di seguito riportiamo:

“Fohla de S. Paulo”: «Perché scomunicare le persone coinvolte nel caso?»

Don José Cardoso Sobrinho: «Non ho il potere di scomunicare nessuno. Sta scritto nelle leggi della Chiesa. Coloro che provocano la morte in maniera diretta vengono automaticamente scomunicati, ovvero non sono più in comunione con la Chiesa. La Chiesa è talmente clemente che quanti li hanno solo appoggiati non vengono scomunicati e quanti hanno agito direttamente non sono condannati a vita. Se si pentono la Chiesa li perdona».

“Fohla de S. Paulo”: «La punizione è inflitta nonostante la legge protegga l’atto?»

Don José Cardoso Sobrinho: «Alcune leggi civili, come l’aborto e il divorzio, sono contrarie alla legge di Dio. Bisogna ricordare che la legge di Dio sta al di sopra di tutte le cose. Ho fatto quello che potevo per impedire la morte di questi innocenti».

“Fohla de S. Paulo”: «Ma la bambina correva un rischio»

Don José Cardoso Sobrinho: «Il medico diceva che il rischio c’era, ma il fine non giustifica i mezzi. Per raggiungere il buon fine di salvare la vita di lei non si potevano sopprimere due vite. Voglio fare un esempio: mi piace molto dare cibo ai poveri, ma per ottenerlo non posso rubare in banca o assalire qualcuno. Due innocenti sono morti, senza la possibilità di difendersi».

“Fohla de S. Paulo”: «Ma lei non teme che ciò allontani i fedeli dalla Chiesa?»

Don José Cardoso Sobrinho: «Se si allontanano i fedeli che non sono in comunione con gli insegnamenti della Chiesa, che sia. Hitler uccise 6 milioni di ebrei e ogni anno si fa memoria dell’olocausto. Penso anche all’olocausto silenzioso, ai 50 milioni di aborti nel mondo ogni anno».

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