ABORTO: spot britannico su una emittente pubblica

Il 24 maggio scorso, alle 22.10, l’emittente britannica finanziata con denaro pubblico Channel 4 ha trasmesso uno spot di trenta secondi a favore dell’aborto. Il messaggio («Sei in ritardo?», con immagini di giovani donne preoccupate – sembra che la parola aborto non sia mai pronunciata) è stato studiato in collaborazione con Marie Stopes, associazione no profit che assiste le donne che vogliono abortire e molto criticata dalle associazioni e dai gruppi contrari all’aborto. Channel 4 tuttavia rigetta le critiche, sostenendo di non aver infranto alcuna regola (“Avvenire”, 21 maggio 2010).

Come stabilito dalla Clearcast Uk, organizzazione che si occupa della visione dei corto pubblicitari, lo spot andrà in onda per tutto il mese di giugno e senza limitazione oraria, anche se si cercherà di impedire che venga mostrato nelle trasmissioni dedicate ai minori. Simon Calvert del Christian Institute afferma che «la gente, già probabilmente scioccata nell’apprendere quanto denaro pubblico viene dato all’associazione per eseguire gli aborti, lo sarà ancora di più nel sapere che parte di quel denaro viene usato per promuovere iniziative a favore dell’aborto». Alcuni gruppi anti-aborto stanno considerando un’azione legale contro la decisione di mandare in onda lo spot. Secondo Anthony Ozimic, portavoce di un’associazione pro-life, lo spot «è un insulto alle centinaia di donne ferite dall’aborto ogni giorno».

La reazione dei vescovi di Inghilterra e Galles è stata immediata: «L’aborto non è un prodotto di consumo», ha dichiarato un portavoce dei vescovi inglesi, secondo il quale questa pubblicità non è nell’interesse della salute psicofisica delle donne e lede il rispetto della vita (www.corriere.it, 20 maggio 2010).

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