ABORTO: posizione intollerabile di Amnesty International

La decisione di Amnesty International di inserire tra i diritti umani l’aborto in caso di stupro ha suscitato vive polemiche. Il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha, tra i primi, stigmatizzato la decisione di Amnesty affermando che «bisogna lottare contro la violenza sulle donne, contro questa forma disumana di violenza che è lo stupro e difendere la dignità delle donne, di qualsiasi donna, ma bisogna salvare la vita anche se è frutto di una violenza». Non si può «aggiungere a omicidi altri omicidi, l’uccisione di altre persone, anche se sono persone in fieri, ma sono persone, sono soggetti umani con tutta la loro dignità di esseri umani».





La decisione di Amnesty International di inserire tra i diritti umani l’aborto in caso di stupro ha suscitato vive polemiche. Il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha, tra i primi, stigmatizzato la decisione di Amnesty affermando che «bisogna lottare contro la violenza sulle donne, contro questa forma disumana di violenza che è lo stupro e difendere la dignità delle donne, di qualsiasi donna, ma bisogna salvare la vita anche se è frutto di una violenza». Non si può «aggiungere a omicidi altri omicidi, l’uccisione di altre persone, anche se sono persone in fieri, ma sono persone, sono soggetti umani con tutta la loro dignità di esseri umani».

Anche il presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, in un’intervista rilasciata alla “Radio Vaticana” (22 agosto 2007), ha affermato: «Noi siamo già scandalizzati da anni – continua Casini – per il fatto che Amnesty non abbia speso una sola parola per parlare del diritto alla vita dei bambini non ancora nati. In tutti questi anni mai niente, ed è grave per un’organizzazione la quale dichiara di voler difendere i diritti dell’uomo in ogni fase e in tutto il mondo. A questo oggi si aggiunge la rottura del silenzio, cioè che si pretende di considerare diritto della donna quello di sopprimere un figlio, anche se concepito in condizioni tragiche, come quelle dello stupro».
  
«Noi non vogliamo – afferma ancora il presidente del Movimento per la Vita – che la prigione sia la risposta a queste situazioni drammatiche per la donna, ma questo non significa che si possa tacere sul diritto alla vita, che si possa tacere sul diritto di uguaglianza di tutti gli uomini, sia già nati, sia non ancora nati. Noi faremo dei passi affinché Amnesty riveda questo suo atteggiamento». « […] pensiamo che si tratti soltanto di una breccia, in vista di qualcosa di più grande, che è intollerabile». L’ultimo riferimento è chiaramente all’eutanasia, di cui ha trattato esplicitamente nel corso dell’intervista, parlando di testamento biologico.
    E in seguito alla discutibile decisione dell’organizzazione umanitaria, il vescovo dell’Anglia orientale, monsignor Michael Charles Evans, ha lasciato Amnesty, dopo esserne stato componente attivo per 31 anni. Il presule inglese ha sottolineato che sarà «il primo di tanti» e si è detto «profondamente rattristato». «Ci sono molti cattolici – ha proseguito Evans, intervistato dal quotidiano britannico “The Independent” – che indubbiamente saranno costretti ad abbandonare l’organizzazione […]. Molti mi hanno scritto per dirmi che seguiranno la mia scelta. Ma ciascuno deciderà secondo la propria coscienza. Dobbiamo avere comprensione per le donne che hanno subito violenza sessuale, ma non dobbiamo negare il diritto alla vita del bambino».

    Amnesty, attraverso il portavoce Mike Blakemore, difende la sua posizione: «Questa decisione non vuole promuovere l’aborto, ma consentire alle donne di prendere delle decisioni sulla loro salute sessuale, libere da coercizioni, discriminazioni e violenze».

    «Amnesty International farà anche delle cose splendide – ribatte il cardinale Ersilio Tonini ai microfoni di “Sky Tg24” – ma quando arriva ad affermare che l’aborto in caso di stupro è un diritto umano va contro i valori fondamentali della nostra civiltà». «I diritti sono personali, il diritto alla vita è personale – spiega l’arcivescovo emerito di Ravenna –, l’embrione, il feto è già persona, è un essere umano. Il diritto di abortire significa diritto di uccidere».

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