ABORTO: Obama passa dalle parole ai fatti

Tutto come previsto. A tre giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca, il neopresidente Usa, Barack Obama, ha firmato l’atto che sblocca i finanziamenti federali alle ONG che praticano l’aborto come metodo di pianificazione delle nascite a livello mondiale.

Viene meno così il Mexico City Policy, protocollo firmato la prima volta da Ronald Reagan nel 1984, abrogato da Bill Clinton nel 1993 e poi ripristinato da George Bush jr nel 2001. Il provvedimento di Obama ha inevitabilmente suscitato le reazioni negative della Santa Sede e dei vescovi americani. L’arcivescovo di Filadelfia, cardinale Justin Francis Rigali, ha smascherato le contraddizioni programmatiche del presidente Obama che, in campagna elettorale, aveva dichiarato tra i suoi obiettivi la riduzione quantitativa delle interruzioni volontarie di gravidanza. «Un’amministrazione che vuole ridurre gli aborti – ha affermato il cardinale Rigali – non dovrebbe deviare fondi federali verso gruppi che promuovono l’aborto».

La Conferenza Episcopale del Colorado, in una nota, ha espresso «tristezza e preoccupazione» per il provvedimento del presidente Usa.

«Promuovere l’aborto come metodo di pianificazione familiare – proseguono i vescovi del Colorado – viola i valori e le norme etiche di molte culture straniere».

Inoltre, molti dei Paesi che hanno supportato il Mexico City Policy, hanno riconosciuto che «l’obiettivo principale della pianificazione familiare dovrebbe essere la riduzione dell’aborto, non la sua promozione», sottolinea la nota.

La scelta di Obama di inaugurare la propria presidenza con un atto che «danneggerà le famiglie di tutto il mondo» è ritenuta dai vescovi del Colorado «profondamente sciagurata».

Altro vescovo statunitense visibilmente rammaricato è mons. Thomas Gerard Wenski,  titolare della diocesi di Orlando. «Siamo preoccupati – ha detto alla Radio Vaticana – per il fatto che gli ideologi pro-aborto possano prevalere in Congresso e presentare a Obama una proposta di legge abortista più radicale». Chiara l’allusione del vescovo della Florida al Freedom of Choice Act, che estenderebbe il diritto all’aborto ai nove mesi di gestazione e alle minori di 18 anni, vietando peraltro restrizioni legislative nei singoli Stati e ogni forma di obiezione di coscienza.

Dal Vaticano è arrivato il commento di mons. Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. In un’intervista al “Corriere della Sera”, Fisichella ha ricordato che sui temi eticamente sensibili è necessario «ascoltare tutte le istanze del Paese senza rinchiudersi in visioni ideologiche con l’arroganza di chi, avendo il potere, pensa di poter decidere della vita e della morte».

Quando, come nel caso di Barack Obama, che ha anche disposto la chiusura del carcere di Guantanamo, «ci si erge giustamente a paladini della dignità della persona, ci si aspetta che tale diritto sia esteso a tutti, senza discriminazioni, né contraddizioni profonde», ha aggiunto Fisichella.

Gli fa eco il presidente emerito della stessa Pontificia Accademia per la Vita, mons. Elio Sgreccia secondo il quale il nuovo inquilino della Casa Bianca «tra le tante cose buone che poteva fare, ha scelto la peggiore», favorendo una vera «strage degli innocenti».

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