Aborto: negli Stati Uniti infermiere obiettrici fanno causa all’ospedale

(di Emanuele Gagliardi) Una dozzina di infermiere obiettrici di coscienza hanno fatto causa ad un ospedale del New Jersey che ha imposto loro dallo scorso settembre di assistere le donne che si sottopongono all’interruzione di gravidanza prima e dopo l’intervento.

Misura, sostengono le infermiere, che viola le leggi federali e statali che garantiscono i diritti di medici e personale paramedico contrari all’aborto per motivi morali e religiosi. «Faccio l’infermiera per aiutare le persone, non per aiutarle ad uccidere, nessun addetto sanitario può essere costretto a scegliere tra aiutare l’aborto o essere penalizzato sul lavoro», dichiara Beryl Otieno-Negoje (Cfr. Rob Stein, New Jersey nurses charge religious discrimination over hospital abortion policy, “Washington Post”, 28 novembre 2011).

Un’altra infermiera, Fe Esperanza R. Vinoya, racconta che un medico le disse: «Devi solo afferrare la testa del bambino. Non preoccuparti, è già morto». «La professione infermieristica – aggiunge Vinoya – ha come traguardo la guarigione, e la legge protegge il nostro diritto a non fornire prestazioni connesse all’aborto». Dal canto suo, l’University Hospital ribatte con una dichiarazione in cui si afferma che nessun infermiere è stato «costretto a partecipare direttamente, anche solo con la presenza nella sala, ad una procedura a cui si oppone in base alle convinzioni etiche e religiose».

L’ospedale pertanto avrebbe «pienamente rispettato le leggi federali e statali», recita la nota auspicando altresì che ciò sia riconosciuto nell’udienza fissata per il 5 dicembre 2011. I giudici, intanto, hanno emesso un ordine temporaneo che vieta ai responsabili sanitari di chiedere alle infermiere di assistere le donne prima o dopo l’aborto. (Emanuele Gagliardi)

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