ABORTO: «RU486, così prevale il diritto del più forte»

Riportiamo uno stralcio dell’intervista di Francesco Ognibene al card. Angelo Bagnasco (“Avvenire”, 2 agosto 2009).

«Eminenza, perché parla di “discesa di civiltà?”»

«Là dove la vita nella sua integra dignità non è riconosciuta ma ulteriormente offesa e ferita, di certo non si può dire che la civiltà cresca»

«In questi mesi si sono rincorse notizie negative sul fronte della vita: dalla morte di Eluana alla sentenza della Corte costituzionale sulla Legge 40. Ora l’adozione dell’aborto chimico.
Cosa rivelano?»

«L’indirizzo prevalente verso una libertà dell’individuo che si pretende assoluta, cioè sciolta da ogni rapporto con altre libertà e altri diritti. Non esiste, invece, un solo diritto, ma tanti che devono dialogare tra loro. Da una parte c’è la donna, certo, ma di fronte a lei c’è il diritto di una nuova vita umana che ha tutta la dignità della persona. Le libertà devono dialogare, e i diritti contemperarsi. Dove non c’è il rispetto integrale della vita umana nel suo concepimento, nella sua fragilità, e poi nel suo tramonto, la società è meno umana. È amaro che così prevalga il diritto del più forte»

«Si sostiene che la RU486 non è altro che una possibilità di scelta in più per abortire. È così?»

«Il criterio della libera scelta è solo apparentemente buono, umano, rispettoso. Nelle diverse questioni relative alla vita non si tratta solo di voler fare o meno una certa cosa: è piuttosto questione di saper riconoscere valori e diritti oggettivi cui corrispondono doveri altrettanto oggettivi, una dignità umana che precede qualsiasi opzione. A ben vedere, il discorso della libertà di scegliere ciò che si preferisce afferma solo il diritto del più forte»

«Nuove misure in materie tanto nevralgiche inducono, di solito, mentalità e costumi nuovi. Sarà così anche con l’aborto chimico?»

«La pillola abortiva rende tutto più facile, anche se le disposizioni dettate per l’adozione del farmaco ne prevedono l’uso esclusivo in ambiente ospedaliero. Intrinsecamente, mi pare che la mentalità che si rafforza è sempre più quella di un fatto privato, puramente individuale: il rapporto del soggetto con una vita nuova.
Ma la differenza è che il soggetto adulto è certamente più forte del concepito, che non ha alcuna possibilità di affermare se stesso»

«La RU486 rilancia l’apparente competizione tra il diritto della madre e quello del figlio. Come si scioglie questo nodo?»

«La cultura oggi dominante sempre più afferma l’assolutezza dell’individuo e non della persona. Questa invece è costitutivamente in dialogo con gli altri soggetti, la loro libertà, i loro diritti e doveri. Una cultura centrata sull’individuo concepisce l’uomo in termini di libertà e autodeterminazione assolute, un’isola accanto ad altre che sembrano entrare in rapporto tra loro più per convenienza che non per solidarietà.
Il rapporto personalista ha in sé, invece, l’idea forte del farsi carico, del prendersi cura dell’altro perché lo si vede come un dono, anche quando la relazione costa e chiede di giocarsi in prima persona».

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