ABORTO: la nuova legge spagnola potrebbe portare gli aborti a 230.000 all’anno

Il disegno di legge che il Governo spagnolo si propone di approvare nei prossimi mesi presupporrà un enorme aumento del numero degli aborti, arrivando a superare i 230.000 all’anno nel 2015.





Il disegno di legge che il Governo spagnolo si propone di approvare nei prossimi mesi presupporrà un enorme aumento del numero degli aborti, arrivando a superare i 230.000 all’anno nel 2015.

Sono le stime dell’Istituto per la Politica Familiare (IPF), il cui presidente, Eduardo Hertfelder, ha chiesto al Governo di «rettificare immediatamente» il provvedimento. Infatti, se il progetto venisse approvato nei suoi termini attuali, l’IPF, tenendo conto della progressione storica dell’aumento della percentuale di aborti, calcola che entro 7 anni morirebbero 637 bambini al giorno, il che significa un aborto ogni 2,3 minuti.
Secondo Hertfelder, «l’aborto libero fino alla 12ª settimana, insieme al “colabrodo attuale” degli aborti permessi fino all’ultima settimana di gestazione per il cosiddetto “rischio psicologico per la madre”, così come il decreto-legge approvato recentemente di mancata registrazione dei dati che aumenterà la frode della legge attuale, provocherà un “effetto di richiamo” nel resto dei Paesi dell’UE».

La Spagna diventerebbe così nei prossimi anni il Paese con il più alto numero di aborti in Europa, il che contrasta con la tendenza alla stasi e perfino alla diminuzione in altri Paesi europei.
«Mentre sia nei Paesi dell’allargamento (la Romania ha visto una diminuzione del 67%) che in quelli dell’Europa a 15 (Germania, Italia, ecc.) in cui storicamente si è registrato un gran numero di aborti il loro numero diminuisce, la Spagna è passata dal rappresentare uno su 31 aborti europei a 1 su 12», ha affermato Herteflder.

In una lettera pubblicata da vari media digitali, l’Arcivescovo emerito di Pamplona, mons. Fernando Sebastián, ha criticato duramente l’annuncio del Governo, che trasformerebbe la Spagna nella «patria dell’aborto in Europa».

«La permissività di fronte all’aborto sta facendo di noi una Nazione degradata e corrotta», ha osservato il presule. «Non possiamo essere complici in questa corsa per la distruzione morale della Spagna e degli Spagnoli». «Vogliamo che l’aborto sia considerato per quello che è, un crimine disumano e distruttore, anziché essere presentato come un diritto e una soluzione».

Monsignor Sebastián ha aggiunto che gli abortisti «ricorrono sempre allo stesso sofisma: considerare e presentare l’aborto dal punto di vista degli adulti. È come interpretare il furto dal punto di vista degli interessi dei ladri». «Il vero punto di vista per valutare umanamente l’aborto è quello del bambino abortito. Se non è lecito uccidere un bambino appena nato, perché sarebbe lecito ucciderlo qualche settimana prima della sua nascita? Solo per la convenienza dei più forti».

Il presule chiede «urgentemente» alle famiglie cattoliche di reagire contro «l’esaltazione del “sessualismo” selvaggio» che si sta impiantando nella nostra società «con l’impulso delle minoranze nichiliste e il silenzio codardo di quasi tutti gli altri», nel cui contesto l’aborto non è altro che «un ulteriore elemento del sistema».

Monsignor Sebastián chiede poi ai politici «un dibattito serio» e in cui «tutti possiamo parlare alle stesse condizioni, un dibattito in cui i cattolici e tutte le persone oneste possano parlare e manifestarsi con chiarezza e libertà».
Allo stesso modo, chiede ai politici e agli intellettuali contrari all’aborto di «avere il coraggio di dirlo chiaramente» e di chiedere ai loro partiti «libertà di coscienza per votare».
Secondo Lola Velarde, presidente dell’IPF European Network, «in questo momento non esiste una domanda sociale in Spagna che giustifichi la promulgazione di una nuova legge sull’aborto», per cui «si tratta di un progetto meramente ideologico con implicazioni a livello mondiale».

La Velarde ha confermato che il numero degli aborti «sta arrivando a una stasi in Europa Occidentale, ed è in diminuzione in molti Paesi dell’ex Europa dell’Est», anche se in alcuni Stati «già esiste un provvedimento come quello che si vuole approvare in Spagna», pur se «con maggiori controlli sulla sua applicazione».

«In questo momento in Spagna esiste di fatto l’aborto libero, visto che c’è un’enorme frode nel ricorso al presunto pericolo fisico o psicologico per la madre, al quale si può far appello durante tutta la gravidanza».
Dall’altro lato, secondo la Velarde, la «rete di esperti» creata dal Governo per assistere la redazione della legge è «totalmente unilaterale», visto che in essa, afferma, «sono stati vietati i gruppi di difesa della vita». Dietro tutto ciò, spiega, c’è «un progetto ideologico a livello internazionale, del quale la Spagna sta diventando la punta di diamante», portato avanti da «lobbies molto forti che hanno interessi non solo ideologici, ma anche economici». (ZENIT.org, 10 settembre 2008)

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