ABORTO: la manifestazione di Londra

Sabato 27 ottobre si è tenuto a Londra, di fronte al palazzo di Westminster, sede del Parlamento, un attesissimo raduno organizzato dal movimento contro l’aborto, la cosiddetta Alive and Kicking campaign. La manifestazione, cominciata allo scoccare della mezzanotte

Sabato 27 ottobre si è tenuto a Londra, di fronte al palazzo di Westminster, sede del Parlamento, un attesissimo raduno organizzato dal movimento contro l’aborto, la cosiddetta Alive and Kicking campaign. La manifestazione, cominciata allo scoccare della mezzanotte, illuminando il palazzo stesso con una scritta a caratteri cubitali che ricordava al mondo il numero atroce delle vittime di tanta barbarie, ha avuto un duplice scopo: richiamare l’attenzione sul 40mo anniversario del decreto che, dando scandalo al mondo civile, legalizzò la pratica dell’aborto nel Regno Unito, nonché domandare con insistenza una riduzione del limite massimo di tempo entro il quale l’aborto può essere praticato.

Si stima che il numero dei partecipanti alla manifestazione sia ammontato a diverse migliaia. Questi si sono in seguito portati alla Cattedrale di Westminster, dove una Messa solenne ha ricordato i quasi sette milioni di aborti praticati nel Regno Unito a partire dal 1967.

Al contrario, il mercoledì successivo il ministro della Sanità inglese Primarolo, una donna, ha prontamente risposto alle richieste dei manifestanti dichiarando non vi sarebbe alcuna evidenza scientifica per abbassare il limite di tempo massimo per l’aborto al di sotto delle attuali 24 settimane. Inoltre gli abortisti sono già partiti al contrattacco, con un gruppo di deputati che ha raccomandato che si faciliti alle donne l’aborto, con la riduzione del numero di medici tenuti a dare parere favorevole da due ad uno. Allo stesso tempo, a infermiere e levatrici dovrebbe venir data la possibilità di praticare esse stesse l’aborto e la procedura potrebbe quindi essere completata dalla donna “a casa”. È così che gli abortisti, accecati dall’ ideologia, chiedono che si torni alla situazione precedente al 1967, per ovviare alla quale, almeno ufficialmente, la legge sull’aborto fu promulgata.

Infatti, proposta da un deputato liberale, David Steel che, essendosi così guadagnato la Paria, oggi siede alla Camera dei Lord da dove piange lacrime di coccodrillo su questo vergognoso stato di cose, la legge del 1967 intendeva risolvere il problema degli aborti illegali, in base al fatto che questi erano la maggiore causa di decesso tra le donne in stato interessante. In quell’occasione gli scrupoli del Parlamento furono messi a tacere con la rassicurazione che il nascituro non sarebbe stato privato della protezione della legge. Non è stata che una delle tante ipocrisie del caso e la realtà attuale non potrebbe essere più diversa. Il nascituro, specie se portatore di malformazioni, non gode di protezione alcuna. In realtà nel Regno Unito si praticano 200,000 aborti all’anno e la legge inglese é una delle più permissive in Europa, consentendo l’aborto fino a 24 settimane e, in caso di malformazioni del feto, addirittura fino alla nascita.

Quest’ultima considerazione lascia particolarmente perplessi, dal momento che tutte le organizzazioni che rappresentano i portatori di handicap sono naturalmente contrarissime ad una pratica tanto spietata. Inoltre gli stessi deputati che più sostengono l’aborto sono fieramente avversi ad ogni tipo di discriminazione verso i portatori di handicap, di cui pure posano a campioni, il che dimostra a quale deplorevole livello di confusione delle idee può giungere chi parte da un falso principio.

La buona notizia é che il Collegio Reale di Ostetricia e Ginecologia, un vero e proprio nido di abortisti, ha espresso serie preoccupazioni perché i medici, soprattutto i giovani, obiettano e si rifiutano di procurare aborti, a dispetto del fatto che, come si dice, essi costituiscano parte integrante del “benessere” della donna, nonché delle “cure” a lei dovute.

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