ABORTO: la legge sul figlio unico in Cina compie trenta anni

I media statali cinesi si apprestano in questi giorni a celebrare un triste anniversario. Sono infatti passati trenta anni da quando il leader comunista Deng Xiaoping istituì la cosiddetta “legge sul figlio unico”, con cui si impediva alle coppie cinesi di poter avere più di un bambino.

Tale provvedimento, attuato grazie al controllo capillare di uomini del partito in ogni provincia cinese, ha impedito in questi anni – secondo quanto riportato da padre Bernardo Cervellera su “Liberal” del 28 settembre – la nascita di ben quattrocento milioni di bambini. I pretesti addotti dalle autorità della Repubblica Popolare sono i soliti, logori mantra della politica di controllo delle nascite di maltusiana memoria: l’imposizione del figlio unico avrebbe, ad esempio, aumentato la ricchezza della famiglie e ridotto le spese statali su sanità e alloggi. Inoltre, sempre secondo fonti governative, lo Stato non imporrebbe più il divieto di procreare attraverso la forza, bensì con la persuasione, aiutando economicamente le famiglie che decidono di avere un unico figlio.

Tali due aspetti della versione ufficiale possono essere però facilmente smentiti. Ad esempio, sotto il lato strettamente economico e demografico, la Cina è una nazione che invecchia a ritmi elevatissimi. Le catastrofiche conseguenze, sempre secondo padre Cervellera, che si avranno quindi sul sistema previdenziale sono facilmente immaginabili: nel 2030 – stando a fonti governative – il 23% della popolazione avrà più di sessant’anni, con un rapporto di due lavoratori per ogni pensionato. A criticare i vertici del partito vi sono però anche alcuni illustri esponenti dell’establishment cinese: non si spiegherebbe altrimenti la richiesta, da parte dei deputati di Canton e Shangai, di poter cambiare la legge, per concedere alle coppie di poter avere almeno due figli.

Concludendo, la versione secondo cui lo Stato non imporrebbe più la politica del figlio unico con la forza non è altro che una delle solite deformazioni della realtà attuate dagli uomini di Pechino mediante i media filogovernativi. È infatti di un mese fa la notizia, riportata da “Asia News”, secondo cui una donna di 23 anni, Li Hong-Mei, sarebbe stata condotta contro la sua volontà in ospedale per essere sottoposta a un intervento di sterilizzazione. La sua colpa? Avere avuto un secondo figlio.

Donazione Corrispondenza romana