ABORTO: genocidio femminile in India

Tra le famiglie benestanti indiane, che possono permettersi le moderne ecografie ad ultrasuoni per conoscere il sesso del feto, è diffusa l’abitudine di praticare l’aborto selettivo, ossia interrompere la gravidanza se il nascituro è femmina.





Tra le famiglie benestanti indiane, che possono permettersi le moderne ecografie ad ultrasuoni per conoscere il sesso del feto, è diffusa l’abitudine di praticare l’aborto selettivo, ossia interrompere la gravidanza se il nascituro è femmina. Il risultato è che nelle regioni più povere dell’India su mille bambini 950 sono femmine, mentre nelle zone più ricche solo 300 su mille.

L’organizzazione umanistica britannica ActionAid ha lanciato l’allarme, ripreso da “Il Foglio” del 24 giugno 2008, dichiarando, attraverso la sua esponente Lara Turquet, che in India «il rapporto maschi-femmine sta scendendo più rapidamente nelle zone urbane ricche». Bajayalaxmi Nanda, attivista indiana per i diritti delle donne, ha spiegato: «la pratica dell’aborto selettivo è particolarmente diffusa tra coloro che sono al di sopra della soglia di povertà; sono gli abitanti delle città, la classe media e i ricchi a farlo».

Si calcola che circa dieci milioni di feti femminili siano stati abortiti in India negli ultimi vent’anni e 500 mila le bambine abortite ogni anno.

Il fenomeno dell’aborto selettivo è stato denunciato, tra gli altri, anche dal Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon: «La violenza contro le donne è una questione che non può attendere. Attraverso la pratica della selezione sessuale prenatale un numero imprecisato di esse non ha neppure diritto alla vita».

Il Governo indiano ha chiesto aiuto alla Chiesa Cattolica per prevenire e diminuire gli aborti. L’Arcivescovo Oswald Gracias di Bombay, che la scorsa primavera aveva aderito alla moratoria de “Il Foglio”, ha definito l’aborto selettivo un «crimine contro l’umanità».

Alla luce di tutte queste dichiarazioni qualcosa si è mosso e qualche iniziativa per correre ai ripari di questa situazione prende forma, tra queste il progetto Dhanalaxmi (la dea della ricchezza), che prevede una donazione di 15.500 rupie – pari a circa 385 dollari – per ogni bambina che nasce.

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