ABORTO: da correggere le linee guida sull’applicazione della Legge 40

Le linee guida alla Legge 40 che regola la fecondazione assistita sono oggetto di una verifica che culminerà probabilmente in un intervento correttivo. Così riferisce il ministro del Welfare nel suo intervento alla Commissione Sanità del Senato.





Le linee guida alla Legge 40 che regola la fecondazione assistita sono oggetto di una verifica che culminerà probabilmente in un intervento correttivo. Così riferisce il ministro del Welfare nel suo intervento alla Commissione Sanità del Senato.

«Sulla Legge 40 – dice Sacconi – sorge un problema di carattere giuridico formale. Mi riferisco agli interventi diagnostici preimpianto e alle linee guida del mio predecessore: è paradossale che si ritenga oggi che la Legge 40 consenta ciò che i referendari chiedevano invece di reintrodurre cambiando la legge».

Necessità perciò di un esame delle disposizioni che accompagnano la legge sulla procreazione assistita, emanate dall’ex ministro della Salute Livia Turco, che hanno eliminato il divieto alla diagnosi preimpianto dell’embrione.
«Stiamo facendo una attenta verifica delle linee guida sulla Legge 40 per la procreazione medicalmente assistita che, credo, non potrà che condurre a un intervento correttivo». Le nuove priorità sulla materia spiega il Ministro saranno invece «il rafforzamento delle politiche di prevenzione della sterilità e la promozione della ricerca sulla crioconservazione dei gameti».

Le nuove linee guida alla Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma) eliminano il divieto di diagnosi preimpianto degli embrioni, pur mantenendo quello relativo a qualsiasi diagnosi a fini eugenetici come prevede la normativa in vigore.

Nel documento, voluto dall’ex ministro della Salute e pubblicato in Gazzetta Ufficiale negli ultimi giorni del governo Prodi, la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita viene estesa anche alla coppia in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, e in particolare del virus Hiv e di quelli delle epatiti B e C, riconoscendo che tali condizioni siano assimilabili ai casi di infertilità per i quali è concesso il ricorso alla Pma. In questi casi c’è infatti un elevato rischio di infezione per la madre e il feto conseguente a rapporti sessuali non protetti con il partner sieropositivo.

Un rischio che, di fatto, preclude la possibilità di avere un figlio a queste coppie. Ma c’è di più. L’indicazione di ogni centro per la Pma deve assicurare la presenza di un adeguato sostegno psicologico alla coppia, predisponendo la possibilità di una consulenza da parte di uno psicologo adeguatamente formato nel settore. Il decreto della Turco, che aggiorna le precedenti linee guida del 21 luglio 2004, è stato firmato dal ministro della Salute lo scorso 11 aprile, all’indomani del pronunciamento da parte del Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore di Sanità.

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