ABORTO: autorizzata in Italia la pillola RU486?

Nella mattina del 27 febbraio 2008 le Agenzie battono la notizia che è stato compiuto un «primo passo verso l’introduzione in Italia della RU486: seguendo il principio del mutuo riconoscimento, la Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco(AIFA) ha dato parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al commercio del prodotto».





Nella mattina del 27 febbraio 2008 le Agenzie battono la notizia che è stato compiuto un «primo passo verso l’introduzione in Italia della RU486: seguendo il principio del mutuo riconoscimento, la Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco(AIFA) ha dato parere favorevole alla richiesta di autorizzazione al commercio del prodotto». Richiesta avanzata a fine novembre 2007 dall’Exelgyn, ditta francese che produce la pillola abortiva.

«L’enfasi e la ricchezza di dettagli con cui è circolata sugli organi di informazione la notizia di un primo via libera alla RU486 – rileva Romano Colozzi, Assessore alle Risorse, Finanze e Rapporti Istituzionali della Regione Lombardia e Consigliere d’Amministrazione dell’AIFA – desta non poco stupore e fa sorgere qualche sospetto. È evidente che qualcuno voglia creare una sorta di accelerazione mediatica del processo di autorizzazione della RU486 con evidenti finalità politiche. Magari nella fretta di dare riscontro alla più volte annunciata autorizzazione anche in Italia della pillola abortiva da parte del ministro della Salute».

«La competenza per l’autorizzazione all’immissione in commercio della RU486 – spiega Colozzi – con buona pace di tutti, non è ne del ministro della Salute, ne del Consiglio superiore di Sanità, né della Commissione Tecnico Scientifica (…) ma semplicemente del Consiglio di Amministrazione dell’AIFA, il quale non è mai stato ancora coinvolto su questo provvedimento e nel momento in cui questo avverrà esso assumerà le determinazioni che più riterrà opportune».

«Da settimane – prosegue – si susseguono pronostici sulla data in cui questa autorizzazione sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (…). Io so solo che la questione inerente l’utilizzo della RU486 ha fortissime implicazioni sanitarie, etiche, giuridiche, politiche ed economiche e, su tutte queste, il CdA potrà e dovrà fare tutti gli approfondimenti necessari. Essendo questa una questione molto rilevante, credo che la cosa più importante sia compiere la scelta giusta senza tenere il cronometro in mano».

Eugenia Roccella, giornalista, ex-radicale oggi candidata nelle liste del PdL, autrice con Assuntina Morresi del libro La favola dell’aborto facile, miti e realtà della pillola Ru486 (Franco Angeli, 2006), commentando la possibile futura commercializzazione in Italia del farmaco rileva che «l’autorizzazione data al farmaco non basta: con la RU486 non si riesce ad abortire, se non in associazione ad un secondo farmaco, una prostaglandina che provoca l’espulsione. Il Cytotec, la prostaglandina più usata, è un farmaco registrato come antiulcera. Il suo uso come abortivo non è mai stato registrato in nessun Paese, perché la Searle, la casa produttrice, dichiarò ufficialmente nel 2001 che non aveva nessuna intenzione di sperimentarlo per questo uso. Il motivo è semplice: la letteratura scientifica abbonda di casi di rottura dell’utero per assunzione di misoprostol, seguiti da interventi di isterectomia e anche casi di morte materna. Nell’agosto del 2000 in una lettera ufficiale la ditta ha diffidato dall’uso del Cytotec per indurre parto o aborto, precisando che “La Searle promuove l’uso del Cytotec solamente per le sue indicazioni approvatè”».

«Chi si assumerà in Italia – conclude Roccella – la responsabilità di inserire un farmaco non  autorizzato in un protocollo ufficiale? Ma soprattutto: per quale motivo tanta ostinazione nell’introdurre un metodo abortivo pericoloso, insicuro, peggiore di quello attuale e che offre così poche garanzie per la salute delle donne?».

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