A Lugo di Romagna, croci vietate in cimitero per rispetto del decoro.

“Ea morte non va in busa se no ea ga ea so scusa”, dicono al mio paese.
Un modo per dire che davanti alla morte si cerca sempre una giustificazione, ma anche semplicemente si cerca una “scusa” qualcosa che ammortizzi il dolore il distacco.

Insomma da sempre con la morte dobbiamo fare i conti tutti.
Belli e brutti, ricchi e poveri
Come diceva il Principe De Curtis, in arte Totò, – ‘A morte ‘o ssaje ched”e?… è una livella. – Già, na livella.
Ed anche il dolore è uguale per tutti, la fatica di affrontare la mancanza di una persona cara, di qualcuno con cui avevamo fatto progetti senza mai tener conto che sulla nostra vita e sul nostro destino c’è un progetto che non facciamo noi.
Non spetta a noi sapere l’ora della fine, anche se di questi tempi c’è chi pur di decidere quell’ora l’anticipa.

Insomma, vi parlo di morte perché dietro ai regolamenti comunali come quello di Lugo di Romagna, che vieta le croci sulle lapidi, ma non sono i soli accade anche in provincia di Varese a Origgio e in molti altri comuni, io non ci vedo tanto un motivo di “tutela del decoro” che confusione vuoi che faccia una piccola croce?
Non ci vedo nemmeno un motivo di rispetto per chi nella croce non vede il segno della resurrezione, non mi risulta ci siano musulmani che hanno chiesto di vietare la croce ai cristiani nei loro cimiteri.
Ognuno si metta il simbolo che dice chi è, la mezzaluna, la stella di David, la croce, morti sian morti tutti.

Ma chi crede nella resurrezione, vede in quella croce, in quel segno di croce la certezza che un giorno ci si ritroverà, e la gioia ripagherà degli abbracci che ci mancano tanto, dei baci non dati, delle risate perdute, di quella carnalità che la morte ruba a chi resta.

Ed invece no, in certi comuni, ordine e decoro sembrano fare rima con il nulla.
Tanto che sulla tomba per regolamento ci si possono mettere solo: nome cognome – data di nascita e di morte – Come a dire, nemmeno un “Requiem eterna” – Un “non piangete, sono accanto a voi”, o “papà carissimo ci manchi tanto”.

Ecco, io dietro a queste ordinanze, a questi regolamenti comunali, ci vedo il vuoto che avanza, il non saper amare la propria tradizione, il non saper più nemmeno ascoltare i nostri vecchi, quelli che tramandano la storia, … una volta passando davanti al cimitero si segnavano – facevano il segno di croce – e qualcuno lo fa ancora.
Qualcuno a bassa voce recita un eterno riposo – credenti o no, consapevoli che in quel campo santo – riposa la storia di un paese, che quelli che restano e continuano la loro vita terrena con la morte continueranno a faci di conto

Quindi non diamo la colpa al rispetto per la multietnicità – la croce e le parole di conforto chiedono che vengano tolte, coloro che credono che con la morte si possa non far di conto e prima o poi saranno chiamati a ricredersi.

Lungo il sentiero delle Cinque Terre, appena dopo Manarola, sul muro del cimitero a sfidare il vento che viene dal mare stanno i versi di Vincenzo Cardarelli:

O aperti ai venti e all’onde
liguri cimiteri !
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, la grande luce
si va sfacendo e muore.

Ho pensato che anche quello è un luogo di bellezza, di riflessione e che quelle croci e quei versi tutto sono tranne che una “mancanza di decoro”.

di Nerella Buggio
Donazione Corrispondenza romana