2014, crollo record di fedeli nella Chiesa tedesca: -280 mila

MarxMa si è proprio sicuri che la linea “kasperiana” o “marxiana” che dir si voglia, seguita dalla Conferenza episcopale tedesca, sia quella vincente e che davvero intercetti il sentire popolare? Le scarse risposte al questionario presinodale raccolte e le sempre più marcate prese di distanza da parte di Vescovi in disaccordo con certe “aperture” ai divorziati risposati ed alle condotte omosessuali, già suggerivano di dare a questo interrogativo una risposta negativa. Ma ora un nuovo dato, incontrovertibile, si è aggiunto.

La Chiesa Cattolica tedesca lo scorso anno ha perso un numero record di fedeli, ancor più significativo del tracollo registrato nel 2010, quando si toccò “solo” quota -181.193. Ad ammetterlo, è stata la stessa Conferenza episcopale per bocca del suo Presidente, il Card. Reinhard Marx (nella foto), «rammaricatosene profondamente», pur non sapendosi spiegare le ragioni di tanta disaffezione: oltre 280 mila tedeschi hanno abiurato nel 2014, circa 39 mila in più dell’anno precedente. I cattolici dichiarati, presenti per lo più nelle regioni meridionali, sfiorano appena i 24 milioni in tutto ovvero il 29,5% della popolazione complessiva.

Il problema, qui, non è solo numerico, è anche economico: ogni contribuente tedesco, infatti, deve dichiarare se sia cattolico, protestante o se non aderisca ad alcuna religione. Lo Stato trattiene tra l’8 ed il 10% delle tasse addizionali a chi si sia dichiarato credente, consegnando la somma relativa alla sua chiesa, cosicché questa possa gestire il crescente numero di istituzioni sociali – come asili e case di cura – tramite associazioni religiose. Solo i contribuenti, che non si dichiarano credenti, sono considerati esenti da tale imposta.

I motivi della débâcle, in realtà, ci sembrano quanto mai evidenti, tenendo conto delle posizioni assunte proprio dai Vescovi tedeschi al Sinodo dell’ottobre scorso: quando la Chiesa Cattolica smette di fare la Chiesa Cattolica, perde credibilità, autorevolezza e la gente se ne va. Ma i rimedi finora proposti sono peggiori del male: ad esempio, quello avanzato dal portavoce dell’organizzazione ultraprogressista ed ipercritica verso Roma «Noi siamo chiesa» (“Wir sind Kirche”), Christian Weisner, secondo cui sarebbe necessario «rompere» con la dottrina «conservatrice» di Benedetto XVI. Proprio il contrario di quel che la gente chiede. Ma Weisner se la prende anche, non a caso, con lo «spirito riformista» di papa Francesco, accusato di non esser stato «così sensibile come avrebbe dovuto essere in Germania». La realtà è un’altra: Noi siamo chiesa ha il dente avvelenato con l’attuale Pontefice, perché è colui che ha materialmente scomunicato la sua co-fondatrice e presidentessa, Martha Heizer, oltre a suo marito Gert.

Inutile allora ricercare in tanti sociologismi ed acrobazie mentali le cause di certi risultati: se negli ultimi cinquant’anni si è verificato un crollo di vocazioni con seminari e chiese deserti, se ora in Germania i fedeli abbandonano la Chiesa “kasperiana” in cui non si riconoscono, l’antidoto è uno solo, cambiar direzione, disfarsi di tante fantasie progressiste e tornare alle radici autentiche del Cristianesimo, quelle di sempre ovvero Sacra Scrittura, Magistero e Tradizione.

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