Crocifisso al collo, 12enne picchiata, ma si nega il movente religioso…

crocifissoAveva un piccolo crocifisso al collo: è stato questo il movente, che ha spinto un 12enne senegalese, da poco residente regolarmente in Italia, prima ad insultare e minacciare – pare anche di morte – una coetanea, poi a colpirla alle spalle con un pugno, inferto con forza. Il drammatico episodio è avvenuto all’uscita dalla scuola media “Benedetto Brin” di Terni. Il baby-aggressore, che solo dallo scorso 27 aprile aveva iniziato a frequentare l’istituto, è stato subito bloccato dalla madre della vittima, ha confermato di fronte ai Carabinieri la ragione del suo gesto, eppure non è imputabile in quanto minore di 14 anni. La ragazzina, condotta al Pronto Soccorso dell’Ospedale Santa Maria, ha riportato una contusione toracica, giudicata guaribile in 20 giorni. Ma è rimasta sotto choc ed ora ha paura di tornare a scuola.

Il Comune per bocca dell’assessore alla Scuola, Carla Riccardi, sdrammatizza. Lo stesso, la scuola. Ma non si limita a questo. La cosa sconcertante, secondo quanto riferito da TgCom24 e da Repubblica, è che, nonostante quanto ammesso ai militari dallo stesso aggressore, la preside giunga ad affermare: «La religione non c’entra. I due bambini non andavano d’accordo, avevamo già convocato i genitori di entrambi, perché c’era stato un altro episodio la settimana precedente durante la gita scolastica», come se la responsabilità dell’accaduto fosse attribuibile ad entrambi, al 50%. Che i motivi siano effettivamente «religiosi», però, lo ha confermato anche il quotidiano della Cei, Avvenire, sul suo sito Internet.

Anche il Vescovo, mons. Giuseppe Piemontese, pur rilevando la gravità dell’episodio, ha chiesto di non strumentalizzarlo. I fatti, però, parlano da soli. E tanto Lega Nord quanto Fratelli d’Italia e Forza Nuova, oltre a molte sigle locali, han chiesto che la famiglia del manesco alunno venga rispedita nel suo Paese.

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