1 italiano su 4 legge testi religiosi, ma occorre discernimento…

BibbiaLa secolarizzazione sarà pure rampante, ma non è riuscita, né tanto meno riesce ora a spegnere la sete del Dio vivente, che arde nel cuore di ogni uomo: la conferma è giunta a sorpresa dal Quinto osservatorio sull’editoria cattolica, indagine commissionata dall’Uelci (Unione Editori e Librai Cattolici Italiani) e curata dall’Ufficio Studi dell’Aie (Associazione Italiana Editori) e dal Cec (Consorzio Editoria Cattolica).

Secondo i dati raccolti, il 37,7% dell’intero mercato è assorbito da tematiche prettamente spirituali, di fede. In pratica, 4 Italiani su 10: non poco… In cifre, si sta parlando di ben 5,7 milioni di lettori, un pubblico sempre più vasto, oltre tutto in espansione e molto diverso da quello di fine Novecento. Ora molti, tra i lettori, sono giovani con un titolo di studio medio-alto (38%), soprattutto professionisti e lavoratori autonomi (28%), non necessariamente credenti, né praticanti. Nel 40% dei casi pare desiderino approfondire un discorso di fede, in special modo le ragioni del credere; il 39% cerca invece una generica analisi culturale, che consenta di migliorare la propria vita; il 15% acquista testi, che aiutino e rafforzino la devozione.

Si compra per lo più nelle librerie “specializzate” (soprattutto cattoliche: 58,5%), ma il 19,3% si rivolge anche a quelle generaliste, il 7,2% on line, sia per la versione stampata (4%), sia per quella e-book (2%): «L’interesse dei lettori verso libri di argomento religioso è in crescita – ha confermato Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio Studi Aie Le ragioni sono evidenti, basti pensare al ruolo che il ‘religioso’ ha oggi su temi, che vanno dalla bioetica alla geopolitica»: il settore diventa, insomma, sempre più «chiave di lettura delle trasformazioni e degli interrogativi posti dalla modernità. Questo introduce dinamiche nuove all’interno del settore», al punto – come osserva Gianni Cappelletto, presidente Uelci – da spingere a «ripensare al sistema di offerta e distributivo».

A fronte di tutto ciò, v’è un ulteriore dato su cui riflettere, poiché non è tutto oro quel che luccica: l’editoria considerata “religiosa” rappresenta ancora, nonostante i dati incoraggianti appena snocciolati, soltanto il 9% del totale dei titoli pubblicati, ma paradossalmente è ancor meno – il 6,6% – sui canali specificamente cattolici. Il che rende evidente ciò ch’è facile intuire ovvero come non tutto quanto passi sotto il nome di “religioso”, sia davvero tale, né presenti contenuti necessariamente validi. Di spiritualità, di teologia, di anima parlano ormai tutti, dagli esperti ai guru, dai matematici ai sacerdoti, dagli showman agli atei professi e dichiarati: scegliere in questo mare magnum di titoli richiede grande discernimento, perché trovarne di veramente validi è estremamente difficile. Non che non vi siano, ma occorre un’adeguata preparazione per non ritrovarsi con volumi-spazzatura tra le mani. Soprattutto è difficile (benché non impossibile) che vengano veicolati dai canali della grande distribuzione. E’ questo il punto, su cui resta ancora molto da lavorare…

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