Zootropolis, la città dove ciascuno può essere (e fare) ciò che vuole…

zootropolis

(di Alfredo De Matteo) È uscito nelle sale cinematografiche italiane Zootropolis, il nuovo film d’animazione della Walt Disney realizzato in computer grafica. La trama segue le avventure di una coniglietta che decide di lasciare i suoi genitori e il posto dove è cresciuta per coronare il sogno di diventare il primo coniglio poliziotto nella città di Zootropolis, dove il mondo animale si è evoluto e affrancato dai limiti della natura; qui prede e predatori convivono armoniosamente e tutto sembra possibile, anche cambiare la propria identità.

Il nuovo cartone della Disney entra frontalmente nelle tematiche più attuali, proponendo allo spettatore i soliti cliché propagandati dalla modernità, ma li affronta distorcendo la realtà, al fine di piegarla alle logiche perverse e pervertitrici della società pansessualista post moderna.

Nella città di Zootropolis, infatti, l’armonia si fonda sulla negazione delle differenze, nel nome della tolleranza e del rispetto reciproco; armonia che sembra rompersi in seguito ad alcuni casi di animali predatori “impazziti” che attaccano le prede.

Le indagini della protagonista coniglietta, nel frattempo divenuta poliziotto, sembrano portare all’amara conclusione che tali casi siano da addebitare alla biologia, ad un improvviso risveglio della natura, di quella natura che era stata faticosamente vinta dall’evoluzione morale del mondo animale: da ciò scaturisce il panico tra la popolazione di Zootropolis, che inizia a scorgere nel diverso da sé una possibile minaccia.

Fino a quando la coniglietta ed il suo amico volpe riescono a scoprire la verità: l’aggressività dei predatori era stata indotta artificialmente, mediante inoculazione negli animali del veleno estratto da un fiore, da insospettabili membri autorevoli di Zootropolis, i quali miravano a fomentare l’odio tra le diverse specie animali che convivevano pacificamente nella città, per meri scopi opportunistici e di potere.

Il messaggio veicolato sembra capovolgere la realtà: il caos e l’aggressività presenti in dosi massicce nella civiltà contemporanea, dove solo all’apparenza la vita ordinaria scorre in maniera ordinata e pacifica, non scaturirebbero dalla innaturale repressione delle differenze, dalla violenta logica del “fai ciò che vuoi”, bensì sarebbero artificialmente indotte da chi, magari per acquisire potere, punta ad alimentare nella popolazione la paura verso il “diverso”.

Nel nuovo film d’animazione della Disney sono presenti anche gli equivalenti dei club privè, ossia “oasi ricreative” dove gli animali possono girare nudi e abbandonarsi ad ogni sorta di piacere, ciascuno secondo i propri gusti: in questo caso l’allusione al sesso libero sganciato da ogni regola morale è evidente, seppur abilmente mascherata. Non manca neppure la rappresentazione della contrapposizione tra una cultura tradizionale, ancora largamente presente nelle campagne, e una cultura progressista, tipica dei grandi agglomerati urbani. La nostra coniglietta, infatti, fatica a lasciarsi alle spalle il retaggio culturale e valoriale trasmessole dai suoi genitori e dall’ambiente in cui è vissuta, portando con sé dubbi e paure che le impediscono di aprirsi completamente all’altro e dunque di vivere un’esistenza piena ed appagante; finché, finalmente, giunge a far suoi i paradigmi etici e morali della società progredita ed evoluta.

La Walt Disney confeziona dunque un nuovo film di indottrinamento di massa, diretto ai più piccoli e alle loro famiglie. La colonna sonora del cartone animato è affidata ad una nota cantautrice, attrice e ballerina: Shakira, la quale nel film presta la sua voce ad una avvenente diva dello spettacolo, Gazelle, che col suo atteggiamento sensuale ed ambiguo catalizza i desideri simil-erotici dei personaggi presenti nel film, dal leone poliziotto al bufalo capo del dipartimento di polizia. Try everything, prova tutto, è il titolo della canzone della cantante Shakira che fa da sfondo musicale a Zootropolis: un vero e proprio inno all’autodeterminazione che è tutto un programma. (Alfredo De Matteo)

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