Zingaretti dichiara guerra agli obbiettori di coscienza

Regione Lazio(di Lupo Glori) Il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti dichiara guerra ai medici che obiettano contro l’aborto. Il Decreto del Commissario ad acta, Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari NU00152 del 12/05/2014, applica alla lettera la legge 194/78 e obbliga il personale sanitario, in servizio presso i “Consultori familiari” del Lazio, a garantire, in ogni caso, anche contro la loro volontà, l’assistenza e le procedure necessarie nei confronti delle donne che a loro si rivolgono per interrompere la gravidanza.

La legge 194/78, all’articolo 5, prevede, infatti, che la donna prima di abortire debba recarsi presso un’apposita struttura sanitaria dove il personale medico preposto ha il compito di esaminare con lei i motivi della sua decisione per poi rilasciarle un documento attestante lo stato di gravidanza e la richiesta di aborto. Trascorsi 7 giorni di “riflessione” la donna potrà, quindi, recarsi con tale «certificato di idoneità all’aborto» presso una delle sedi autorizzate. Se il medico riscontra un caso di “urgenza” il lasciapassare per l’aborto viene consegnato seduta stante e si procede immediatamente all’interruzione di gravidanza.

Nel decreto appena firmato da Zingaretti, nell’allegato 1 a pagina 1, viene sottolineata la differenza tra aborto attivo e passivo, evidenziando come il ricorso all’obiezione di coscienza previsto dalla legge 194/78 riguardi solo il primo caso: «si ribadisce come questa (l’obiezione di coscienza, ndr) riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata IVG. Al riguardo si sottolinea che il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta della donna di effettuare IVG».

Viene inoltre ricordato come l’obiezione di coscienza non esima i medici dei consultori dal dovere di garantire cure e prescrizioni contraccettive: «per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi IUD (Intra Uterine Devices)».

In effetti, l’articolo 9 della legge 194/78, che regolamenta l’obiezione di coscienza, stabilisce: «Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 (appunto la cosiddetta certificazione per l’IVG volontaria e per la cosiddetta terapeutica) ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione».

Tuttavia, più avanti nello stesso articolo, leggiamo: «l’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione di gravidanza richiesti secondo le modalità richieste dagli articoli 5,7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. (…)».

La Regione Lazio guidata da Zingaretti prende, dunque, una chiara ed ideologica posizione a favore dell’aborto e contro l’obiezione di coscienza applicando alla lettera la legge 194 mettendone a nudo la natura iniqua e discriminatoria nei confronti di chi sull’argomento la pensa diversamente. Il carattere evidentemente ideologico di tale decreto è espresso in maniera esplicita nelle sue prime righe dove si afferma che il «fondamento del Servizio consultoriale per la famiglia è la nuova concezione della politica della salute (OMS, 1964 – Carta di Ottawa, 1978) intesa come stato di benessere fisico, mentale e sociale degli individui». Una concezione distorta della salute basata sull’accesso ai diritti sessuali e riproduttivi che si traducono in diritto all’aborto e alla contraccezione.

In tale prospettiva, la normativa appena emanata, al punto 1 dei «Percorsi socio-assistenziali che devono essere garantiti all’interno dei Consultori familiari», delibera, per tutto il personale sanitario regionale, quello sulla “Salute sessuale e riproduttiva”, che «prevede interventi di prevenzione, anche in offerta attiva, e di presa in carico per la salute riproduttiva femminile, la pianificazione delle nascite e le azioni di promozione della salute in epoca pre-concezionale».

La dittatura dei “nuovi diritti” avanza prepotentemente e la Sinistra esulta, affermando che mai un governatore della Regione Lazio aveva osato tanto in materia di diritto all’aborto. (Lupo Glori)

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