Vera e falsa arte sacra

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(di Cristina Siccardi) Mentre ovunque lo sguardo si giri le immagini offendono la morale cristiana e la religione cattolica, veniamo a sapere che L’Osservatore Romano ha bocciato la Resurrezione di Cristo di Perugino, che corredava il manifesto che Vittorio Sgarbi aveva proposto per il Festival Babele a Nord-Est, rassegna di idee, letteratura e confronti da lui curato e che si è svolto a Padova dal 18 al 23 ottobre scorso.

Il manifesto in questione proponeva l’incontro in Vaticano fra Papa Francesco e l’Imam dell’Università di Al-Azhar, Ahmad Muhammad al-Tayyib, dove era presente, sullo sfondo, la Resurrezione di Cristo, ma il dipinto è apparso troppo dominante e, quindi, poteva essere letta come una provocazione a favore del Cristianesimo ai danni dell’Islam. Per il manifesto si era utilizzata una fotografia di proprietà de L’Osservatore Romano, dove Cristo era decentrato rispetto ai due protagonisti in primo piano. Sgarbi, con uno stratagemma tecnico, ha fatto posizionare il Cristo al centro… ma il rispetto umano ha vinto, così è stato prodotto un nuovo manifesto, che nulla aveva a che fare con la prima idea.

La posizione assunta da L’Osservatore, ha detto Sgarbi «farebbe dire a Oriana Fallaci, se fosse viva, che avendo perso ogni decoro non meritiamo di definirci cristiani o italiani. Nelle fotografie di un qualsiasi storico incontro fra un pontefice e i suoi ospiti nella Sala delle Udienze, il Cristo risorto campeggia dietro alla figura del Papa. In questo scatto, il dipinto risulta quasi completamente nascosto dalla figura dell’imam, lo si intravede sfocato», perciò era stata ritoccata la fotografia.

Quale identità oggi possiede la Chiesa se ci si vergogna persino dei propri simboli iconici per eccellenza? Castel Gandolfo è stato trasformato in Museo e molte chiese, prive di parroci o rettori (per mancanza di clero) si stanno musealizzando; così come straordinari luoghi di culto, cattedrali, abazie o monasteri, nonostante la presenza del clero, sono attrazione più turistica che meta per i pellegrini. Tutta l’Arte Sacra degna di questo nome sta avendo un percorso inverso: mentre prima dello svuotamento dei contenuti della Fede essa era sia propedeutica alla trasmissione del Credo sia mezzo per pregare e rendere Gloria a Dio, ora diventa di interesse più profano che sacro, perché sottoposta alle cure e alle attenzioni più delle istituzioni civili (Soprintendenze e Ministero dei Beni culturali) che a quelle religiose.

Mentre Il Cristo Risorto di Perugino viene censurato senza pudore negli ambienti dove Cristo è l’autentico Padrone di Casa, appaiono di tanto in tanto, nei pressi del Vaticano, dei Murales con il Pontefice protagonista. Il primo era comparso sul muro di un palazzo di via Plauto, a Borgo Pio, il 28 gennaio del 2014, pochi mesi dopo l’inizio del pontificato di Papa Bergoglio: era stato ritratto come un superman, con la borsa da lavoro, sulla quale era scritto «VALORES»; era così piaciuto in Vaticano che il Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali aveva tweettato la foto del graffito. Tuttavia l’azienda comunale Ama lo aveva tempestivamente cancellato per ragioni di decoro.

Il 22 ottobre scorso, invece, sempre in Borgo Pio, all’angolo con Vicolo del Campanile, è comparso nuovamente Francesco: intento, sulla sommità di una scaletta, a giocare a Tris, con il simbolo internazionale della pace, sopra la vetrina di un negozio. A terra, al fianco della scaletta, una guardia svizzera fungeva da palo, guardando oltre l’angolo del muro. Anche questo murale, dopo alcune ore, è stato rimosso.

Oggi, più che mai, si è evidenziata la frattura fra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa rifondata dai teologi liberisti ed ecumenici che calpestano la Tradizione della Chiesa: da qui caos e tempesta, lacerazioni e sconcerto, dolore e tenebre. E l’Arte sacra è la cartina di tornasole di tale angosciante malessere. Padre Andrea Dall’Asta SJ, scrittore, critico d’arte, allievo e amico del Cardinale Carlo Maria Martini, Direttore della Galleria San Fedele di Milano, Direttore della Raccolta Lercaro di Bologna, nonché referente ecclesiastico di un gran numero di omosessuali (http://www.repubblica.it/vaticano/2015/10/24/news/_io_il_sacerdote_che_confessa_i_gay_dico_alla_chiesa_e_ora_di_accoglierli_-125775903/ ) , ha scritto un libro uscito in questi giorni che evidenzia il percorso perverso dell’Arte sacra, incapace oggi di parlare alle anime, ma il suo studio è proteso a superare l’impasse attraverso un percorso comunque di cesura con il passato. Titolo: Eclissi. Oltre il divorzio tra arte e Chiesa (san Paolo Editore). L’Arte Contemporanea, magistralmente delineata dai celebri critici d’Arte Jean Clair e Christine Sourgins, è per definizione quella che va sempre «oltre», originale e stordente, avanguardista e rivoluzionaria per antonomasia.

Il Concilio Vaticano II, evocato da Dall’Asta, è ancora una volta la piattaforma sulla quale poggiare il “dialogo” fra arte e modernità, rinunciando al passaggio logico del pensiero cristiano: Dio (Creatore) – Bellezza (espressione della Bontà di Dio) – Arte (manifestazione dell’uomo che si ricollega alla Bellezza e Bontà di Dio) – Arte Sacra (trasmissione della dottrina, dei dogmi, della storia della Chiesa, nonché mezzo per rendere Gloria a Dio e per il degno culto alla Trinità, alla Madonna, ai Santi).

L’Arte sacra di cui si fa latore Padre Dall’Asta è quella che parla all’uomo e non di Dio, è quella orizzontale con venature che rimandano ad una fumosa trascendenza, è quella della ricerca continua del mistero e non della Verità posseduta grazie alla Rivelazione. Leggiamo nell’Introduzione: «Anche se in ambiente ecclesiale l’espressione “arte sacra” è considerata generalmente un equivalente di “arte liturgica”, con questa “arte sacra” mi riferisco qui a quella manifestazione estetica che parla di quanto è autenticamente umano nel suo aprirsi a un desiderio di assoluto, a un’indagine sul mistero del nascere, del morire, del senso della gioia e del dolore, che racconta l’uomo nella sua totalità, nella sua vita affettiva e intellettuale, nelle sue relazioni con la società, con la natura, con la politica. In questo senso, tutta la vera arte è “sacra”, nel momento in cui è espressione dell’uomo che, profondamente radicato nella realtà in cui vive, si apre al divino, al trascendente, all’assoluto. “Sacro” non può essere dunque specifico dell’arte cristiana, ma è relativo a ogni espressione estetica che affronti in profondità il tema dell’umano. Questa sacralità è alla radice di quanto consideriamo come “bellezza”. Ogni arte, se veramente tale, è infatti ricerca della bellezza, intesa come luogo in cui si riconosce una densità di senso, una profondità di significati che dischiudono a quanto è autenticamente umano, a una dimensione che la trascende».

Si tratta di un libro pieno di punti interrogativi, di dubbi, di questioni irrisolte, come se i teologi e i Pontefici del pre Concilio Vaticano II non avessero parlato, trattato, scritto di Arte Sacra. Ma è evidente, tutto ciò che riguarda il passato, secondo questa metratura, non deve essere presa in considerazione perché il nodo non sta nel riproporre degnamente gli insegnamenti iconografici di sempre di Santa Romana Chiesa, bensì quella di proporre l’Arte “sacra” ad un mondo contemporaneo che ha cancellato i connotati della sacralità.

Quale via d’uscita? La ricerca. Ma la ricerca è un atto umano. La Verità portata da Gesù Cristo è l’unica risposta all’affanno dell’uomo ed è questa Verità che deve essere esaltata, onorata, pregata, adorata attraverso l’ausilio dell’Arte Sacra. Cristo non è un risultato storico e la Chiesa non è un processo storico: Cristo è l’eterno, la Chiesa è il suo Corpo mistico e, dunque, devono essere rappresentati non come “dialogoˮ con l’uomo o come “esperienzaˮ personale, ma come Autorità che comunicano risposte e certezze sulla Salvezza di ciascun uomo e il percorso da seguire di ogni anima per il suo raggiungimento.

Tutto in questo saggio si capovolge, non sono la dottrina, il catechismo, i sacramenti ad essere interpellati, bensì l’“incontroˮ con la divinità. E il soprannaturale cristiano scompare dall’orizzonte. Ecco che l’autore elogia, per esempio, il rinomato e commerciale scultore e pittore Ettore Spalletti che Dall’Asta propone come valente interprete dell’armonia dello spazio umano, dove si sperimenta una sorta di nirvana di calma, quiete, pace: «Come se lo spazio fosse l’incarnazione della purezza. Estetica e metafisica si fondono in un’unità indissolubile. Il colore è vissuto come esperienza totalizzante, irradiante». L’aniconico prende il sopravvento sulla definizione dei volumi e delle forme reali perché è l’irreale che attrae i cultori della mercificata Arte Contemporanea, quella che non rispetta i canoni della bellezza e della sacralità cristiana.

«Lungi dall’essere un processo di disincarnazione, queste “rappresentazioni” di colore si propongono al contrario di andare al senso più profondo delle cose, di quanto è originario e permane al di là del loro mutare. In questo senso comprendiamo l’assenza di simboli religiosi», molto utile in questi tempi di sfrenato ecumenismo, dove Lutero entra come ospite d’onore in Vaticano e fra poco sarà riverito nella sua terra.

Perciò, l’assenza di simboli religiosi è, per questa ideologia aniconica, un’ottima forma unitiva per accontentare tutte le religioni, come Spalletti esplica nell’opera la Salle des départs (Sala delle partenze): nel 1996 reinventò l’obitorio dell’ospedale Raymond Poincaré a Garches, alle porte di Parigi. È uno spazio privo di segni religiosi, in cui i corpi, posti nella bara, sono esposti all’ultimo sguardo dei familiari e degli amici.

L’intento è quello di infondere in questo spazio asettico serenità e pace ed è il colore azzurro (purezza) a dominare. Una Sala che ospita chiunque – musulmano, ebreo, protestante, cattolico, ateo… – sia diretto verso una nuova vita. Ma che tipo di vita? Ognuno propone la propria. Perciò nessuna religione «si è sentita tradita ma al contrario si è riconosciuta e rispettata. E lo comprendiamo. Lo spazio di Spalletti tende “naturalmente” alla trascendenza, all’assoluto, come se ci facesse abitare un tempo sospeso, in attesa. Un tempo che annuncia la venuta del divino». Ma il divino si è già presentato, l’Epifania di Dio è avvenuta duemila anni fa e sarà Cristo Risorto a ritornare e non un “divino” qualsiasi.

Che cos’è l’Arte Sacra se non l’espressione plastica della Fede? Il Cattolicesimo è l’unica religione monoteista a non essere aniconica. Nel Protestantesimo, come nelle altre religioni monoteistiche, Islam e Ebraismo, la venerazione è considerata al pari di un’eresia idolatra e per andare incontro a tali norme extracattoliche l’Arte si dissacra per essere portatrice di filosofie gnostiche. La Fede, dunque, non è più chiamata ad essere l’ispiratrice né per la committenza, né per gli artisti che vengono interpellati. E le chiese edificate negli ultimi cinquant’anni lo dimostrano. (Cristina Siccardi)

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