Valori autentici e pesudo-valori. Un importante libro di Giovanni Turco

valori e deontologia

(di Cristina Siccardi) L’Articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea recita: «L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini».

Confusione ed illusione dominano questa dichiarazione: l’utopia, avulsa dai principi veri, come sempre, non considera la realtà. I valori a cui fa riferimento l’Unione Europea da dove sorgono? Secondo la FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana): «sono indubbiamente ispirati all’eredità culturale, umanistica e religiosa dell’Europa stessa, da cui si sono sviluppati. Gli stati che fanno già parte dell’Unione Europea e quelli che intendono aderire all’unione devono rispettare tali principi» (http://fuci.net/phocadownload/politica/2013-14/mantoan_doc.pdf).

Il mondo cattolico contemporaneo, compreso il regnante Pontefice, considera questi “valori” europei in tal senso, ma, in realtà, la loro matrice sta nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino stilata dalla Rivoluzione Francese nel 1789, quella che dichiarò odio e guerra ai valori di Santa Romana Chiesa.

Il “cattolico” Matteo Renzi ha dichiarato, nella conferenza stampa, di fine anno: «Se il 2015 è stato l’anno delle riforme, il 2016 sarà l’anno dei valori»: la legge Cirinnà sulle unioni civili è uno di questi valori dell’anno in corso… Il pensiero cattolico e la Chiesa hanno subito una metamorfosi babilonica in questa Europa che, calpestando la sua filosofia, la sua teologia, la sua storia, sta calpestando se stessa, arrivando a considerare fra i suoi valori anche l’invasione musulmana.

Non stupisce, allora, che il 6 maggio scorso Papa Francesco abbia ricevuto il Premio Carlo Magno di Acquisgrana alla presenza dei banditori dei “valori europei”: il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schultz, il Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, il Re di Spagna Filippo VI, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini.

Di fronte ad essi il Pontefice ha affermato la necessità di costruire un’Europa di pace, aperta ad altri popoli, fondata su valori comuni, che riscopra «i progetti dei Padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire», che «non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri».

L’ideologia relativista annebbia la ragione, quella che venne affossata durante la Rivoluzione Francese, fondata sull’odio e sulla crudeltà, i cui echi giungono ancora dai versi dell’inno francese, La Marseillaise: «Aux armes, citoyens/ Formez vos bataillons,/ Marchons, marchons!/Qu’un sang impur/Abreuve nos sillons!» («Alle armi cittadini/Formate i vostri battaglioni/Marciamo, marciamo! Che un sangue impuro/Abbeveri i nostri solchi!»).

Anche il sangue innocente degli aborti legiferati nel continente, quello che scorre a fiumi, è considerato impuro? Divorzio, aborto, unioni omosessuali, attacco alla famiglia naturale, costume diffuso e imposto della LGBT, sono considerati “valori” europei-occidentali.

Ma essi non hanno nulla da spartire con i valori evangelici. Come è possibile allora applaudire contro i comandamenti di Dio? I valori della religione cristiana sono diversi dai disvalori proposti dall’ideologia europeista, tuttavia i democristiani Giulio Andreotti e Alcide De Gasperi appaiono come privilegiati autori dei 100 libri consigliati dal Parlamento Europeo (http://www.europarl.europa.eu/100books/it/index.html) : sono stati sia il cattolicesimo liberale che il cattolicesimo comunista a tradire i valori cattolici. Ma come interpretare i valori autentici in una pletora di valori proposti e imposti? Per rispondere a questa domanda viene in sostegno il propizio libro di uno dei filosofi cattolici contemporanei più prestigiosi a livello internazionale, Valori e deontologia. L’assiologia di Nicola Petruzzellis di Giovanni Turco (Studium-Roma).

Lo studio parte dal presupposto che il termine «valori» ingeneri un apprezzamento pressoché generale, ma «valori» vuole dire tutto (là dove essi sono condivisi perché frutto di una medesima linea di pensiero) e vuole dire niente (là dove essi non coincidono con la propria misura di pensiero). La loro interpretazione, dunque, è fondamentale per orientarsi nei valori autentici e per difendersi dai disvalori.

Il problema valoriale è uno dei più insidiosi, sia per la molteplicità delle semantizzazioni del lemma, sia per lo studio filosofico della questione. Su questo tema si è soffermata la filosofia dei valori sorta nell’alveo del neocriticismo, ma anche la sociologia di Max Weber e quella filosofico-giuridica di Carl Schmitt, oltre ai rappresentativi riferimenti dell’età contemporanea di Nietzsche e di Heidegger.

Le differenti strade percorse hanno portato ad approdi diversificati: dai valori come forme a priori, ai valori come posizioni del volere, fino alle analisi del «politeismo dei valori» e della «tirannia dei valori».

Il saggio di Turco si avvale del realismo assiologico di Nicola Petruzzellis (1910-1988), filosofo di grande levatura speculativa, di generosa produzione filosofica e fedele tomista. Contro il moderno relativismo e lo scientismo, nella visione filosofica di Petruzzellis, viene rivendicato e riaffermato l’autentico valore della scienza e del suo progresso, che si realizza pienamente solo in quanto elemento del progresso intellettuale e morale dell’uomo.

Compito di questo filosofo fu quello di fondare una valida critica dell’assiologia (in filosofia, «dottrina dei valori», cioè ogni teoria che consideri quanto nel mondo è o ha valore); da qui prese avvio una seria indagine sul concetto di valore come principio della validità delle cose e delle azioni: come è sul tronco ontologico che nascono e si dipartono i vari rami della metafisica, analogamente è sulla base assiologia che si dispongono i vari piani dei valori.

Dalla critica dell’idealismo Petruzzellis pervenne ad una concezione affermante, da una parte, la realtà ontologica dell’uomo e, dall’altra, la realtà dei valori, i quali, anche se originariamente radicati nell’ «essere», assumono, nel processo spirituale dell’uomo, il ruolo del «dover essere».

Egli guidò per due volte, nel 1971 e nel 1973, la delegazione italiana alla Conferenza internazionale dell’educazione, organizzata dall’UNESCO a Ginevra; dopo la relazione tenuta già alla Conferenza del 1971, gli fu consigliato di adeguarsi al comune modo di pensare e di sentire, se desiderava continuare a frequentare quell’ambìto consesso. Così, dopo il 1973, non seguendo l’“accorto consiglio”, non ottenne designazioni successive.

Il Professor Turco oggi ripresenta l’assiologia di Petruzzelis ponendo l’attenzione sul problema filosofico-deontologico dei valori, considerando le diverse alternative, la questione della fondazione dei valori e la connessione con le istanze della filosofia pratica (morale, diritto, politica).

Da tutto ciò emerge un sano e salubre realismo, e il valore viene presentato come «ciò per cui qualcosa vale». I valori si profilano in ogni regione dell’essere, come perfezioni proprie, ed in ogni ambito dell’agire come mete qualificanti: la razionalità e la libertà incontrano l’ontologia ed il finalismo dei valori; da qui l’esigenza imprescindibile di una oggettività, e non soggettività, dei valori, nonché di un’obiettività nella responsabilità di decifrarli e di perseguirli.

Secondo Nietzsche «il mondo gira intorno agli inventori di nuovi valori», il valore deriva dalla valutazione, non viceversa e valutare, secondo il nichilismo sul quale si fonda gran parte della filosofia europeista, «è creare»: «Dall’umana valutazione-creazione deriva il bene e il male (non viceversa): tanto l’uno quanto l’altro costituiscono un’invenzione. Il significato delle cose è dato da una attribuzione (puramente) estrinseca. I valori, pertanto, sono mutevoli: una creazione di nuovi valori comporta la distruzione di quelli che li precedono. Il valore sorge, quindi, dal volere e ne è un effetto. Il volere ne è l’unica misura» (p. 31).

Il valore, secondo questi parametri, corrisponde ad un punto di vista, posto dalla volontà come autodeterminazione di se medesima e rispetto ad essa «non vi sono che oggetti di dominio. Sotto questo orizzonte, il valore esprime il punto di vista delle condizioni di conservazione e di crescita, ovvero di autoaffermazione. Esso pressupone di identificare il dover essere con l’immanenza dell’essere, così che possa essere vissuto il desiderio» (pp. 31-32).

Tutto diventa chiaro, compresa la confusione odierna, così, anche ciò che va contro natura (desideri contro natura), viene a far parte di presunti valori, perché il valore viene posto al fine di ottenere un risultato misurato dall’effetto e non dalla verità che lo trascende. Con questa impostazione di libertà autoreferenziale il valore si fa azione e di tale falsa libertà ordinamenti e governi e talvolta la stessa Chiesa, come accade ai nostri giorni, ne sono strumento.

Scrisse al Duca di Norfolk il Beato John Henry Newman, araldo contro il liberalismo di quell’Inghilterra che oggi ha dato l’addio all’Unione Europea: «Senza dubbio, se fossi obbligato a introdurre la religione nei brindisi dopo un pranzo (…), brinderò, se volete, al Papa; tuttavia prima alla Coscienza, poi al Papa», alla Coscienza intesa come soffio della verità impressa da Dio nell’anima, dalla quale discendono i valori. (Cristina Siccardi)

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