Urbano VII: il più breve pontificato della storia della Chiesa

(di Lorenzo Benedetti) Giovanni Battista Castagna nacque a Roma nel 1521, discendente da una nobile famiglia genovese che lo avviò agli studi umanistici ed ecclesiastici.

Nella città natale, in seguito alla laurea in utroque iure, si pose al servizio della Curia come avvocato della Segnatura Apostolica – il supremo tribunale della Santa Sede – e datario della legazione apostolica in Francia: è questa una carica oggi soppressa, che si occupava della riscossione di tributi e di fondi destinati ad opere di misericordia.

Elevato arcivescovo di Rossano nel 1553 per volere di Giulio III, fu da lui definito uomo dotato di «veste sacerdotale, (distinto) per onestà di vita e di costumi, provvido nelle spirituali come nelle temporali faccende»: da qui iniziò una rapida e brillante carriera che lo portò, fra le altre, a divenire Governatore dell’Umbria e Nunzio apostolico in Spagna, ove celebrò il battesimo della primogenita del re Filippo II, fino a ricevere la porpora cardinalizia nel 1583.

Nonostante diverse opposizioni, il 15 settembre 1590 Giambattista Castagna fu elevato al Soglio Pontificio grazie all’appoggio della fazione spagnola. Come i suoi predecessori, Urbano VII non era un prelato appartenente ad una potente famiglia romana, ma un uomo virtuoso dotato di profonda conoscenza teologica e canonica, avvezzo alla vita diplomatica e curiale. Da subito il neo-eletto annunciò di voler proseguire l’opera di riforma della Chiesa avviata dai predecessori e il proposito di continuare nell’attuare le norme del concilio di Trento – di cui era stato uditore nella fase finale –; ma il 27 settembre, colto da febbri malariche, si spense dopo soli 12 giorni di pontificato, celebre perché il più breve della storia della Chiesa.

Ma la fama di Urbano VII resta legata principalmente al suo spirito caritatevole, che ne contraddistinse sempre l’atteggiamento energico e determinato, deciso a contrastare ogni abuso di potere, nominò inoltre quattro cardinali affinché riformassero le finanze della Curia. Sollecito con i poveri, fu anche magnanimo con gli stessi nemici che lo avevano calunniato durante il conclave per evitare che fosse eletto, e perdonò il cardinale Bonelli, suo principale accusatore; inoltre si oppose fermamente alle richieste nepotistiche dei parenti, in modo che nessuno sottraesse pane al popolo.

Dotato di una «mansuetudine più che umana»: così lo descrisse Fulgenzio Micanzio, allievo del grande oppositore della Chiesa cattolica Paolo Sarpi, anch’egli pronto a riconoscere la statura morale di un uomo che avrebbe meritato un pontificato più lungo. E anche dopo la sua morte, i romani beneficiarono ancora una volta del loro Papa: aperto il testamento, si scoprì che Urbano VII aveva destinato ben trentamila scudi del suo patrimonio personale alla confraternita dell’Annunziata, affinché fosse assicurata una dote anche alle giovani ragazze indigenti e permettere loro il riscatto sociale. (Lorenzo Benedetti)

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