Università d’Estate della Fondazione Lepanto: La storia alla luce della verità – Intervista a Massimo Viglione

intervista(di Chiara Gnocchi) La storia che viene insegnata a scuola e che viene trasmessa dai libri di testo molto spesso è priva di autenticità e per questo il fondo della pagina scritta lascia un senso di vuoto che chiede di essere colmato con spiegazioni complete e vere. Quando qualcuno, finalmente, racconta i fatti per come sono davvero accaduti, lo si sta ad ascoltare a bocca aperta.

I moti insurrezionali del Quarantotto italiano, veri motivi dello scoppio della Grande Guerra, l’avvento dei regimi totalitari sono solo alcuni dei temi toccati e riletti alla luce della verità con cui il professor Massimo Viglione, docente di storia moderna e contemporanea all’università Europea di Roma, ha aperto le giornate di Norcia.

D. Professor Viglione, nell’antichità vi furono governi di tipo monarchico e persino la Repubblica Romana aveva un che di monarchico e sacrale. Tuttavia, nel corso della storia, le monarchie hanno assunto caratteri diversi. Alla fine del Medioevo, le monarchie medievali si sono gradualmente trasformate nelle monarchie statali di inizio età moderna, per poi divenire in molti casi monarchie assolute. Di cosa si tratta esattamente e perché queste ultime non possono essere considerate ancora una forma di totalitarismo?

R. Le grandi monarchie europee, soprattutto la francese, la spagnola e l’inglese, a partire dal 1600 possono essere definite statali in quanto il sovrano accentra progressivamente nelle proprie mani il controllo economico dello Stato e il potere politico e militare a danno dell’aristocrazia e dei poteri locali. La monarchia, in certi casi, arriva a coincidere con lo Stato stesso (sebbene mai in maniera totale). Essendo queste monarchie cristiane, tuttavia, non possono per definizione essere considerate regimi totalitari. Anche il sovrano più dispotico e assolutista viveva in una società che gli imponeva di sottostare alla legge naturale, alla legge di Dio, e alle usanze inveterate del suo popolo. Anche lo stesso Luigi XIV di Francia ad esempio, il Re Sole, l’esempio più noto di assolutismo, era cattolico e soprattutto era sovrano di uno Stato quasi completamente composto da cattolici: ciò gli impediva lo scontro definitivo con la Chiesa pena la minaccia di scomunica, che lo avrebbe rovinato nella sua reputazione di Re Cristianissimo. Per questo non ha mai portato alle estreme conseguenze i suoi scontri con il papato (a differenza di un Enrico VIII d’Inghilterra, ad esempio, il quale, seppur è vero che ruppe con Roma, occorre dire che nonostante ciò non poté mai fare a meno del sostegno religioso, sebbene ormai protestante, del suo popolo. Perfino lui aveva bisogno di un sostegno religioso al suo dispotismo).

Con il termine totalitarismo si intende invece la presa di potere da parte di un uomo o di un gruppo ristretto di persone e forze sociali che accentrano tutto il potere nelle proprie mani senza avere alcun riferimento gerarchico al di sopra cui rendere conto, né umano, né istituzionale, né spirituale. Il primo regime dittatoriale nasce con la Rivoluzione Francese, con la presa di potere da parte di Robespierre e la dittatura giacobina, che si reggeva sull’appoggio della magistratura consenziente e delle forze rivoluzionarie estreme. Su questa scia possiamo definire pienamente totalitari il regime nazional-socialista, quelli comunisti, i cui dittatori erano essi stessi l’autorità suprema e incondizionata del potere. Nel caso del fascismo italiano, possiamo dire che fu totalitario nelle intenzioni ma non pienamente nella pratica, in quanto sempre condizionato in qualche modo dalla monarchia e soprattutto dalla presenza del Papato in Italia.

D. L’Ottocento può essere definito l’ultimo secolo in cui l’uomo ha assistito alla guerra tra laicismo e cristianesimo, tra forze del bene e forze del male e i moti rivoluzionari del ’48 ne sono un esempio lampante. Può illustrare questo concetto?

R. Il XIX Secolo è effettivamente l’ultimo grande periodo in cui lo scontro tra civiltà cristiana tradizionale e forze rivoluzionarie sovversive si è giocato in campo aperto e l’ultimo secolo in cui il laicismo non ha avuto definitivamente la meglio (sebbene abbia di fatto trionfato nel mondo). I moti rivoluzionari del ’48, scoppiati in tutta Europa e soprattutto in Italia, furono voluti e organizzati dalle società segrete massoniche, che tentarono di abbattere le principali forze tradizionali manovrando le popolazioni. Tuttavia le forze monarchiche tradizionali poterono ancora una volta reggere l’urto. Inoltre, anche sul piano dottrinale e ideale, esisteva un fronte dell’ordine costituito da pensatori cattolici (qualcuno anche protestante) legati alla Tradizione che crearono una dottrina controrivoluzionaria che seppe resistere ai richiami del liberalismo, del socialismo, del positivismo ateo e materialista e del modernismo (da De Maistre a von Haller, da Donoso Cortès a mons. Gaume, dal principe di Canosa a Monaldo Leopardi, da Solaro della Margherita ad Avogadro della Motta, dai padri della Civiltà Cattolica e mons. Delassus e vari altri). Si pensi anche ai moti antirisorgimentali in Italia o al Carlismo in Spagna, o anche alla Guerra Civile Americana. Insomma, nel XIX secolo le forze del bene esistevano ancora e combattevano.

D. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, ha portato un cambiamento radicale nella mappa geopolitica del vecchio mondo. Anzi, potremmo dire che il quadro delle potenze europee prima e dopo 1918 è stato profondamente modificato. Come si è giunti a tale mutamento?

R. Innanzitutto bisogna premettere che, proprio come i moti del 1848, anche la Prima Guerra Mondiale è stata voluta da forze massoniche con lo scopo preciso di distruggere l’Impero Austroungarico, l’ultima e maggiore manifestazione politica e statale della cristianità nella storia. Questa volta, tuttavia, il piano va a segno: la rivoluzione dell’ordine costituito muove dall’alto, non più attraverso le masse, ancora attaccate alla terra, al senso di appartenenza ad un popolo, a una tradizione e, in qualche modo ad un senso cavalleresco dell’onore. La fine della Grande Guerra vede inevitabilmente la distruzione degli imperi centrali e dello zarismo, l’introduzione del comunismo nel mondo e l’affermazione della società di massa, che spalanca le porte ai totalitarismi dei decenni successivi (dittatoriali o democratici).

D. Arriviamo così al periodo tra le due Guerre Mondiali, in cui nascono e si sviluppano i grandi totalitarismi della storia. La prima forma totalitarismo viene definita “totalitarismo statale”, mentre la seconda forma di totalitarismo, che prende piede soprattutto dopo il Sessantotto, viene definita “totalitarismo democratico”. Cosa si intende con questi due termini e quale differenza intercorre tra loro?

R. Con la fine dello zarismo in Russia, in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917, prende piede il primo regime dittatoriale contemporaneo. E’ un totalitarismo statale, in cui, come accennato prima, un gruppo ristretto di persone si pone a capo dello Stato con pieni poteri e senza sottostare a nessun tipo di legge, né umana né divina. E’ il cosiddetto totalitarismo della potenza, in cui le masse vengono manovrate con il metodo della forza e della paura: e questo vale tanto per il comunismo che per il nazional-socialismo. Per quanto terribili, tuttavia, sono regimi che escono allo scoperto, che non nascondono le proprie intenzioni, fomentati da ideologie folli ma note a tutti, dunque non ingannevoli, almeno nei metodi.

Il secondo tipo di totalitarismo invece, quello della democrazia contemporanea, è più subdolo e più velenoso, in quanto presentato sotto la forma illusoria della partecipazione popolare alle grandi decisioni politiche ed economiche (che rimangono invece “proprietà privata” di sconosciute oligarchie mondialiste e sinarchiche, come oggi ormai è ben più evidente a tutti e di cui l’UE è fulgido e indiscutibile esempio) e tramite la trappola dello stomaco pieno (il benessere materiale) e del cervello vuoto (l’ideologizzazione dell’istruzione e dell’informazione di massa). In questo caso il cosiddetto “popolo sovrano” crede di poter votare, eleggere, decidere le proprie sorti, invece è manovrato da un sottile filo che dall’alto lo guida. Anche quando tramite referendum o elezioni di vario genere la maggioranza si esprime per un preciso orientamento (nonostante tutte le pressioni dei mass-madia in senso opposto), poi col tempo ci pensano i poteri costituiti (l’esecutivo meno che il legislativo, ma soprattutto la magistratura, vero sovrano assoluto – almeno in senso operativo – della nostra attuale società) a ribaltare la volontà popolare e la legge stessa se occorre: quanto accaduto con la Legge 40, con il caso di Eluana Englaro o oggi con l’affidamento del bambino alla coppia lesbica ne è palese esempio concreto. E non tocchiamo il discorso dell’Unione Europea…

 

 

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