Una versione pirandelliana della famiglia made in England

Leanne Stanford(di Tommaso Scandroglio) Questa è una storia made in England davvero dai tratti pirandelliani, dove nessuno è solo quello che sembra, ma veste gli abiti e i ruoli di più personaggi. Andiamo con ordine. Judith marcia spedita verso i 50 anni, ma vuole essere madre ancora per la quinta volta affinchè, così ha dichiarato, la sua ultima figlia di sette anni abbia un fratellino con cui giocare. Con il secondo marito di nome Mark si reca allora nel 2011 al centro per la sterilità del James Cook Hospital di Middlesbrough e si sottopone a fecondazione artificiale.

Tutto pare andare per il verso giusto ma alla 21° settimana la donna perde il bambino. Proprio nel parcheggio antistante alla camera mortuaria del Newcastle Royal Victoria Infirmary dove giace il corpicino del bimbo, Leanne, la figlia 26enne di Judith che è single e già madre di un bambino, lancia una proposta davvero singolare a sua mamma: «Se volete provare di nuovo io vi aiuterò. Ti farò da madre surrogata se tu lo vuoi». Passano due mesi di riflessione e nel Natale del 2011 i coniugi Roberts accettano l’idea della figlia.

Il patrigno di Leanne consegna il proprio liquido seminale alla figliastra e questa, con una siringa che si usa per alimentare i neonati, si inietta lo sperma di Mark nelle vie genitali. Una sorta di maternità Ikea, una genitorialità self-made potremmo definirla. Al primo tentativo ecco che Leanne rimane incinta. Per dare la lieta notizia alla madre mette il test di gravidanza in un pacco regalo e lo consegna all’entusiasta Judith. Passano i mesi e il pancione cresce. Judith e Mark allora pagano per fare un’ecografia in 4D al piccolo.

Leanne guarda il bambino nello schermo e le si mescola il sangue nelle vene: «La scansione era molto dettagliata – racconta – e il bambino è diventato improvvisamente molto reale ai miei occhi. Quando ci hanno detto che era una bambina, ho sentito un primo slancio materno verso di lei e, a quel punto, un piccolo dubbio ha cominciato ad insinuarsi in me, ma l’ho messo a tacere».

Il dissidio però dura poco e non molto tempo dopo Leanne arriva alla decisione di tenersi la bambina: «Ho capito che il legame con questa bambina era più forte di quello con mia madre». A quel punto manda in avanscoperta dai genitori un avvocato che spiega che l’accordo in merito alla maternità surrogata – accordo mai formalizzato nero su bianco – è ormai sciolto.

Leanne e judithMolti i tentativi andati a vuoto di Judith al fine di far tornare sui propri passi Leanne, fino a quando Judith chiede ad un suo amico di riferire alla figlia queste parole: «Dille che per me lei è morta». Mollie, la figlia-sorella di Leanne, è nata ed oggi ha 19 mesi. Da marzo non vede più i nonni-genitori Judith e Mark perché questi sono ormai in rotta di collisione con Leanne. Quest’ultima al “Daily Mirror” confida: «La mia decisione ha causato una frattura tra me e mia madre che non potrà mai più essere sanata».

Di rimando la madre accusa la figlia di aver rovinato la famiglia «per colpa del suo egoismo». E sì, l’egoismo, proprio quell’egoismo che ha spinto Judith ad avere un figlio a 50 anni ad ogni costo, tanto da accettare la proposta di usare la figlia come incubatrice per ottenere una figlia che però non è sua figlia (i giochi di parole sono voluti), perché l’ovocita usato è quello di Leanne e non di Judith.

Un egoismo che porta ad utilizzare in comodato d’uso il corpo della figlia e che è il primo passo per disintegrare le relazioni familiari e per adulterare i ruoli genitoriali. E così abbiamo Leanne che è figlia di Judith ma che, secondo la bizzarra logica della fecondazione eterologa, è anche co-madre della stessa figlia Mollie. Quest’ultima è “figlia” di Judith – ma solo per desiderio di quest’ultima non nella realtà dei fatti – e allo stesso tempo sua nipote. Inoltre Mollie è figlia e “sorella” di sua madre Leanne così come Judith è “madre” di Mollie e sua nonna.

Alla fine tutto questo papocchio si riduce alla seguente e semplice considerazione: il patrigno Mark invece di avere un rapporto sessuale con la figliastra per aver da lei un figlio ha preferito la più puritana soluzione della siringa di sperma. Così le apparenze sono salve. E dunque la versione pirandelliana della genitorialità fa sì che ognuno rivesta ruoli contemporaneamente diversi e incompatibili tra loro. Una mimesi dell’incesto, almeno nei suoi effetti. La storia di Judith e Leanne ci restituisce perciò l’immagine di una famiglia Lego composta da mattoncini da assemblare a proprio piacimento inventandosi nuove famiglie e quindi nuove relazioni familiari. Ma questo gioco di composizione e scomposizione non può che portare alla fine a lacerazioni e lacrime, come questa vicenda inglese ha ben testimoniato. (Tommaso Scandroglio)

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