Una risposta a Introvigne: la Tradizione si può “acquistare in libreria”

Il nuovo Papa Jorge Mario Bergoglio con il nome di Francesco I(Corrado Gnerre su Il Giudizio Cattolico) Ho letto l’articolo che Massimo Introvigne ha scritto in merito all’elezione di Papa Francesco. Lo condivido, anche se non appieno.
Bene ha fatto Introvigne a sottolineare che Papa Francesco è il Papa di Santa Romana Chiesa. Prima e durante il conclave si possono avere delle preferenze, si possono nutrire delle speranze verso qualcuno… ma dopo è bene che si dimentichi tutto e ci si sottometta a chi il Collegio cardinalizio ha scelto. Certo, non è detto che chi venga eletto sia necessariamente il desiderato dal Signore. Infatti, se è vero che lo Spirito Santo illumina gli Elettori, è pur vero che non necessariamente ed infallibilmente questi si rendano docili alle Sue ispirazioni. Giustamente c’è chi ha ricordato in questi giorni la celebre espressione di san Vincenzo di Lerino (V secolo): «Ci sono papi che Dio dona, ci sono papi che Dio tollera, ci sono papi che Dio infligge». Ma, se è vero questo e cioè che non necessariamente un papa eletto sia il “donato da Dio”, è pur vero che chi canonicamente diventa papa è il Papa; e – se è il Papa – va riconosciuto e a lui bisogna cattolicamente sottomettersi.

E qui c’è un altro punto in cui sono d’accordo con Introvigne. Quando cioè accusa, mettendole sulle stesso piano, posizioni di un certo progressismo e di un certo tradizionalismo. Posizioni che alla fine convergono in atteggiamenti di rifiuto pregiudiziale avallando una superiorità di un presunto magistero soggettivo a quello ufficiale, che ha appunto il Papa al vertice.

In tal senso è più che opportuno chiedere a tanti tradizionalisti se credono o meno nella Grazia di stato. Chiunque diventa papa riceve la Grazia del primato petrino … per cui non solo è opportuno ma è anche doveroso dare – come si suol dire – tempo al tempo e attendere prima di esprimere giudizi su un pontificato.

Ma – come dicevo – non tutto ho condiviso dell’articolo di Introvigne. Non ho condiviso due punti. Il primo è che ben avrebbe fatto ad operare dei distinguo. Non tutto il mondo cosiddetto “tradizionalista” è solito prendere posizione in maniera univoca. Non tutto il mondo tradizionalista ha reagito alla stessa maniera all’elezione del cardinale Bergoglio. Non appartengo alla Fraternità San Pio X, ma va riconosciuto che il comunicato ufficiale ha toni sobri, sereni e di doveroso invito alla preghiera per la missione del Papa. Toni ben diversi da altri ambienti. Ma questo tutto sommato è meno importante, anche perché Introvigne forse si riferiva più ad un atteggiamento che lui ritiene costante nel mondo tradizionalista e che – da parte sua – tende altrettanto costantemente a disapprovare.

Ma è un altro punto (ancor più importante) che non mi è piaciuto dell’articolo di Introvigne. Lo studioso torinese da tempo attacca il mondo tradizionalista sottolineando l’inopportunità e anche l’illegittimità di certi richiami al concetto di Tradizione. Da tempo utilizza lo stesso esempio: “la Tradizione non è un libro o un codice che si può acquistare nella libreria cattolica all’angolo della strada”. È evidente che con questo esempio Introvigne vuole dire che la Tradizione non è separabile dal Magistero; e dunque, se non è separabile dal Magistero, non si può eventualmente fare appello ad essa quando indicazioni magisteriali dovessero essere difformi dalla Tradizione stessa.

Ebbene, qui c’è un errore di Introvigne. La Tradizione è certamente legata al Magistero, tanto è vero che solitamente si cita identificandola col Magistero stesso. Quando si dice che le fonti della Rivelazione sono due, si dice appunto che esse sono la Tradizione e la Scrittura. Tradizione come trasmissione della Verità di Cristo da apostolo in apostolo. Il Magistero è il “luogo” del collegio apostolico: gli apostoli in comunione con Pietro. Dunque, c’è un legame indissolubile tra Tradizione e Magistero, nel senso che il Magistero è l’organo della Tradizione. Ma proprio per questo si può e si deve affermare anche un’altra cosa e cioè che non ci può essere Magistero senza Tradizione.

A riguardo va fatta una distinzione molto importante, per la quale non sempre si hanno le idee chiare. Mi riferisco alla distinzione tra “essere sottoposti al giudizio” e “facoltà d’interpretare”. Quando si dice – e io solitamente lo affermo – che il Magistero è giudicato dalla Tradizione, qualche teologo si scandalizza perché tale espressione sembrerebbe indicare una subalternità dal Magistero che potrebbe impedire al Magistero stesso di essere “regola prossima” della Fede. In realtà non è così. Un conto è dire che il Magistero è giudicato dalla Tradizione; altro è affermare che il Magistero è l’unico interprete della Tradizione. Sono due cose diverse. Da una parte il Magistero rende “viva” la Tradizione, nel senso che rende comprensibile, presente e giudicante la Tradizione per ciò che accade attualmente nella storia; dall’altra il Magistero, proprio perché deve rendere “viva” la Tradizione, non può svincolarsi da essa, né tantomeno modificarla o perfino contraddirla. Se lo facesse, in un certo qual modo si delegittimerebbe. Dunque, la distinzione tra “essere sottoposti al giudizio” e “facoltà di interpretare” è fondamentale per capire il giusto rapporto tra Tradizione e Magistero e per capire che non ci può essere Magistero senza Tradizione.

Detto questo, mi permetto di dire ad Introvigne che il suo esempio è invece vero. Ovviamente mi attengo anch’io alla paradossalità dell’immagine utilizzata: la Tradizione in un certo senso (ovviamente “in un certo senso”) si può acquistare nella libreria cattolica all’angolo della strada. Non è una forzatura dire che la Tradizione è il Catechismo, né più né meno. Se il Catechismo è la Verità di Dio e se la Verità di Dio è la natura stessa di Dio, allora il Catechismo è la Tradizione. È scritto nel Dizionario di Teologia Dogmatica di Parente e Piolanti: «Tradizione nel senso teologico è la parola di Dio, concernente la fede e i costumi, non scritta, ma trasmessa a viva voce da Cristo agli Apostoli e da questi ai successori fino a noi. Si dice “non scritta” non nel senso che non possa essere contenuta in opera alcuna, ma in quanto non è scritta per ispirazione divina».

Dunque, la Tradizione non è “scritta” non perché non possa essere messa per iscritto ma in quanto non è scritta per ispirazione divina.  (Corrado Gnerre)

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