Un vento identitario soffia sull’Europa

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(di Lupo Glori) La Germania vira a destra e boccia la politica di immigrazione di Angela Merkel che nell’ultimo anno ha visto arrivare nel paese tedesco oltre un milione di rifugiati. Domenica 13 marzo il partito di Frauke Petry, Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania), fortemente anti immigrazione e anti euro, ha infatti ottenuto percentuali inedite e impressionanti nell’importante voto per le amministrative regionali in tre Lander, Sassonia-Anhalt, Baden-Württemberg e Renania-Palatinato, scombussolando pesantemente la scena politica tedesca.

Come riporta l’ANSA l’ AfD da domenica sera è infatti il terzo partito nel Baden-Wuerttemberg, a sud-ovest della Germania, con un sorprendente 15,1%:

«In Baden-Wuerttemberg, successo storico per i Verdi di Winfried Kretschmann con il 30,3%, che superano la Cdu votata dal 27% degli elettori. A seguire AfD con il 15,1%, Spd con il 12,7%, i Liberali con l’8,3%. La sinistra della Linke resta fuori dal parlamento regionale con il 2,9%». Stessa musica sempre a sud-ovest, nel land della Renania-Palatinato, dove l’ AfD si è piazzato al terzo posto con il 12,6%: «Nella Renania-Palatinato vince l’Spd di Malu Dreyer con il 36,2%, battendo la Cdu di Julia Kloechner, che raggiunge il 31,8%. Afd ha ottenuto il 12,6% dei voti. Ai Liberali è andato il 6,2% dei consensi, ai Verdi il 5,3%. La Linke resta fuori con il 2,8%».

Clamoroso infine il risultato a nord-est, nel land della Sassonia-Anhalt, dove il partito di Frauke Petry ha conquistato addirittura il secondo posto con il 24,2% dei voti: «In Sassonia-Anhalt vince la Cdu di Reiner Haseloff con il 29,8%. Sfonda AfD con il 24,2%. Seguono Linke con il 16,3%, Spd con il 10,6% e Verdi con il 5,2%. Restano fuori dal Parlamento i Liberali con il 4,9%». Angela Merkel, nonostante la dura sconfitta, ha fatto sapere, attraverso il suo portavoce Steffen Seibertche, che andrà avanti nella sua politica di accoglienza: «Il governo tedesco prosegue la sua politica sui profughi, con tutte le forze, dentro e fuori il Paese». Più tardi in conferenza stampa, la stessa cancelliera, ha liquidato il successo elettorale dell’AfD come un «voto di protesta», frutto di paure e scetticismo.

In realtà, come osserva Beda Romano su Il Sole24ore i risultati elettorali tedeschi hanno una portata storica e aprono nuovi scenari sul futuro politico della Germania.

Infatti: «Per la prima volta dalla fine della guerra appare alla destra del partito democristiano della cancelliera un partito nuovo, peraltro euroscettico. AfD sta avendo nel centro-destra il ruolo che Die Linke ha nel centro-sinistra. Sta minando la compattezza della Cdu, nello stesso modo in cui a sinistra la Linke ha indebolito il partito socialdemocratico».

La pesante débâcle della Merkel, scrive sempre Romano, avrà inevitabili ripercussioni anche sullo scacchiere europeo a partire dall’importante vertice dei 28 stati UE di questa settimana: «Il riflesso sul piano europeo rischia di essere inevitabile. (…) Sul tavolo c’è un accordo con la Turchia per meglio gestire il controllo delle frontiere esterne dell’Unione». La caduta della cancelliera, fino ad oggi boa di salvataggio dell’Europa – conclude il giornalista del Il Sole24ore – rischia quindi di avere pesanti contraccolpi sulla “tenuta” generale dell’Unione: «In questi anni, Berlino è stata una ancora di stabilità nell’unione monetaria, mentre molti vicini dovevano fare i conti con sconquasso debitorio e crisi politica. La debolezza dei partner si è tradotta in questi anni nella forza della Repubblica Federale. Il rischio oggi è che una Germania più instabile complichi paradossalmente il negoziato europeo».

Con l’ampia affermazione dell’AfD alle amministrative di domenica anche la Germania si aggiunge così alla lista dei paesi europei percorsi da un crescente sentimento anti euro e anti immigrazione. Tra essi, l’Austria ha reso nota la sua posizione sul tema direttamente attraverso le parole del suo ministro degli Esteri, Sebastian Kurzc, il quale, in una intervista rilasciata a Bild am Sonntag, ha dichiarato: «I confini devono rimanere chiusi anche quelli sulla rotta Italia-Mediterreneo, in modo che sia chiaro che il tempo del lasciapassare verso la Mitteleuropa è finito, qualsiasi sia la rotta». La Svezia da parte sua ha minacciato di portare il governo della Merkel di fronte alla Corte di giustizia europea a causa della sua dissennata gestione della crisi dei profughi che ha fatto sì che centinaia di immigrati registrati in Germania, abbiano poi oltrepassato il confine, facendo richiesta di asilo nei paesi scandinavi.

Contro l’ottusa politica di accoglienza, imposta dalla nomenklatura di Bruxelles, inizia dunque a crescere un sentimento identitario che ha l’indubbio merito di risvegliare una coscienza europea fino ad oggi anestetizzata dal relativismo imperante. (Lupo Glori)

 

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