Un sindaco abortista e omosessualista per Roma

marino-ignazio(di Danilo Quinto) Chi ritiene che in Italia i medici obiettori di coscienza alla legge omicida, detta sull’interruzione di gravidanza, la numero 194 del 1978, siano troppi, ha un solo obiettivo: garantire solo il diritto all’aborto ed eliminare un punto qualificante di quella legge. Questa è la posizione del candidato Sindaco del centrosinistra per Roma Capitale, Ignazio Marino.

Da tecnico del settore, Marino invoca – l’ha fatto in un’intervista a “L’Unità” di due anni fa – interventi pubblici che garantiscano quel diritto sopra tutti gli altri: «Chi ha compiti istituzionali, come il direttore generale di un ospedale – sostiene ‒ ha tra i suoi doveri quello di avere il personale per eseguire le interruzioni di gravidanza. E lo deve fare anche programmando le assunzioni».

Il che si traduce nell’assumere preferenzialmente chi non è obiettore, per favorire le pratiche omicidiarie. Un’idea fissa, quella di Marino, contro il principio naturale di difesa della vita, che si manifesta anche sul tema dell’eutanasia. Nel caso terribile di Eluana Englaro, fu esemplarmente ambiguo e alimentò l’equivoco tra accanimento terapeutico, al quale Eluana Englaro non era assolutamente sottoposta, e alimentazione assistita, che era per lei indispensabile per sopravvivere, non essendo in grado di alimentarsi in modo autonomo. Su omosessualità, matrimoni tra persone dello stesso sesso e adozioni, Marino ha le idee chiare.

Nell’aderire alla “Piattaforma Gay Friendly”, proposta da Gay Center, ArciGay Roma, ArciLesbica Roma e Azione Trans, Marino dichiara: «Una capitale veramente moderna si riconosce dalla sua capacità di aprire alla diversità e valorizzarla in quanto ricchezza. (…) Il contrasto di fenomeni odiosi come l’omofobia e la transfobia, sia a casa nostra che fuori, deve costituire un impegno fermo per chiunque si candidi ad amministrare questa città proprio come il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto che è mia intenzione portare avanti con una decisa azione normativa, nei limiti delle competenze di Roma Capitale. Condivido, inoltre, la necessità di promuovere campagne informative su queste tematiche, a cominciare dalle scuole, perché sappiamo bene che l’informazione è il principale strumento per combattere le discriminazioni e vincere il pregiudizio. Vi ringrazio, dunque, di queste vostre proposte, che rappresentano una piattaforma comune sulla quale dovremo confrontarci per gettare insieme le basi del cambiamento e le fondamenta di Roma Capitale dei diritti, inclusiva e accogliente».

A “Gay Oggi”, Marino apre alle adozioni dei bambini che crescono in coppie omosessuali o, come lui stesso le definisce, “famiglie” gay. Incassando le lodi delle organizzazioni omosessualiste, dice: «Non possiamo fare come lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia. Il prossimo Parlamento si dovrà occupare seriamente dei diritti civili e la sentenza di oggi della Corte europea dei diritti umani lo conferma. In Italia al momento sono circa 100mila i bambini che crescono in famiglie omosessuali, si tratta di una realtà che non possiamo ignorare. O pensiamo sia meglio che nel caso della morte di un genitore, quel bambino debba essere affidato ai servizi sociali e quindi strappato all’affetto di chi lo ha cresciuto? Serve una legge che tuteli questi bambini e sancisca un unico principio: l’adozione va disposta nell’esclusivo e prioritario interesse del minore, altrimenti rimarremo un paese a due velocità che discrimina i bimbi che non crescono in una famiglia eterosessuale tradizionale».

Un programma, quello del “cattolico” Ignazio Marino, imperniato su quella cultura relativista che distrugge l’antropologia, per edificare una società imperniata sulla negazione di qualsiasi principio etico e morale. (Danilo Quinto)

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