Un grande avvenire, dietro le spalle

Ministro dell’Economia Maurizio Saccomanni(di Danilo Quinto) Come regalo della festa pagana della Befana, il Ministro dell’Economia, Maurizio Saccomanni, ha rilasciato una lunga intervista a “Repubblica”, nella quale ha definito il 2014 «anno della svolta», nel quale si consoliderà la ripresa. Famiglie e imprese pagheranno meno tasse, a due condizioni, dice Saccomanni, che risponde così a coloro che invocano le elezioni anticipate: la stabilità politica e l’assunzione di responsabilità di Parlamento e parti sociali.

Il calo dello spread sotto i 200 punti fa quindi ringalluzzire l’ex governatore della Banca d’Italia e, insieme a lui, il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, che nei giorni precedenti aveva dichiarato: «Fintanto che lo spread ballava attorno ai 400-500 punti voleva dire che una ventina di miliardi di euro erano usati solo per pagare gli interessi. Ora queste risorse possono essere usate per abbassare le tasse sul lavoro, per combattere la disoccupazione, soprattutto quella giovanile e per rendere le industrie italiane più competitive» visto che con uno spread molto alto le imprese non erano in grado «di acquisire credito. Ora ci sono le condizioni perché le imprese ripartano». Si può finalmente festeggiare! Resta da stabilire di chi sarà la festa, questa volta.

Due anni fa, il danaro rastrellato dall’IMU degli italiani – 3,9 miliardi – fu destinato dal Presidente del Consiglio dell’epoca, Mario Monti, al Monte dei Paschi di Siena, con obbligo di restituzione. Si è visto nelle scorse settimane com’è andata a finire la vicenda: uno scontro tra fazioni di potere, politico ed economico, che ha rinviato le decisioni sulla ri-capitalizzazione della banca al prossimo mese di giugno. Il denaro da restituire? Si vedrà. Ora, l’ammontare di risorse disponibili sarebbe – usare il condizionale è d’obbligo, di questi tempi ‒ molto di più: 20 miliardi, l’equivalente di una manovra finanziaria. Tutto frutto del rigore degli ultimi due governi e dei sacrifici chiesti agli italiani.

Questo è quello che si racconta, omettendo di dire che la politica economica italiana è condizionata da scelte e decisioni estranee alla sovranità del nostro paese, che impediscono – ad esempio – quel che chiede lo stesso segretario del maggiore partito che sostiene il Governo: la ricontrattazione del limite del 3% nel rapporto deficit/Pil degli Stati dell’area euro.

Banca Centrale e burocrazia europea non sono d’accordo e tutti noi siamo impiccati alla scelta ideologica dell’euro, al pari di come s’impiccano gli imprenditori massacrati da questi anni scellerati di governo. Sono stati 119 nell’anno trascorso, fino al mese di novembre, i suicidi per ragioni economiche. Negli ultimi giorni di dicembre, a Castelfranco, si è impiccato con una corda nel magazzino di proprietà della famiglia, che ha una ditta di pellame, un ragazzo di 37 anni. Ha lasciato un biglietto di scuse alla mamma e alla sorella! Per una volta, siamo d’accordo con Gad Lerner, nel suo blog ha scritto: «Letta&Saccomanni+Napolitano: chi ha il coraggio di congedarli?».

Tutto sommato, sarebbe per il bene dell’Italia, che dovrà pur ritrovare la capacità di comprendere che la crisi economica nella quale siamo immersi, è figlia di una crisi di principi di proporzioni gigantesche. A meno che la comprensione non sia “frenata” da quei 60-70 miliardi annuali di corruzione (fonte: Corte dei Conti), che si aggiungono ai 140 miliardi, sempre annuali, il 7% del Pil, con un utile che sfiora i 100 miliardi di euro e 65 miliardi di liquidità (Fonte: XIII edizione del Rapporto Le mani della criminalità sulle imprese, della Confesercenti e Sos Impresa), che derivano dal fatturato dell’attività delle organizzazioni criminali. Questa montagna di denaro deve pur essere riciclata, riconvertita in denaro pulito, rimessa sul mercato. Chi fa questo mestiere? Le banche e una parte consistente della cosiddetta società civile, che taluni vorrebbero far apparire più onesta di quella politica. Direbbe Vittorio Gassman: «abbiamo un  grande avvenire, dietro le spalle!» (Danilo Quinto)

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