Tra dittatura unica e mancanza di principi

amministrative_2015(di Danilo Quinto) Un’avvisaglia di quello che potrà accadere dopo il voto amministrativo del 31 maggio, già si è avuta nelle elezioni comunali che si sono svolte lo scorso 10 maggio a Trento, Bolzano e Aosta, dove hanno vinto i candidati del centro-sinistra, la Lega di Salvini ha triplicato o quadruplicato i suoi voti rispetto a 5 anni fa, Forza Italia si è avvicinata a percentuali da prefisso telefonico.

Tra qualche giorno il test sarà ancora più probante: si voterà in 1.089 Comuni – tra questi, 18 capoluoghi di provincia – e 7 Regioni: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. Solo nell’ultima, il candidato uscente del centro-destra, Luca Zaia, potrebbe confermare la sua rielezione, anche se deve fronteggiare l’incognita dello “strappo” operato dal Sindaco di Verona, Flavio Tosi. Nelle altre Regioni, i candidati del centro-destra non sembrano avere nessuna chance.

Esemplare è il caso della Puglia, dove Silvio Berlusconi, pur di non confrontarsi con la “fronda” rappresentata da Raffele Fitto, ha fatto di tutto per consegnare la Regione al Sindaco di Bari, Michele Emiliano, che vincerà senza colpo ferire, proseguendo l’“esperienza” inaugurata dieci anni fa da Nichi Vendola. Fitto, dal canto suo, nella trasmissione di domenica scorsa condotta da Lucia Annunziata, ha dichiarato: «Forza Italia non c’è più. Punto ad andare oltre, andare avanti, con una prospettiva politica che abbia contenuti e regole precise per un centrodestra moderno. Forza Italia è un capitolo chiuso, è evidente, soprattutto dopo le ultime performance pugliesi non ci sono più le condizioni per restare. Stiamo lavorando per una prospettiva diversa». L’ex pupillo di Berlusconi ha ricordato i «risultati elettorali, con 9 milioni di elettori che se ne sono andati via», aggiungendo che «un altro grosso errore di Berlusconi e Forza Italia è stato il passaggio rapido a Forza Salvini. Fra Salvini e Renzi c’è uno spazio politico molto importante, serve un confronto chiaro. Se noi arretriamo e non ci siamo, gli altri avanzano e ci mangiano lo spazio. C’è spazio, sono quegli 8-9 milioni di elettori che sono andati via. Salvini fa il suo, cresce perché Forza Italia ha abbandonato il campo e gli ha consentito di fare il bello e cattivo tempo».

Non che il ragionamento non fili, anzi. È evidente che il rilancio annunciato da Berlusconi della prospettiva di un “Partito Repubblicano”, rappresenta solo una boutade, un modo per non considerare la fine della sua avventura politica, certificata del resto dalle sale delle manifestazioni elettorali che non riesce a riempire. La sua proposta politica non si è esaurita per limiti di età o per gli scandali privati o per le condanne giudiziarie, ma perché non è riuscita a mantenere le sue promesse: la riforma della giustizia, delle tasse, della pubblica amministrazione, l’ammodernamento del sistema Italia nel suo complesso.

Nell’ultimo anno è stata anche inquinata dal tentativo di costruire con Matteo Renzi – con il Patto del Nazareno, che è sempre lì, pronto a “risorgere” – un “partito unico”. Dal punto di vista teorico, Fitto ha anche ragione, ma il suo percorso rischia di diventare velleitario. Con chi si vorrebbe ricostruire il centro-destra? Con i fuoriusciti del Nuovo Centro Destra, che difendono le loro posizioni di Governo? O con il nuovo partito di Corrado Passera? O con quei 30-40 parlamentari a lui legati che devono il loro incarico a Silvio Berlusconi?

La verità è che in questo momento storico non c’è spazio – e probabilmente non vi sarà spazio per molti anni – per una proposta politica alternativa a quella di Renzi, che sta costruendo una pericolosa dittatura a senso unico. Uno spazio politico si può creare solo enunciando i principi fondativi di quello che si vuole costruire. Dei principi non si può parlare. Per una ragione molto semplice: non interessano più a nessuno, tranne a quei pochi – ingenui! – che ancora ci credono. (Danilo Quinto)

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