Torniamo a parlare del comitato no194

marcia per la vita 2013(di Paolo Deotto su Riscossa Cristiana) Torno a parlare del comitato no194 dopo aver letto l’articolo NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : LA SVOLTA ABROGAZIONISTA TRA GLI ORGANIZZATORI DELLA MARCIA , LA SCONFITTA DELLA CORRENTE RELATIVISTA SULLA LEGGE E IL DIALOGO TRA LE FORZE DI AREA, pubblicato sul sito del comitato stesso e sul Sito Pontifex.
Dopo il mio precedente articolo, non ero più tornato in argomento, anche perché confidavo nel fatto che il desiderio di difendere la vita e la dignità umana, oltraggiate dalla legge 194, fosse più che sufficiente a superare incomprensioni e “rivalità” che creano solo inutili danni.
Quello che leggo nell’articolo sopra citato mi obbliga però a riprendere il discorso. Ho detto “mi obbliga”, e lo sottolineo, perché di fronte ad affermazioni che distorcono la realtà non si può tacere.
Già nel titolo troviamo una grave inesattezza, perché l’ipotizzare una “svolta abrogazionista” e una “sconfitta della corrente relativista”, vuol dire affermare che tra gli organizzatori della Marcia per la Vita vi fossero persone disponibili al famoso e nefasto equivoco della necessità di “applicare bene la 194”. Il coordinatore nazionale del comitato no194, che ha scritto l’articolo a cui mi riferisco, ha partecipato sia alla prima Marcia per la Vita, a Desenzano, sia alla successiva a Roma. Non può quindi non ricordare lo slogan che ha accomunato entrambi gli avvenimenti, e che sarà sempre lo stesso, anche per la Marcia che si terrà a Roma il prossimo 12 maggio: “affermare che la vita è un dono indisponibile, di Dio; condannare l’iniqua legge 194 che ha legalizzato l’uccisione sino ad oggi di 5 milioni di innocenti; invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volontà”. Credo che difficilmente uno slogan potrebbe essere più chiaro di questo.

Ora, come si possa parlare di “relativismo” quando si “condanna” una legge che si definisce “iniqua”, è un mistero. L’unica cosa che si deve variare in quello slogan è, purtroppo, il numero delle vittime, che di anno in anno aumentano.
Il coordinatore si sofferma sull’intervista a Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita e sembra quasi stupito del fatto che in questa intervista si affermi che la manifestazione è, tra l’altro, anche una fase della lotta per abolire la legge 194. Inoltre si torna sull’argomento (ormai un po’ stantio) della partecipazione del Sindaco Alemanno, e delle sue infelici dichiarazioni, per affermare che finalmente c’è una “presa di distanza netta ( da noi provocata ) da parte della portavoce nazionale della manifestazione nei confronti di colui che è stato ritenuto , forse per lo più da parte di qualche giornalista suo amico , l’organizzatore prìncipe dell’evento”. Ora, duole dirlo, ma mi sembra un gioco delle tre tavolette. Che Alemanno non fosse l’organizzatore della Marcia, lo sapevano tutti. Sarebbe stato davvero curioso, per evitare equivoci, “vietare” la partecipazione al Sindaco di Roma; con lo stesso criterio si sarebbe dovuto imporre un impossibile “divieto” a qualsiasi personaggio politico, né si poteva certo imporre a nessun politico di non rilasciare dichiarazioni che, ovviamente, rilasciava a titolo personale.

Quindi non c’è stata nessun “presa di distanza”, perché non c’era mai stata la “presa di vicinanza”. In tal senso, fin dalla prima Marcia a Desenzano, gli organizzatori furono chiarissimi: la Marcia è aperta a tutti, cattolici e non. L’unica esclusione tassativa era quella di esporre simboli e bandiere di partiti politici. Punto e basta. Voler vedere ora una “presa di distanza”, ipotizzando anche una precedente posizione relativista, che sarebbe nata da un machiavellismo (scrive il coordinatore della no194: “l’esigenza di non affermare una natura abrogazionista dell’evento al fine di ottenere la partecipazione dei politici”) è semplicemente fantasia. Dopo la Marcia dello scorso anno ci fu anche chi parlò – che fantasia! – di “gruppi di estrema destra”. Lo ricordo nell’articolo che scrissi dopo l’evento. Se diamo spazio all’immaginazione, possiamo dire di tutto. Se invece vogliamo guardare la realtà, ricordiamo due grandi eventi, Desenzano e Roma 2012, in cui non ci fu alcuna volontà di “ottenere la partecipazione dei politici”, né ci fu alcuna “esclusione” o “divieto di partecipazione”.
Sul falso discorso del divieto di partecipare, che sarebbe stato fatto dagli organizzatori della Marcia ai vertici nazionali del Movimento per la Vita, purtroppo si ritorna. Ma anche in questo caso, bisogna pur documentare ciò che si dice e nella realtà l’unico divieto espresso, repetita iuvant, fu quello di esporre bandiere e simboli di partiti politici. A entrambe le edizioni della Marcia parteciparono moltissimi aderenti al MpV e anche molti Cav e MpV locali.

Quindi, quando leggo: “prendiamo atto con interesse della conversione abrogazionista che ha colpito il vertice della Marcia e della volontà lodevole di aprirsi a tutte le realtà di area”, mi sento solo di dire che non c’è stata alcuna “conversione”, perché l’abolizione della legge 194 era e resta un obiettivo della Marcia, né c’è stata la “volontà lodevole di aprirsi…”, perché non c’è mai stata chiusura verso alcuno.
Queste precisazioni mi sembrano necessarie, per ristabilire la verità e per rispetto verso gli organizzatori della Marcia, che hanno fatto e fanno un lavoro straordinario. Finalmente anche in Italia i pro life si sono decisi a scendere in piazza, a farsi vedere, dando così una grande testimonianza, e anche scuotendo gli animi dei pavidi e degli indifferenti. Non è un caso se le adesioni alla prossima Marcia del 12 maggio a Roma sono in costante aumento, e giungono da ogni parte del mondo: l’Italia, arrivata in ritardo, mentre in altre parti del mondo, segnatamente negli Stati Uniti, la Marcia per la Vita già da anni è un avvenimento di grande testimonianza, sta recuperando il tempo perso proprio grazie a un impegno generoso, gratuito, e che non attende alcun “premio” in termini politici.
Si fa quindi un grave torto agli organizzatori della Marcia lanciando accuse e critiche che non hanno ragione, e si fa torto anche a quanti partecipano, arrivando da ogni parte d’Italia e da molte Nazioni estere.

Ma queste critiche, tanto più nocive quando i fatti quotidiani ci dicono quanto è urgente il bisogno di unità, fanno torto anche agli iscritti al comitato no194, anch’essi spinti solo dal desiderio di operare in difesa della vita e della dignità umana.
Non ho mai negato l’importanza del lavoro sin qui svolto dal comitato no194, che proprio sulle pagine di Riscossa Cristiana iniziò a pubblicare gli articoli del coordinatore nazionale. Il comitato no194, con la sua proposta di referendum, ha dato un grande contributo di sensibilizzazione e di risveglio delle coscienze, così come sono importanti le iniziative di preghiera che più volte organizza.

Il referendum abrogativo resta senza dubbio uno delle ipotesi valide, uno dei “fronti” della nostra comune lotta. Per essere realisti però bisogna considerare la realtà: il clima politico e culturale in questi ultimi anni è ulteriormente precipitato. Se i risultati politici del 2008 potevano farci sperare in una “virata” della pubblica opinione, purtroppo i fatti hanno smentito questa ipotesi ottimista. L’azione delle forze che sostengono la “cultura della morte” si è fatta sempre più aggressiva, dispone di enormi mezzi finanziari che consentono una propaganda martellante e continua. Di fronte a questa realtà in quotidiano peggioramento, l’ipotesi di indire un nuovo referendum abrogativo è sempre meno realistica, tanto più se il comitato no194 vuole vivere in una sorta di “isolamento” a cui nessuno lo ha mai condannato.

Tra l’altro, ammesso che in una situazione come l’attuale si riesca a raccogliere il mezzo milione di firme necessarie, consideriamo anche che per far fallire un referendum basta non raggiungere il quorum. Con l’attuale disaffezione alla politica (ricordiamoci che in Sicilia hanno vinto, di fatto, gli astensionisti), questo è un rischio molto concreto e da non sottovalutare.

L’obiettivo di tutti è l’abolizione della 194, ma bisogna essere molto chiari sulla strada da seguire. Abbiamo davanti a noi una Nazione devastata dal cancro del relativismo e sfiduciata, indifferente e stanca. Dobbiamo fare il possibile e l’impossibile per svegliare le coscienze, ricostruire la cultura della Vita e il rispetto per la persona. Dobbiamo “gridare la Verità dai tetti”, e in questo compito dobbiamo essere uniti e concordi. Non possiamo perderci in personalismi, sprecando quella ricchezza che ogni persona e ogni associazione può portare.

Abbiamo davanti anche urgenze molto gravi, una per tutte la minaccia che si limiti il diritto dei medici all’obiezione di coscienza. E poi, l’incalzare della propaganda per l’eutanasia, per le manipolazioni genetiche, per tutto ciò che contraddice con la vita e con la sua sacralità.
Francamente mi mette una grande tristezza leggere un che di “personale” nelle critiche che il coordinatore della no194 rivolge agli organizzatori della Marcia. Riporto testualmente: “Non a caso nei suoi due anni di svolgimento (della Marcia, N.d.R.) ho chiesto di poter esporre per dieci minuti nell’ambito di una conferenza di quattro ore a margine di quell’evento la nostra iniziativa e mi è stato risposto picche in entrambe le occasioni”. A Desenzano non fu risposto “picche”: molto più semplicemente, non era stato possibile introdurre ulteriori interventi in una “scaletta” già predisposta e molto densa. Sia a Desenzano, sia a Roma, il comitato no194 e i suoi collaboratori hanno avuto la possibilità di raccogliere adesioni fra i partecipanti alla Marcia. Se andiamo a riguardare la galleria fotografica della prima Marcia, a Desenzano, troviamo anche la foto del coordinatore nazionale del comitato no194.

Non possiamo permetterci il lusso dei personalismi, non possiamo sprecare la ricchezza di esperienze di anni di lotta a difesa della Vita, di fatica e di lavoro quotidiano. Dobbiamo essere il più uniti possibile e di sicuro questa concorde unità è possibile solo nel rispetto della realtà dei fatti.

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