Sostegno al parroco criticato per voler aprire una scuola parentale

scuola parentale(di Mauro Faverzani) Don Giovanni non è solo. Checché ne dica la stampa locale, che vuole presentarlo a tutti i costi come isolato. Invece, isolato non è. Lo dimostrano le numerose missive di solidarietà inviate dalla gente del posto alla redazione de Il Mattino di Padova.

La lettera firmata, ad esempio, pubblicata lo scorso 28 luglio, in cui si legge: «Se i dogmi del pensiero unico dominante, che la scuola pubblica si preoccupa di perpetuare, non concordano con gli insegnamenti che intendiamo dare ai nostri figli, non vedo per quale motivo non si possano tentare altre strade. Non sento di aver bisogno neppure del nulla osta della Diocesi. Don Giovanni è molto meno solo di quanto avete fatto credere ai lettori».

Oppure la lettera inviata da Barbara Montolli. O quella di Amedeo Petrella, che lamenta una campagna diffamatoria scatenata contro un ministro di Dio. O ancora quella di Claudio Tormena, che sente «sapore di vendetta» contro don Giovanni, preoccupato soltanto della «salvezza delle anime piuttosto che del tornaconto personale».

O quella di Bruno Dente, che spiega come la chiesa di don Giovanni sia «piena» perché sa «predicare il Vangelo con forza e sapienza», perché confessa, perché fa pregare – proponendo periodicamente l’Adorazione perpetua e notturna –. Anche per questo gode della piena «solidarietà delle Suore e della stragrande maggioranza dei parrocchiani». Che ci sia qualche scontento, è fisiologico. Come in tutte le parrocchie.

Chi è don Giovanni Ferrara? È un sacerdote cattolico, che ha deciso di ospitare nei locali della parrocchia S. Ignazio di Loyola nella frazione di Montà, a Padova, la scuola parentale ispirata ad un ben rodato modello formativo americano secondo lo slogan «Scegli tu come educare i tuoi figli». È una classe di seconda elementare, quella che prenderà il via a settembre, ma senza escludere in prospettiva pluriclassi con bambini di età differenti.

Sono una decina i bambini iscritti: programma ministeriale, niente compiti a casa, maestra unica scelta dai genitori, quote di iscrizione e rette di frequenza – doposcuola compreso – discrezionali ovvero a seconda delle possibilità individuali. Poi, a fine anno, esame di Stato a Staggia Senese per la certificazione del grado di formazione raggiunto. In più, però, qui, si hanno alcune garanzie che altrove potrebbero viceversa essere assenti: qui si prega, si ha la certezza di un’educazione veramente cattolica e gli alunni sono tutelati da “certi” pericoli – quali l’ideologia gender –, «perché sui bambini non si fanno esperimenti».

Come prevede il Catechismo, come prevede il Magistero. Ma come non sempre, nella stessa Chiesa, può dirsi assodato: lo dimostra la benevola accoglienza riservata, ad esempio, presso l’Istituto “San Gaetano” dalla Curia di Vicenza alla senatrice Valeria Fedeli del Pd, vicepresidente del Senato, autrice di un disegno di legge per la cancellazione degli «stereotipi di genere», poi assorbito dalla cosiddetta «Buona Scuola» di Renzi.

I tanti che, in quella sede, osarono esprimere perplessità e critiche verso le iniziative della parlamentare furono accusati dal direttore dell’Ufficio diocesano per la Liturgia, don Pierangelo Ruaro, durante un’omelia in Cattedrale, di boicottaggio, di voler fare le «crociate», di «estremismo», giungendo a metter in dubbio addirittura la loro fede ed il fatto che possano davvero dirsi «cristiani», come riportato dal Giornale di Vicenza. Son questi episodi a motivare l’urgenza di creare spazi di tutela, anche in ambito didattico, per chi voglia assicurare ai propri figli un’educazione realmente cattolica.

Nonostante questo, dall’iniziativa assolutamente meritoria del parroco della frazione di Montà, la Diocesi ha immediatamente preso le distanze. Lamenta il fatto che la scuola parentale non rientri tra i modelli individuati dalla Cei nella Nota pastorale La scuola cattolica risorsa educativa della Chiesa locale per la società dell’11 luglio 2014, reclama che certe scelte debbano essere condivise prima «con gli uffici diocesani e con la comunità», ritiene che ancora «non si conoscano abbastanza» simili proposte educative.

Ergo, don Giovanni è stato diffidato dall’utilizzare i locali parrocchiali per tale attività. Così, mentre la Diocesi tifa per riaprire la scuola materna S. Ignazio di Loyola di Montà, chiusa dopo 56 anni per problemi di bilancio, si mostra diffidente verso la primaria parentale parrocchiale, pur trattandosi di due questioni completamente diverse. A far problema, infatti, non sono gli spazi, come scritto da Il Mattino di Padova, essendo i locali abbastanza ampi da poter accogliere entrambe le strutture, senza porle in alternativa. Le difficoltà, con la materna, erano invece contabili e riguardavano un pesante deficit di circa 150 mila euro, a fronte di costi per il solo personale pari a 130 mila euro.

Don Giovanni, comunque, è deciso e pronto ad andare avanti. Col sostegno dei parrocchiani. Una di loro ha anche provato a contattare il nuovo Vescovo, mons. Claudio Cipolla, nominato lo scorso 18 luglio e prossimo al suo ingresso a Padova. Al momento non è riuscita a recapitargli la mail, ma è più che mai decisa a contattarlo almeno telefonicamente. Insomma, è evidente come don Giovanni non sia solo. (Mauro Faverzani)

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