Sinodo: il commento del Card. Raymond Leo Burke sulla Relatio finalis

cardinal_burke(di Mauro Faverzani) Riportiamo integralmente , in una nostra traduzione il commento, pubblicato dal National Catholic Register del Card. Raymond Leo Burke, in merito alla Relatio finalis del Sinodo Ordinario sulla Famiglia.

L’intero documento richiede un attento studio, per capire esattamente quale sia il suggerimento offerto al Romano Pontefice, in accordo con la natura del Sinodo dei Vescovi, «nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi, nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica» (can. 342).

La sezione intitolata Discernimento e integrazione (paragrafi 84-86) è, tuttavia, motivo di immediata preoccupazione per la mancanza di chiarezza su di una questione fondamentale per la fede: l’indissolubilità del vincolo matrimoniale, che tanto la ragione quanto la fede insegnano a tutti gli uomini. Innanzi tutto, il termine integrazione è banale e teologicamente ambiguo. Non vedo come possa essere «la chiave dell’accompagnamento pastorale di queste unioni matrimoniali irregolari».

La chiave interpretativa della loro cura pastorale dev’essere la comunione fondata sulla verità del matrimonio in Cristo, matrimonio che va onorato e praticato, anche quando un coniuge sia stato abbandonato dall’altro a causa del peccato. La grazia del Sacramento del Santo Matrimonio rafforza il coniuge lasciato nel vivere fedelmente il vincolo nuziale, perseverando nel chiedere la salvezza del consorte che ha abbandonato l’unione matrimoniale.

Io ho conosciuto sin dalla mia infanzia e continuo a conoscere fedeli Cattolici, i cui matrimoni sono stati, in qualche modo, interrotti, ma che, credendo nella grazia del Sacramento, continuano a vivere nella fedeltà la loro unione. Essi guardano alla Chiesa affinché li accompagni, così da aiutarli a restare fedeli alla verità di Cristo nella loro vita.

In secondo luogo, la citazione fatta del n. 84 della Familiaris Consortio è fuorviante. Nel 1980, in quel Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, come in tutta la storia della Chiesa, vi sono sempre state pressioni perché si ammettesse il divorzio a causa delle situazioni dolorose di coloro che vivono unioni irregolari, cioè di coloro che non vivono in accordo con la verità di Cristo sul matrimonio, quella che Lui ha chiaramente annunciato nei Vangeli (Mt 19, 3-12; Mc 10, 2-12).

Benché nel n. 84 san Giovanni Paolo II riconosca le diverse situazioni di quanti si trovino a vivere un’unione irregolare ed esorti i pastori e l’intera comunità ad aiutarli come veri fratelli e sorelle in Cristo in virtù del Battesimo, egli conclude: «La Chiesa tuttavia ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla Comunione eucaristica i divorziati risposati». Egli ricorda poi la ragione di tale prassi: «dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata ed attuata dall’Eucaristia». Ha poi notato giustamente come una differente prassi indurrebbe i fedeli «in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio».

In terzo luogo, la citazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1735) sull’imputabilità dev’essere interpretata in termini di libertà, che «rende l’uomo responsabile dei suoi atti, nella misura in cui sono volontari» (CCC, n. 1734).

L’esclusione dai Sacramenti di coloro che vivano un’unione matrimoniale irregolare non costituisce un giudizio circa la loro responsabilità per la rottura del vincolo nuziale, cui sono legati. È piuttosto il riconoscimento oggettivo di questo legame. La Dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 24 giugno 2000, che viene citata, è in completo accordo con l’insegnamento costante e la prassi della Chiesa in materia, richiamando il n. 84 della Familiaris Consortio. Quella Dichiarazione mette in chiaro anche la finalità del confidarsi con un sacerdote in foro interno, cioè, con le parole di San Giovanni Paolo II, l’esser disposti «ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio» (Familiaris Consortio, n. 84).

La disciplina della Chiesa provvede ad una continua assistenza pastorale per seguire quanti, in situazione di unione irregolare, «per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possano soddisfare l’obbligo della separazione», cosicché possano vivere castamente, nella fedeltà alla verità di Cristo (Familiaris Consortio, n. 84)». (Mauro Faverzani)

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