Si tenta di impedire il convegno di Famiglia Domani del 31 gennaio a Roma

INVITO(di Lupo Glori) Ci risiamo. Il prossimo 31 gennaio, presso la sala della Protomoteca del Campidoglio, è in programma nuovamente il convegno Ideologia del gender: quali ricadute sulla famiglia? organizzato dall’Associazione Famiglia Domani con il sostegno della consigliera comunale Lavinia Mennuni e puntuali sono arrivate le dichiarazioni d’intolleranza da parte degli esponenti LGBT.

Il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli vorrebbe proibire lo svolgimento dell’iniziativa ed ha rilasciato, attraverso il suo presidente Andrea Maccarone, un comunicato stampa nel quale si legge: «È inaudita la facilità con la quale, a distanza di un mese, riesca a tornare in programma un incontro che ha il solo scopo di seminare odio e fare disinformazione sulle istanze della comunità LGBT. (…) Troviamo inaccettabile e grave che una delle sale più importanti e rappresentative di Roma Capitale ospiti un evento dal chiaro sapore discriminatorio e omofobo in netta contraddizione con le iniziative promosse dallo stesso Comune per la Settimana Arcobaleno».

Questa dichiarazione innescherà tutta una serie di pressioni sul sindaco di Roma Ignazio Marino, affinché, come è già accaduto, renda impossibile l’incontro. Il convegno sul gender avrebbe dovuto svolgersi lo scorso 3 dicembre ma, senza alcun preavviso, a metà novembre il Comune di Roma annullò la disponibilità della sala sostenendo che la stessa fosse stata già precedentemente assegnata ad un’altra iniziativa sul tema dell’autismo in occasione della Giornata Mondiale della Disabilità.

Tale affermazione si rivelò del tutto falsa in quanto la concessione del Gabinetto del Sindaco ai disabili, datata il 14 novembre 2013, arrivò dopo oltre un mese che la stessa Sala della Protomoteca era stata già prenotata per il convegno sulla famiglia promosso dall’Associazione Famiglia Domani (http://www.corrispondenzaromana.it/nuovo-atto-di-intolleranza-relativista-il-comune-di-roma-proibisce-il-convegno-sul-gender-di-famiglia-domani/).

Questa volta, il convegno, moderato dall’avv. Claudio Vitelli, è fissato per venerdì 31 gennaio alle ore 17 e avrà come relatori l’avv. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, padre Giorgio Carbone, ordinario di Bioetica, il dott. Vittorio Lodolo D’Oria, medico ematologo e portavoce dell’associazione Famiglie Numerose Cattoliche e la dr.ssa Dina Nerozzi, medico specialista in psichiatria ed endocrinologia.

La consigliera comunale Lavinia Mennuni, come riporta il quotidiano on-line “Il Secolo d’Italiaˮ ha denunciato il clima di intolleranza che vorrebbe tappare la bocca a chi ha idee diverse dagli esponenti LGBT sulla famiglia affermando come sia di «una gravità estrema che si stia giungendo al punto di dire che non si può parlare di un tema che comunque è di strettissima attualità. (…) Il Campidoglio è la casa di tutti i romani, se un consigliere comunale ritiene di chiedere la sala per un convegno che è di interesse del mondo dell’associazionismo, che vuole parlare, approfondire, confrontarsi, è grave che si ritenga anche solo di pensare di non consentire quell’incontro. Questo dimostra che non c’è apertura, ma che c’è chiusura. Per questo respingo al mittente tutte le contestazioni che vengono mosse con un atteggiamento che, sinceramente, mi sconcerta».

Il circolo Mario Mieli nel proprio comunicato stampa consultabile sul loro sito web chiede, dunque, a chiare lettere, al sindaco Marino di revocare, per la seconda volta, la disponibilità della sala, leggiamo infatti: «Chiediamo con forza che la disponibilità della Sala della Protomoteca venga revocata e che Roma si dimostri la Capitale delle diversità, una città accogliente e aperta a tutti capace di respingere ogni attacco alla dignità, alla liberta e al rispetto dei diritti umani».

In risposta a tali affermazioni, l’avv. Claudio Vitelli, portavoce dell’Associazione Famiglia Domani, ha dichiarato: «Ritengo molto grave la posizione espressa dal Circolo Mario Mieli che mira ad impedire la libera espressione di un pensiero, per altro non certo marginale nella sensibilità dei Romani, arrivando ad invitare il Sindaco Marino a ritirare la concessione della sala della Protomoteca, avvenuta sin dai primi di dicembre, per altro senza alcuna forzatura dei regolamenti e della prassi comunale. Già una volta abbiamo dovuto subire un rinvio del convegno e, nonostante ciò sia avvenuto a pochissimi giorni dalla data prevista per lo svolgimento dell’evento, con grave danno per la macchina organizzativa allestita per l’occasione, abbiamo accettato, pur non condividendole, le giustificazioni fornite dal Campidoglio. Stavolta però siamo certi che il sindaco di tutti i Romani vorrà e saprà tenere fede all’impegno preso. Da parte nostra assicuriamo fin d’ora che il convegno si terrà comunque il 31 gennaio, se necessario sul piazzale del Campidoglio nel caso di contestazioni illiberali ed antidemocratiche poste in essere da gruppi organizzati che impediscano l’ingresso nella sede prevista».

Ciò che sembra paradossale in questa vicenda, al di là delle evidenti storture e contraddizioni, è che tali dichiarazioni d’intolleranza e pretese di dare lezioni morali sulla famiglia provengano dal presidente di un’associazione che porta il nome di Mario Mieli, uno dei fondatori del movimento omosessuale italiano, morto sucida all’età di trent’anni nel 1983, che in una delle sue opere principali Elementi di critica omosessuale esprimeva così il suo pensiero a proposito della sessualità infantile: «Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica».

È a loro che vogliamo lasciare l’unico diritto di parola sulla famiglia ? (Lupo Glori)

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