Si allarga l’omicidio di massa in Olanda

eutanasia

(di Tommaso Scandroglio) Edit Schippers e Ard van de Steur, rispettivamente ministri olandesi della Salute e della Giustizia, hanno inviato una missiva al Parlamento facendo sapere che hanno intenzione di redigere un nuovo disegno di legge sull’eutanasia che potrebbe vedere la luce entro la fine del 2017.

Questa pratica è già legale nei Paesi Bassi dal 2002 e permette di uccidere non solo pazienti terminali, ma anche chi è affetto da patologie che provocano «dolori insopportabili», persone disabili, malati con patologie neurodegenerative e bambini, come illustrato dal protocollo Groningen sull’eutanasia infantile. Tale ampliamento dei casi in cui è permessa l’eutanasia ha portato l’Olanda ai vertici mondiali degli omicidi in camice bianco contando nel 2015 ben 5.516 casi di eutanasia nel Paese – non sempre su soggetti consenzienti – cioè a dire il 3,9% di tutti i decessi a livello nazionale. Ora il duo Schippers- van de Steur ha pensato bene di includere tra le categorie desiderose di darsi la morte anche tutte quelle persone le quali sono arrivate alla conclusione che la propria vita è ormai terminata, che la propria esistenza non abbia più nulla da dire.

In primis gli anziani, ma non solo quelli. Nella lettera inviata al Parlamento infatti si può leggere che «le persone che credono, dopo una seria riflessione, di aver completato la propria vita dovrebbero potervi mettere fine, a rigide condizioni, nella maniera dignitosa che ritengono opportuna». Si aggiunge che la percezione di «aver completato la propria vita sia qualcosa che riguarda soprattutto gli anziani», ma non si indica – allo stato attuale – alcun limite di età. D’altronde apparirebbe scandalosamente discriminatorio permettere ad un ottantenne di uccidersi e non permetterlo alla persona che ha 79 anni. Chiunque, a ben vedere, al di là del fattore età potrebbe infatti ritenere conclusa la propria vita. In merito agli anziani, categoria privilegiata nell’accedere all’eutanasia, questi «non vedono più alcuna possibilità di dare un senso alla loro vita – prosegue la missiva – patiscono profondamente la perdita di indipendenza e rimangono isolati o da soli forse perché hanno perso la persona amata».

Dei “morti viventi”, secondo i due ministri, a cui si dovrebbe dare l’opportunità di attuare anche sul piano fisico quel senso di morte che già sperimentano a livello psicologico. Una sorta di processo perfettivo degli aneliti mortiferi di persone infelici. Il cupio dissolvi viene perciò elevato a categoria giuridica, ad istituto legale. In Olanda la proposta dei due ministri ha suscitato un gran polverone mediatico, soprattutto perché recentemente era stato costituito un comitato etico per studiare il caso di un figlio che aveva ucciso la madre 99enne stanca di vivere.

Il comitato aveva espresso parere negativo in merito alla liceità di quel gesto. Ma il polverone, se uno ha un minimo di onestà intellettuale, è ingiustificato. Infatti accettata la premessa fondamentale dell’eutanasia – è lecito uccidere una persona – è necessario, pena l’incoerenza, accettare anche le relative conclusioni. Ora, ad esempio, il criterio legale della sofferenza insopportabile del paziente che permette di ricorrere già oggi all’eutanasia è presente anche nella proposta dei due ministri. Infatti una persona anziana che ritiene la propria esistenza conclusa, ormai vuota di significato tanto che vuole morire ci sta dicendo che considera la vita insopportabile. Altrimenti vorrebbe continuare a vivere.

Ma anche nel caso in cui non si accettasse questa interpretazione estensiva dell’attuale disciplina legislativa, si dovrebbe comunque chinare il capo sia al principio di autodeterminazione sia a quello funzionalistico, entrambi alla base dell’attuale legge olandese sull’eutanasia. Il principio di autonomia infatti è quello che permette al malato terminale e a quello affetto da insopportabili dolori (che tra l’altro oggi sono debellabili con la medicina palliativa) di chiedere di essere uccisi.

Ora non si vede perché limitare la libertà del futuro de cuius solo a questi due casi. Sarebbe una compressione della sfera di autonomia del soggetto, questa sì, insopportabile. Se è Tizio a decidere quando la sua vita non è più degna di essere vissuta, starà a lui scegliere i criteri meglio rispondenti a tale valutazione, non alla legge con i suoi vincoli.

Porte aperte quindi ad ogni motivo per farla finita: un dissesto finanziario, una storia d’amore finita male, un dispiacere familiare, un insuccesso professionale o scolastico, etc. I casi sono pressoché infiniti e – a ben vedere – sono già tutti contenuti nella proposta dei ministri Schippers e van de Steur che vede nell’insoddisfazione esistenziale il motivo ultimo per chiudere per sempre gli occhi. Diciamo quindi che la loro proposta esplicita né più né meno la ratio della disciplina normativa olandese già vigente sull’eutanasia ed elimina quei divieti presenti in essa che appaiono ingiustificati perché contraddittori con la natura stessa della legge.

In secondo luogo, in merito al principio funzionalistico, già oggi la persona disabile, il malato di Alzheimer, etc. possono venire legalmente uccisi perché privi di quelle abilità proprie delle persone sane. E dunque, in modo analogo, perché vietare all’anziano, anch’esso invalido sotto molti punti di vista, di poter accedere all’eutanasia?

Infine è da notare che sia per la legge attualmente in vigore nei Paesi Bassi sull’eutanasia sia per il futuro disegno di legge, ciò che fa transitare l’uccisione di una persona dalla categoria penale dell’omicidio a quella legale di eutanasia, non è tanto il consenso della vittima, bensì il rispetto della forma legale attraverso cui si realizza l’assassinio. Sono i famigerati paletti, i criteri rigorosi che garantiscono l’immunità dalle barbarie. La morte procurata deve cioè avvenire dopo il consulto di un equipe di esperti, usando certi preparati, in luoghi precisamente indicati, evitando la clandestinità, etc.

È come per l’aborto sul suolo italico: ciò che è un delitto diventa un diritto per la mera osservanza di una procedura formale che fa apparire il tutto come pulito, tecnicamente sicuro e ordinato. Appunto legale. E dunque se un omicidio viene perpetrato con il consenso dello Stato – e magari senza consenso della vittima – non è più un reato, ma “diritto a morire con dignità”. (Tommaso Scandroglio)

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