Scandalo nella cattedrale di Cordoba

Battesimo-Umma(di Christian De Benedetto) Sabato 5 aprile la piccola Umma Azul ha ricevuto il sacramento del Battesimo presso la cattedrale di Cordoba in Argentina (http://video.corriere.it/argentina-battezzata-figlia-coppia-lesbica/e8264652-bdba-11e3-b2d0-9e36fa632dc6). Non si può che gioire per la rinascita in Cristo di Umma.

Grazie al sacramento del Battesimo, questa neonata, è redenta, liberata dal peccato originale, incorporata in Cristo, accolta nella Santa Chiesa, elevata alla dignità di figlia di Dio, inabitata dalla Santissima Trinità. La gioia per quest’anima segnata dal carattere battesimale non può che essere grande.

Tuttavia sorge più d’una perplessità quando si scoprono i particolari di questo insolito Battesimo, così pubblicizzato da aver scatenato una vivace polemica internazionale prima ancora d’essere celebrato. Umma, infatti, è il frutto di una fecondazione artificiale, figlia di una donna che risulta unita in “matrimonio” ad un’altra donna. Entrambe le donne si presentano come “madri” di Umma rivendicando la così detta omogenitorialità.

La piccola, secondo questa strana logica, avrebbe due “madri” e nessun padre, essendo il padre biologico ridotto ad un impersonale “fornitore di sperma”. Soledad Ortiz e Karina Villarroel, le “madri” di Umma, non solo hanno contratto, la prima coppia a Cordoba, «matrimonio igualitario (omosessuale)», istituto giuridico illegittimo perché contrario al diritto naturale recentemente introdotto nella legislazione argentina, ma pure manifestano pubblicamente la propria adesione alla “cultura gay” e il proprio orgoglio d’essere lesbiche rivendicando una nuova idea di genitorialità declinata in senso omosessuale.

Il battesimo della piccola Umma è stato così presentato, dalle due donne come dalla quasi totalità dei media, quale sorta di benedizione ecclesiale alle unioni gay. Le due donne hanno rilasciato ampie dichiarazioni in merito e la galassia gay non ha perso l’occasione per rilanciare strumentalmente la vicenda (si veda ad es. http://www.queerblog.it/post/130137/le-foto-del-battesimo-di-umma-azul-figlia-di-una-coppia-lesbica).

La scelta stessa della madrina è indicativa. Le due donne hanno voluto che, ad accompagnare Umma Azul al fonte battesimale, fosse Cristina Fernandez de Kirchner, ovvero proprio colei che, in qualità di presidente dell’Argentina, promulgò la legge istitutiva dei “matrimoni omosessuali”. La presidente Kirchner ha accettato e, pur non essendo fisicamente presente al Rito, ha svolto per procura la funzione liturgica assumendo titolo e oneri di madrina. È difficile credere che la scelta della cattedrale quale luogo e del Capo dello Stato quale madrina sia priva di finalità mediatiche e ideologico-propagandistiche. Ci si chiede perché le autorità ecclesiastiche abbiano permesso simile strumentalizzazione d’un sacramento. Sacramento amministrato con il dichiarato consenso, anche relativamente a luogo e modi, dell’arcivescovo monsignor Carlos Nanez.

L’arcidiocesi di Cordoba avrebbe potuto stabilire un luogo più appartato e modesto per la celebrazione del battesimo e imporre la massima discrezione, avrebbe potuto eccepire più d’una obbiezione circa la scelta della madrina, viste le oggettive e pubbliche posizioni assunte dalla Kirchner in aperto contrasto con la Dottrina cattolica. E, invece, nulla di tutto ciò! Ci si chiede, poi, perché l’arcidiocesi di Cordoba abbia accettato di riconoscere Umma come figlia delle due donne quando è figlia solo di una delle due e di un padre ignoto. Cosa rende “madre di Umma” la seconda donna? Forse il fatto d’essere unita alla madre della bimba in uno scandaloso vincolo “matrimoniale” omosessuale?

Aver riconosciuto a Soledad e Karina lo status di genitori, riconoscimento addirittura liturgico avendo svolto, le due donne, ciò che il Rito del Battesimo prevede per i genitori (papà e mamma), e averle persino definite “madri” (a parlare, per prima, di “madri” al plurale è stata Rosana Triunfetti responsabile del Servizio di Comunicazione pastorale dell’arcidiocesi di Cordoba) lascia perplessi costituendo un reale, se pur non esplicito, riconoscimento delle rivendicazioni gay alla omogenitorialità. A rendere ancora più problematica e preoccupante la vicenda ci hanno pensato don Javier Klajner, stretto collaboratore di Bergoglio a Buenos Aires, e padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà cattolica”, collegando la vicenda di Cordoba con il pontificato di Francesco.

Padre Spadaro, parlando ad un convegno promosso dalla rivista “Limes”, si è spinto a dire che: «se non ci fosse stato papa Francesco non sarebbe stato facile battezzare una bambina nata da una coppia lesbica». Il direttore de “La Civiltà cattolica” indica così nella vicenda di Cordoba, addirittura, un frutto del pontificato di Bergoglio. Fa rabbrividire notare come per così autorevole gesuita la vicenda di Umma non sollevi alcuna problematicità ed anzi si possa presentare il tutto tra i meriti di papa Francesco. Che poi per padre Spadaro Umma sia “nata da una coppia lesbica” e non, come invece è, da un uomo (irresponsabile) e una donna (“sposata” con un’altra donna) dice quanto l’ideologia omosessualista sia penetrata nel clero.

Abbiamo premesso la gioia per la grazia ricevuta nel Battesimo dalla piccola Umma, che certo non porta su di sé le colpe della madre lesbica e del padre “fornitore di sperma”, ma non possiamo fare finta che non si sia consumato uno scandalo oggettivo, che un Sacramento sia stato strumentalizzato per fini di propaganda immorale, che dentro la cattedrale di Cordoba si sia de facto celebrata la omogenitorialità, che l’autorità ecclesiastica si sia dimostrata connivente e, infine, che tutto ciò sia stato autorevolmente spiegato come frutto della nuova linea impressa alla Chiesa da papa Francesco.

Come la Chiesa insegna, per l’ammissione al sacramento del Battesimo è necessaria le fede. «Nel caso del battesimo degli infanti, la fede dei genitori e del padrino/madrina i quali si impegnano a educare cattolicamente il battezzato. Qualora non vi sia la fondata speranza di ciò, non è lecito battezzare quel bambino»(cfr. CIC, can. 868).

Ma se la fede è l’assenso soprannaturale col quale l’intelletto, sotto l’impero della volontà e l’influsso della grazia, aderisce con fermezza a tutte e singole le verità da Dio rivelate e come tali dalla Chiesa insegnate, come si può avere la fondata speranza che Umma sia educata nella fede cattolica quando la madre e l’altra donna pubblicamente professano idee radicalmente contrarie alla Dottrina cattolica in campo antropologico e morale? Considerato che il padrino e la madrina «devono essere credenti solidi, capaci e pronti a sostenere nel cammino della vita cristiana il neo-battezzato» (CCC, 1255), come può la signora Kirchner adempiere a tale “officium” ecclesiale (Sacrosanctum Concilium, 67) quando ella stessa  condivide i medesimi errori sposati dalle due donne e tali errori ha persino tradotto in leggi civili? Compito del padrino/madrina è «adoperarsi ugualmente che il battezzato conduca una vita cristiana conforme al battesimo ed adempia fedelmente agli obblighi ad esso inerenti» (CIC, can. 872);

come può la presidente Kirchner garantire ciò se, per prima, professa convinzioni ideologiche incompatibili con la Dottrina cattolica? Come è evidente, la madrina di Umma non è stata scelta per garantire l’educazione cattolica della piccola, piuttosto per sottolineare propagandisticamente l’ opzione per l’omogenitorialità compiuta dalle due donne e dalla Kirchner resa possibile per legge grazie al così detto “matrimonio omosessuale” introdotto nell’ordinamento argentino. Una funzione ecclesiale è stata, così, manifestamente pervertita, strumentalizzato, per fini contrari al bene, un sacramento, dato scandalo attraverso un atto liturgico e tutto con il tacito consenso delle autorità ecclesiastiche.

Considerato il rilievo mediatico accordato alla vicenda, per evidente iniziativa delle due donne e della rete omosessualista ma non senza responsabilità delle autorità ecclesiastiche e di personalità come p. Spadaro, lo scandalo è stato universale coinvolgendo, indirettamente, persino la figura del Romano Pontefice. Urge, pertanto, una parola di verità che ripari a simile scandalo e tale parola deve venire da Roma.  Confidiamo la Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti intervenga con autorità facendo chiarezza e ristabilendo la verità del Battesimo. (Christian De Benedetto)

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