Santa Rita da Cascia

santa Rita(di Cristina Siccardi) La più grande immagine cattolica del mondo è dedicata a santa Rita (1381-1457), la cui festa liturgica ricorre il 22 maggio, giorno nel quale a Cascia, come in tutti i santuari a lei intitolati, ci si immerge in un tripudio di rose benedette, per ricordare quella rosa che miracolosamente venne colta in inverno per desiderio della santa.

Una grande statua è stata inaugurata il 27 giugno 2010, nei pressi della città di Santa Cruz, nello Stato brasiliano del Rio Grande do Norte: 56 metri di altezza (solo uno in meno della statua della Libertà di New York), dieci anni di lavoro dall’inizio della progettazione e una spesa di circa 2 milioni e 400 mila euro, sostenuta dall’amministrazione comunale della stessa Santa Cruz, dallo Stato del Rio Grande do Norte e dalla capitale federale di Brasilia. Da un culto prevalentemente locale, durato circa duecento anni, si è passati ad una devozione mondiale per la «santa degli impossibili» (definizione che deriva dai miracoli impossibili avvenuti per sua intercessione).

La sua diffusione, oltre i confini dello Stato pontificio, è attestata a partire dal XVII secolo: testi agiografici in lingua spagnola provano l’esistenza di un culto ritiano nei Paesi sottomessi alla dominazione spagnola, nei quali l’ordine agostiniano godeva di un grande favore. Ex voto offerti dalle famiglie reali di Spagna e di Portogallo ne sono comprova, insieme alla fondazione in Brasile, nel 1725, di un’intera città dedicata alla taumaturga del Medioevo italiano.

«Esempio non superabile d’ogni virtù femminile», così sta scritto sull’epigrafe conservata nell’archivio comunale di Cascia e incisa sulla lapide marmorea della chiesa di Santa Rita in Cascia. Amata, pregata, invocata in ogni dove, ella è «popolare», cioè apprezzata dalla base dei credenti. Eppure la sua devozione non ha segni di cedimento, così come per sant’Antonio da Padova (1195-1231). Le madri ne parlano alle figlie, le nonne alle nipoti, di generazione in generazione. La sua conoscenza, dal suo dies natalis  in poi, ha continuato ad essere oggetto più di trasmissione orale che di approfondimento dotto, letterario e storico.

Venne beatificata nel 1627, sotto il pontificato di papa Urbano VIII (1568-1644), e canonizzata soltanto nel 1900 da Leone XIII (1810-1903). Fu soprattutto la beata e Badessa Madre Teresa Fasce (1881-1947) del Monastero di Santa Rita in Cascia a rendere nota nel mondo la vita e la santità della consorella agostiniana, esempio straordinario di figlia, sposa, madre, vedova, monaca. Modello cristiano e sublime di come si vive la Croce all’interno della famiglia, ella è l’unica mistica della storia che abbia avuto il privilegio di portare sulla fronte lo stigma di una spina della corona del Crocifisso, che la raggiunse dopo aver ascoltato una predica di san Giacomo della Marca (1393-1476).

I miracoli iniziarono subito per santa Rita, fin dal suo concepimento. Le prime fonti narrano di un sogno che la madre Amata Ferri fece, nel quale un angelo le annunciò la nascita di una bambina splendente come il sole, di nome Margherita; infatti, fino ad allora, non esisteva traccia, liturgica o anagrafica, del nome Rita. Amata e il padre Antonio Lotti ebbero Rita già in tarda età. Rita, dunque, fu annunciata dal Cielo come era accaduto per Giovanni Battista, che ella incontrerà in vita, insieme agli altri due santi a cui sarà particolarmente e familiarmente legata, san Nicola da Tolentino (1245-1305) e sant’Agostino (354-430).

Con sant’Agostino, Rita potrà affermare: «Fin dalla mia più tenera infanzia, io avevo succhiato col latte di mia madre il nome del mio Salvatore, Tuo Figlio; lo conservai nei recessi del mio cuore; e tutti coloro che si sono presentati a me senza quel Nome Divino, sebbene potesse essere elegante, ben scritto, ed anche pieno di verità, non mi portarono via» (Confessioni, I, IV). (Cristina Siccardi)

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