Rispolverato il femminismo per difendere l’agenda omosessista

Hillary Clinton(di Mauro Faverzani) È l’ora del femminismo. A qualsiasi latitudine. Sembrava lo si potesse finalmente archiviare, dopo i danni ideologici prodotti in pieno clima sessantottino. Invece no. E da ferro vecchio è divenuto il grimaldello di nuovo utile come passepartout, per cercare di introdurre ovunque l’ideologia gender in nome di pretesi, fittizi e surrettizi “diritti”.

Di femministe è zeppo il comitato elettorale di Hillary Clinton, aspirante candidata per i Democratici alla Presidenza degli Stati Uniti, in vista delle prossime elezioni 2016. Ha un bersaglio nel mirino: i cattolici ed i “loro” dogmi tradizionali, trattati come nemici giurati, attaccati apertamente dall’ex-first lady, che, tolta la maschera, ha affermato giovedì scorso al summit dell’Ong femminista Women in the World, a New York, che «bisogna cambiare» quelle «credenze religiose», che condannano i «diritti riproduttivi». Una dichiarazione da non sottovalutare, pronunciata da chi è oggi in corsa per la Casa Bianca.

«I diritti devono esistere nella pratica, non solamente sulla carta. Le leggi devono essere supportate da risorse adeguate e da una precisa volontà politica. È necessario modificare i codici culturali radicati in profondità, le convinzioni confessionali ed i pregiudizi strutturali», ha affermato tra gli applausi delle sue stagionate cheerleaders. Criticando poi ancora una volta, pesantemente, la sentenza della Corte Suprema, che ha permesso provvidenzialmente alla società Hobby Lobby di non finanziare la contraccezione per le sue dipendenti: secondo la Clinton, solo alle donne spetterebbe decidere se fare o meno ricorso a pillole abortive ed alla sterilizzazione, mentre i datori di lavoro, anche contro le proprie convinzioni morali, dovrebbero essere costretti per legge a pagare, oltre tutto di tasca propria, queste loro scelte.

Rincarando la dose, per esser certa che il messaggio giungesse forte e chiaro, l’ex-first lady ed ex-Segretario di Stato ha violentemente criticato l’obiezione di coscienza all’Obamacare, al finanziamento dei programmi di “pianificazione” familiare ed alle politiche gay friendly. Tutti ostacoli, che – a suo dire – il governo dovrebbe far cadere. Intendiamoci, nulla di realmente nuovo: la Clinton obbedisce semplicemente ai diktat dell’agenda omosessista, già espressi a chiare lettere nel 2012 dal Fnuap, Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, e ribaditi nel 2014 dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dei bambini. Sempre l’anno scorso, il presidente della National Organization for Women statunitense, Terry O’Neill, pubblicò un articolo perfettamente in linea con l’Hillary-pensiero, articolo in cui si definì l’aborto una «misura essenziale per prevenire lo strazio della mortalità infantile», dimostrando a quale livello di disumana mistificazione dei fatti possa giungere l’ipocrisia dell’antilingua.

Netto il giudizio espresso in merito dall’agenzia on line “Reinformation.tv”: «Con un programma così sfacciatamente ostile ai cattolici, Hillary Clinton dimostra che ormai i promotori della cultura della morte e dello smantellamento della legge naturale non si nascondono più. Dietro la promozione dell’aborto, c’è in realtà la volontà di distruggere la religione ed, in particolare, la sola religione rimasta fedele al rispetto integrale della morale naturale».

Dagli Stati Uniti in Europa, la musica non cambia: anche qui il femminismo oltranzista è tornato in auge. In Francia se la prende soprattutto con la questione del gender. Per tornare all’attacco con un vecchio “cavallo di battaglia”, l’idea cioè di stravolgere completamente le regole grammaticali ritenute troppo «sessiste», invocare le «regole di prossimità» e poter scrivere un giorno che «uomini e donne sono belle».

Il fatto che, in qualche modo, il maschile possa “imporsi” sul femminile proprio alle post-sessantottine non va giù. Così han deciso, questa volta, di promuovere addirittura una pubblica petizione, da inviare al ministro Najat Vallaud-Belkacem, sapendola particolarmente sensibile a queste tematiche. Al punto da erogare 25,6 milioni di euro alla Ligue de l’enseignement, associazione vicina alle sue posizioni. Il ministero per la Pubblica Istruzione ha pagato, senza fiatare. Scatenando le ire di molti, come l’Observatoire des programmes scolaires. C’è un però: osservando chi siano le sigle scese in campo per la singolare rivendicazione, si scopre anche con chiarezza quale sia la loro matrice politica, quella della sinistra radicale.

Il collettivo L’uguaglianza non è una strega!, che ha promosso l’iniziativa assieme alla Ligue, è legato a filo doppio col Pcf, Partito Comunista Francese, di cui fan parte Henriette Zoughebi, vicepresidente di lista nel consiglio regionale dell’Île-de-France; Carine Delahaie, militante Lgbt, candidata del Fronte di Sinistra alle ultime Dipartimentali; Marc Thiberville, vicepresidente del Pcf nel consiglio generale della Val di Marne; Sylvie Altman, sindaco di Villeneuve-Saint-Georges; Malka Marcovich, membro della giuria del premio Laicità Repubblica.

Contemporaneamente in Italia alquanto sospetto pare il recente varo delle Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo ed al cyberbullismo assieme ai corsi di formazione “ad hoc” per docenti, voluti dal Miur: il timore è che si cerchi di far rientrare dalla finestra ciò che fu buttato fuori dalla porta ovvero i libelli dal titolo Educare alla diversità?, ritirati dal Ministero a furor di popolo. Ma chi di progressismo ferisce, di progressismo perisce: così oggi il tanto sbandierato multiculturalismo della Sinistra italiana deve fare i conti con la chiara presa di posizione dell’agenzia on line “Civiltà islamica”, schieratasi con un articolo firmato da Abu Ismail Morselli dalla parte di un genitore oppostosi al Gioco del Rispetto, ritenuto troppo “gender friendly” ed improvvidamente introdotto nelle scuole materne comunali di Trieste, all’inizio quasi alla chetichella e senza informare adeguatamente circa i contenuti.

Solo la presa di posizione delle famiglie ha permesso di sviluppare in merito un vasto e vivace dibattito, che ha consentito di tramutare le perplessità in certezze, al punto da indurre una delle scuole municipali coinvolte ad uscire dal progetto ed a rinunciare alla sua applicazione. Questi elementi sono sufficienti, per dare l’idea di quanto massiccia, potente e ricca di mezzi e risorse sia l’offensiva sferrata dal fronte laicista al diritto naturale, calpestando i diritti veri ed infischiandosene di un sentire popolare su posizioni esattamente opposte. Ma ciò che qui si ricerca non è più nemmeno il consenso, bensì il silenzio, da ottenersi imbavagliando le bocche e, possibilmente, anche le coscienze. (Mauro Faverzani)

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