Quegli svarioni dei Francescani dissidenti che non conoscono S. Francesco

mediatrice-net(Mauro Faverzani) Grazie a Dio mediatrice.net non è il sito ufficiale dei Francescani dell’Immacolata, ma oggi la voce di coloro che si sono separati da padre Manelli. Le posizioni recentemente assunte sarebbero altrimenti davvero difficili da spiegare. Rappresenterebbero anzi l’unico, vero problema di un “giovane” Ordine religioso, per altri versi benemerito. “Dissidenti” esclusi. Gli stessi, che oggi sembrano voler sfruttare proprio Internet, per divulgare le proprie convinzioni progressiste. E gettare così finalmente la maschera. Rendendo subito evidente a tutti quanto, di fronte al “nuovo” che avanza, anzi che galoppa, vi sia già da rimpiangere l’antica guida. E da auspicare che torni in fretta.

Ai “frati-web” piace, infatti, strizzar l’occhio all’islam. Sino a sposare la causa di chi, ai limiti dell’abiura, sostenga di “essere musulmano in quanto cristiano”, un’acrobazia transconfessionale rispetto alla quale più semplice appare addirittura la quadratura del cerchio. Un’acrobazia però in perfetto stile modernista. Seguiamo il loro pensiero: “La conoscenza di una religione diversa, che tuttavia si riconduca alla fede nell’unico Dio –si legge sul loro sito- nel Dio che si manifestò ad Abramo, significa approfondire le ragioni della Rivelazione, che è tale per noi tutti”. Par che San Pio X 106 anni fa abbia parlato per loro: “Con qual diritto i modernisti negheranno la verità ad una esperienza affermata da un islamita? Con qual diritto rivendicheranno esperienze vere pei soli cattolici? Ed infatti i modernisti non negano, concedono anzi, altri velatamente altri apertissimamente, che tutte le religioni son vere”. Sia pure quelle ”degli idolatri”. Fa riflettere che questo brano sia stato tratto dall’enciclica Pascendi Dominici gregis, quella “sugli errori del modernismo”. Ove è possibile già trovare anche la risposta alle posizioni iperislamiche di mediatrice.net: “Assurdissimo è che cattolici e sacerdoti, i quali, come preferiamo credere, aborrono da tali enormità, si portino in fatto quasi le ammettessero. Giacché tali sono le lodi che tributano ai maestri di siffatti errori, tali gli onori che rendono loro pubblicamente, da dar agevolmente a supporre che essi non onorano già le persone, forse non prive di un qualche merito, ma piuttosto gli errori che quelle professano apertamente e cercano a tutt’uomo propagare”. Far queste obiezioni, secondo mediatrice.net, significherebbe esser “personaggi meschini”, fautori della “guerra di religione”. Si mettano il cuore in pace: è Magistero. Dicano apertamente se intendano contestare l’enciclica di un Pontefice, oltre tutto Santo. Che ha condannato chi tenti di conciliare Cristo Via, Verità e Vita col corano. Ed ha definito eretico il modernismo.

Un sito arabo ha annunciato l’esecuzione di Padre Dall’Oglio, avvenuta per mano di quegli stessi ambienti islamici, con cui egli ricercò fortissimamente il “dialogo”. Requiem. Mediatrice.net, poco prima della tragica notizia, propose tale sacerdote quale modello per tutti. Non mancando di far cenno alla sua giovanile militanza politica nelle fila della sinistra. Militanza da cui del tutto non seppe evidentemente staccarsi. Da qui forse la recente decisione di schierarsi con gli insorti contro Assad, da qui anche il tentativo –citato nell’articolo del sito- di coinvolgere “idealmente” un giovane europeo “nella lotta intrapresa dai Musulmani (scritto con la maiuscola, a differenza del termine “cristiano”-NdR). Sua fu inoltre la sortita del musulmano perché cristiano. Non resta che pregare per la sua anima. Evidenziando tuttavia il prevedibile ed assoluto fallimento –sui piani politico, umano e spirituale- della sua utopia interconfessionale, le cui conseguenze –in ambito dottrinale- sono quelle già evidenziate dalla Pascendi. Chi non condivida tale utopia non è pertanto un fautore dell’Olocausto, come provocatoriamente scritto da Mediatrice.net: i fatti hanno già tragicamente risposto a quest’assurdità. Chi l’ha scritta, ha potuto farlo solo grazie al sangue cattolico versato ininterrottamente per secoli, sin dai tempi delle Crociate, per mantenere l’Occidente cristiano e scampare alla ferocia musulmana.

Citare ancora una volta San Francesco d’Assisi come campione del dialogo con l’islam significa parlare a sproposito e dar sfoggio di ignoranza: egli volle sì incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil, ma col preciso intento di convertirlo all’unica, vera Fede: “Se tu, col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo –gli disse- io resterò molto volentieri con voi”. Non lo fece. Perciò San Francesco “ritornò nei Paesi cristiani”, come attesta San Bonaventura da Bagnoregio nella sua Leggenda Maggiore, dedicata al Santo. Il tanto decantato Poverello di Assisi non rimase a disquisire, a farsi incantare con vacue parole, tanto meno decise di combattere coi musulmani. Sarebbe ora che chi lo citi o addirittura decida di seguirne l’esempio e indossarne l’abito, si prendesse almeno la briga di leggerne la vita. Per intero

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