Qualche spunto di riflessione nel “femminicidio”

femminicidioHa suscitato molte polemiche il volantino affisso da don Piero Corsi in una chiesa a San Terenzo in provincia di La Spezia, in cui si accusava le donne di corresponsabilità nel cosiddetto femminicidio. Al di là del modo e delle modalità attraverso cui il sacerdote ha espresso tali concetti, che tuttavia non sembrano discostarsi dalla morale cattolica, l’episodio ha acceso i riflettori su di un tema, quello del femminicidio, molto attuale e su cui non sembrano esserci spazi per una seria ed onesta discussione: è possibile parlare di emergenza femminicidio in Italia? Vengono correttamente riportati dai principali organi di informazione i dati che farebbero pensare ad un clamorosa escalation della violenza maschile nei confronti delle donne, soprattutto nel nostro paese? I dati reali mostrano che l’Italia ha uno dei più bassi tassi di omicidi di donne in Europa; viceversa è il paese europeo con il massimo squilibrio di genere negli omicidi, essendo le vittime prevalentemente di sesso maschile (tra il 70 e l’80%).

Per alcuni anni fonti autorevoli quali il Consiglio d’Europa e Amnesty International hanno sostenuto che la violenza maschile sarebbe la prima causa di morte della popolazione femminile compresa tra i 16 e i 44 anni, tesi in base a cui attraverso la raccomandazione 1582 del Consiglio d’Europa sono stati erogati cospicui fondi al fine di contrastare tale presunta emergenza sociale; in realtà, i dati della banca mondiale mostrano che omicidio e violenza colpiscono solamente l’1% di tale popolazione.

In Italia, ogni anno, si verificano circa 160 omicidi di donne, di cui 100 attribuibili a violenza domestica, contro i 600 degli uomini e tenuto conto del fatto che muoiono circa 270.000 donne, gli omicidi costituiscono lo 0,06% delle cause di morte femminili. (Alfredo De Matteo)

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