Problemi di coscienza in Norvegia per le “nozze gay”

(di Tommaso Scandroglio) Il “matrimonio” gay in Norvegia è legale dal 2009. Di recente la Chiesa luterana ha aperto anche lei le porte alle “nozze” omosessuali, fermo restando la possibilità per ogni pastore di sollevare “obiezione di coscienza” e quindi di rifiutarsi di celebrare il rito.

A motivo di questa apertura e temendo di ricevere pressioni dal governo, il vescovo di Oslo Bernt Ivar Eidsvig ha dichiarato al sito Cns che la Chiesa cattolica norvegese ha chiesto alla Santa Sede il permesso di non celebrare più matrimoni in nome dello Stato. «È evidente che dobbiamo distinguere fra i matrimoni celebrati nella nostra Chiesa e gli altri – ha affermato Mons. Eidsvig –. I politici potrebbero diventare aggressivi contro le chiese che resistono ad officiare queste cerimonie, quindi la migliore opzione è smettere di celebrare matrimoni in nome dello Stato».

Il ragionamento del vescovo di Oslo è chiaro: celebrare matrimoni con effetti anche civili potrebbe in futuro esporre a pressioni i sacerdoti in merito alle “nozze” gay. Meglio allora troncare questa collaborazione. In merito poi alla decisione della Chiesa luterana, Mons. Eidsvig ha sottolineato che nonostante ci sia la volontà di «mantenere buone relazioni con la chiesa luterana, non capiamo la loro decisione e speriamo che ci ripensino».

Infine Eidsvig e altri leader protestanti hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui si afferma che il “matrimonio” omosessuale viola «non solo la visione cristiana del matrimonio, ma anche quella storica e universale». La preoccupazione di Mons. Eidsvig è la medesima che aveva espresso tempo fa l’arcivescovo scozzese Philip Tartaglia il quale, all’indomani del varo della legge sui “matrimoni” gay nel suo Paese, aveva rilasciato la seguente dichiarazione: «Non si può escludere l’eventualità che, in futuro, alcune persone avvieranno un’azione legale contro un prete cattolico o la stessa Chiesa, perché non saranno disposte a celebrare matrimoni gay».

In giro per il mondo ci sono già segnali che potrebbero far prevedere future pressioni dei governi sulle varie confessioni religiose al fine di obbligare i ministri di culto a celebrare le “nozze” gay. Nel 2013, poco dopo che il governo inglese aveva legittimato i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso, un suddito di Sua Maestà aveva citato in giudizio una parrocchia anglicana perché il parroco si era rifiutato di celebrare le “nozze” tra lui e il suo compagno.

Una causa simile è in corso negli States, dove un abitante di Coeur d’Alene, nell’Idaho, ha trascinato in giudizio i pastori Donald e Evelyn Knapp perché non vogliono aprire le porte della loro cappella nuziale ad una coppia omosessuale. I sacri e laicissimi principi della separazione tra Stato e Chiesa e della libertà individuale (tra cui quella religiosa) potrebbero sciogliersi come neve al sole dell’ideologia gender.

Il divieto di discriminazione potrebbe avere la meglio su principio di laicità dello stato. Anzi a ben vedere questo stesso principio usato mille volte per limitare la libertà della Chiesa cattolica, per costringerla a non esprimersi su questioni come l’aborto, l’eutanasia, la fecondazione artificiale, il divorzio, l’educazione nelle scuole, ora rivelerebbe il suo vero volto, il volto di uno stato statalista il quale non solo stringe all’angolo le confessioni religiose, rinchiudendo la pratica di fede nell’angusto perimetro della vita privata, ma facendo violenza alle stesse obbligandole ad importare riti e regole (in) civili. L’evoluzione del fenomeno “matrimonio” gay mette dunque in evidenza una dinamica classica di ogni ideologia fatta propria dal potere di una nazione: togliere spazio alla libertà religiosa e sostituire quello spazio mancante con buone dosi di pratiche contrarie alla fede e alla morale naturale.

La proposta di Mons. Eidsvig allora potrebbe essere non solo opzione obbligata ma addirittura scelta provvidenziale. Infatti ricorderebbe a tutti che l’unico matrimonio esistente per il battezzato è quello sacramentale, cioè celebrato in forma canonica, e che quello civile ha un’importanza secondaria; che gli effetti giuridici del matrimonio per i battezzati si generano dal matrimonio sacramentale e non viceversa; che è opportuno recidere alcuni cordoni ombelicali tra Chiesa e Stato quando attraverso essi il veleno di idee contro Dio e l’uomo può infettare tutta la vita della Chiesa e che lo Stato è a servizio delle vere esigenze dell’uomo e non delle sue perversioni.

Da ultimo la proposta del vescovo di Oslo implicitamente pone alla coscienza di tutti i credenti questa domanda: cosa hanno a che far i cattolici e la stessa Chiesa cattolica con questi Stati che varano leggi per sterminare i bambini nel ventre delle madri, per sopprimere i moribondi nei letti degli ospedali, per uccidere i matrimoni con il divorzio, per fabbricare esseri umani in provetta, per favorire la pornografia e la prostituzione, per esautorare i genitori dall’educazione dei propri figli e infine per “unire in matrimonio” due persone omosessuali? (Tommaso Scandroglio)

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